Governo. La stampa internazionale (e anche quella italiana) liquida l’accordo Lega-M5S e lancia l’allarme contro il populismo e la torsione neoautoritaria. Mattarella ne porta la responsabilità

Governo. La stampa internazionale (e anche quella italiana) liquida l’accordo Lega-M5S e lancia l’allarme contro il populismo e la torsione neoautoritaria. Mattarella ne porta la responsabilità

Durissima la reazione della stampa internazionale (e perfino dei principali commentatori e analisti della stampa italiana) dopo che il Presidente della Repubblica Mattarella ha affidato l’incarico di primo ministro al professor Giuseppe Conte. Si sottolinea in particolare che egli guiderà, nei fatti, una coalizione “populista” (l’aggettivo ricorre spesso nei titoli e negli articoli) costituita da Lega e Movimento Cinque Stelle. Non solo. Molta stampa liberal denuncia anche l’entusiasmo che è stato espresso da due campioni dell’ultradestra internazionale, l’americano Steve Bannon e la francese Marine Le Pen, che hanno praticamente tenuto a battesimo il “primo paese a guida populista tra i fondatori dell’Unione europea”. C’è da chiedersi se quanto emerge dalla percezione della stampa internazionale sia stato tenuto in debito conto dal presidente Mattarella (e qui parliamo di conseguenze politiche in Europa, non solo di effetti economici) e se l’incarico affidato al professor Conte per la formazione del governo giallo-verde non sia stato, in realtà, una vera e propria sconfitta della Presidenza della Repubblica, della sua funzione di garante della Costituzione e dell’unità nazionale, e delle sue stesse prerogative. Perché delle due l’una: o l’opinione pubblica internazionale legge con occhiali deformanti la realtà italiana, e si potrebbe magari dire senza rispetto per l’autonomia del voto popolare, oppure la percezione che essa ha avuto dall’andamento delle consultazioni, dalla scrittura del contratto per finire all’incarico, è un allarme forte e significativo sul quale il Colle avrebbe dovuto riflettere.

Se New York Times e Paìs hanno ragione nel lanciare l’allarme…

Ad esempio, se ha ragione il New York Times, che titola “I populisti d’Italia hanno via libera al governo, per una nuova minaccia all’Europa”, e se ha ragione Le Monde che titola “Coalizione populista in Italia, nuova crisi nell’Europa del Sud”, e definisce la coalizione perfino “improbabile”, solo per citare due dei quotidiani più letti al mondo, possibile che tale riflessione non sia giunta anche nelle sedi ovattate del Quirinale, dove pure, immaginiamo, la stampa estera viene letta, analizzata, scrutata? Ancora. Possibile che al Quirinale non abbiano letto i diversi articoli che il quotidiano spagnolo El Paìs ha dedicato all’Italia nell’ultima settimana, sostenendo che proprio per prevenire possibili conflitti nel governo “è stato creato un Comitato di conciliazione, parallelo al Consiglio dei ministri che darà soluzione al delicato equilibrio delle forze. Si tratta di uno schema politico insolito”. Ciò che davvero, in qualche modo, spaventa la stampa internazionale è proprio il fatto che nonostante avvertimenti e allarmi, nonostante il rischio per l’intera Europa di una coalizione benedetta da gentaglia della pessima tradizione di ultradestra, il Quirinale ha comunque ceduto a un’alchimia di due forze la cui coalizione non è stata legittimata dal voto popolare (molti quotidiani, soprattutto tedeschi, ad esempio, fanno presente l’enorme differenza tra il Contratto Lega-M5S e il programma di governo della Grosse Koalition, che aveva due punti fermi e forti dal punto di vista della legittimazione democratica, Angela Merkel e Martin Schulz, e la tradizione politica non populista di provenienza di CDU e SPD). In Europa, la provenienza di forze e movimenti politici da tradizioni democratiche, evidentemente, è molto più avvertita positivamente che da noi qui in Italia. È quello il discrimine che si legge su tutte le testate del mondo, ed è da lì che discende l’allarme per “la nuova minaccia per l’Europa”. Possibile che Mattarella non ha messo in conto che la sua legittimazione a quel contratto di governo tra Lega e Cinquestelle avrebbe allarmato tutte le cancellerie europee per una diffusione su larga scala europea di formazioni sovraniste e anti-europeiste? Altrimenti, dovremmo pensare, con tutto il rispetto, che egli si è piegato ad un gioco pericoloso e allarmante messo in atto da Salvini e Di Maio, divenuto via via una vera e propria farsa, se non un dramma a tinte fosche, mettendo in difficoltà l’istituzione stessa e le prerogative della Presidenza della Repubblica, che avrebbe dovuto e potuto percorrere altre strade, difficili certo ma non impossibili.

L’impressione è che Mattarella abbia inferto una ferita profonda al sistema istituzionale

Si ha l’impressione che invece con la decisione di ieri, il Presidente Mattarella abbia inferto una ferita profonda al sistema istituzionale. Alcuni commentatori a sinistra fanno rilevare che se non avesse dato l’incarico al professor Conte, si sarebbe verificato un vero e proprio “golpe”. Non è così, perché tutta questa farsa nasce dall’accettazione di elementi di incostituzionalità chiarissime (come affermano illustri costituzionalisti come Zagrebelsky ad esempio) contenuti proprio nel “Contratto” siglato tra Di Maio e Salvini, e di elementi programmatici che finiranno per spaccare il Paese, tra chi ha e chi non ha con la flat tax, oppure tra garantiti e sfruttati nel lavoro con il ripristino dei voucher, tra chi sta fuori e chi dentro le carceri (l’elenco è lunghissimo). Mattarella non è riuscito a fermare la deriva pericolosamente neofascista contenuta a chiare lettere nel contratto nemmeno con il professor Conte, che abbastanza scandalosamente, e nonostante abbia riscritto e condiviso il testo del suo primo discorso con il Colle, ha ribadito che osserverà quanto previsto dal Contratto stesso. E siamo punto e a capo.

New York Times: “nuove energie agli impulsi nazionalisti”

Torniamo alla illustrazione di quanto segnala la stampa estera. Il New York Times scrive: “i partiti populisti che hanno vinto le elezioni in Italia due mesi fa demonizzando l’establishment politico, l’Unione Europea e i migranti illegali, spesso con termini molto volgari, hanno avuto via libera mercoledì per formare un governo, cristallizzando alcune delle paure più grandi dei leader europei. La rapida ascesa dei populisti in Italia – luogo di nascita del Fascismo, membro dei paesi fondatori dell’Unione Europea e quarta economia più grande del continente – ha mandato in frantumi il sistema decennale dei vecchi partiti. E ha dato nuove energie agli impulsi nazionalisti strattonando il Continente e ha portato al centro la minaccia più grave alla coesione dell’Unione Europea pervenuta da paesi periferici come Ungheria e Polonia”. Certo, si potrebbe dire che il quotidiano di New York non è la Bibbia, ma certo è estremamente autorevole, e molto letto in Italia, anche al Quirinale.

Il britannico Guardian: “Conte ben distante dal complesso e ingarbugliato mondo della politica italiana”

Il Guardian britannico aggiunge un po’ di pepe sul presidente incaricato Conte, il quale “si può rispettare negli ambienti legali ed accademici ma è ben distante dal complesso e ingarbugliato mondo della politica italiana”. Infatti, aggiunge il Guardian, il professor Conte è stato oggetto di molte accuse, dalla vicenda curriculum gonfiato e forse perfino bugiardo, al sostegno a Stamina, “screditata terapia sulle cellule staminali inventata da Davide Vannoni, ex professore caduto in disgrazia”. E infine la nota di colore che non guasta mai. Scrive il Guardian: “appassionato tifoso della Roma, si dice che Conte sia profondamente spirituale e devoto a padre Pio” (cosa possa interessare ai lettori inglesi questa caratteristica ce lo chiediamo con qualche sorriso malizioso).

Il giudizio più duro da Le Monde: “Una nuova crisi si apre nel sud dell’Unione, potenzialmente ben più grave di quella della Grecia”

Le parole più dure però arrivano dal quotidiano Le Monde (parole che non si possono sottovalutare). Il prestigioso quotidiano parigino scrive che “il contratto di governo è in totale rottura con la storia della democrazia italiana; un governo la cui composizione appare molto problematica; i partner europei che vivono in una profonda incertezza, soprattutto nell’ambito dell’eurogruppo; il paesaggio romano all’indomani dell’incarico a Giuseppe Conte, era, occorre dirlo, dei più inquietanti”. E anche Le Monde abbatte la propaganda grillina sull’analogia tra il contratto italiano e quello tedesco. “Contrariamente a quanto grida Luigi Di Maio”, scrive infatti Le Monde, “il Contratto per un governo di cambiamento non ha nulla della precisione né della coerenza del contratto di coalizione stipulato tra CDU e Spd. Gli elettori italiani che si attendevano un progetto coerente e articolato sono rimasti delusi”. E prosegue con l’abbattimento di alcuni dei punti chiave del contratto, alimentando la percezione dei lettori di lingua francese che in fondo quel contratto non sia altro che una “farsesca” millanteria per accedere ai posti di governo. Insomma, conclude Le Monde: “non si comprende in che modo l’Italia, terza economia dell’eurozona, possa applicare un tale programma senza violare il Patto di stabilità e di crescita europea. L’inquietudine si esercita soprattutto sul debito pubblico italiano, il più elevato della Ue, dopo la Grecia”. E dunque, ecco l’allarme lanciato da Oltralpe: “Una nuova crisi si apre nel sud dell’Unione, potenzialmente ben più grave di quella della Grecia”.

Abbiamo qui presentato solo alcune testimonianze della percezione internazionale del futuro governo giallo-verde, che confermano timori, preoccupazioni, allarmi, soprattutto sulla tenuta democratica dell’Europa intera. E però torniamo all’interrogativo di partenza: come è stato possibile che ovunque in Europa, e non solo, si è giunti a bocciare quel patto tra Lega e Movimento 5 Stelle, mentre al Quirinale si è invece deciso di fare il contrario? Certo è che, se è vero che il nuovo governo potrebbe essere una sorta di patologia pericolosa che potrebbe perfino infettare l’intero continente, Mattarella non potrà non assumere su di se la responsabilità storica di aver ceduto a questa scelta.

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