Mattarella perde la pazienza, chiede un “governo nella pienezza delle sue funzioni”, elenca le emergenze. Continua il gioco tattico di Salvini, Di Maio e Berlusconi. Nel Pd, Renzi vuole rinviare l’Assemblea nazionale

Mattarella perde la pazienza, chiede un “governo nella pienezza delle sue funzioni”, elenca le emergenze. Continua il gioco tattico di Salvini, Di Maio e Berlusconi. Nel Pd, Renzi vuole rinviare l’Assemblea nazionale

Al termine di altri due giorni faticosi e inutili di consultazioni con le forze politiche, Sergio Mattarella è intervenuto brevemente al Quirinale. Di fatto, ha preso atto che non c’è stato “alcun progresso nel confronto tra i partiti”, e ha concesso loro qualche altro giorno, forse fino a mercoledì per cercare tra loro una maggioranza per formare un governo “nella pienezza delle sue funzioni”, ha specificato il Presidente per ben due volte. “Dall’andamento delle consultazioni emerge con evidenza – ha affermato il Presidente della Repubblica – che il confronto tra i partiti politici per dar vita in Parlamento ad una maggioranza che sostenga un Governo non ha fatto progressi”. Mattarella ha sottolineato la difficoltà del momento e l’urgenza: “Ho fatto presente alle forze politiche la necessità per il paese di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni – ha spiegato -. Le attese dei cittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze imminenti nell’Unione europea, l’acuirsi di tensioni internazionali in aree non lontane dall’Italia richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente il processo per arrivare ad un governo nella pienezza delle sue funzioni”. Mattarella quindi ha concluso: “Attenderò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò in quale modo procedere per uscire dallo stallo”. L’imbarazzo, e forse anche un tantino di delusione, si leggeva in maniera abbastanza evidente sul volto di Mattarella, che forse aveva sentito crescere negli ultimi giorni la concretezza del “contratto” tra M5S e Lega, e che invece è saltato dopo l’incontro col centrodestra e soprattutto dopo lo show di Silvio Berlusconi, che si è preso letteralmente il centro della scena politica, scatenando il nuovo distanziamento tra Salvini, Di Maio e Forza Italia. Che succede ora? L’incertezza della fase è del tutto evidente, soprattutto perché le soluzioni possibili all’orizzonte si contano davvero sulle dita di una mano. Tuttavia, fa fede quel richiamo duplice di Mattarella al governo nella “pienezza delle sue funzioni”, che smonta intanto il ricorso a un “esploratore”, evocato da qualche editorialista, e probabilmente allontana anche la formula del cosiddetto “governo del presidente”. Mattarella vuole e cerca un governo tutto politico, che vada in Parlamento a cercarsi una maggioranza solida, sui punti sostanziali e le urgenze che egli stesso ha reso noti. Insomma, ha rigettato la palla nella parte del campo dove le forze politiche dovranno necessariamente trovare spiragli di dialogo e di accordo, senza indugi e senza ulteriori tatticismi. Ma, sic stantibus rebus, lo scoglio pare proprio insormontabile.

Salvini al Tg1: “governo che rispecchia il voto degli italiani: il centrodestra e i 5 stelle”, ma Berlusconi torna a bruciare la prospettiva

Non è un caso che intervenendo al Tg1 dopo le parole di Mattarella, nella Lega si sia fatta strada la convinzione che occorra iniziare da capo. Un preincarico a Giorgetti, è stato chieso a Salvini? Il quale ha replicato: “Chiedere a qualcuno di andare a cercare voti che non ci sono mi sembra inutile. Aspettiamo le scelte del Presidente della Repubblica, ma la caccia al tesoro le faccio con i miei bimbi per divertirmi, il Parlamento e il governo sono cose piu’ serie”. Inoltre, ha specificato Salvini, “appoggiamo un governo che rispetta quello che gli italiani ci hanno chiesto di fare. I governi ‘tutti insieme’ per tirare a campare e occuparsi solo di legge elettorale li facciano senza la Lega”, per bloccare anche il tentativo di un governo di emergenza nazionale. Infine, “la via maestra” da seguire, conferma, “resta sempre quella di un governo che rispecchia il voto degli italiani: il centrodestra e i 5 stelle”. Ovvero, insiste su quel patto che già Berlusconi aveva bruciato nella serata di giovedì al Quirinale, e che continua a bruciare anche di venerdì: “Mi auguro che prevalga il buon senso e si arrivi ad un governo di qualità con il centrodestra e parlamentari di buon senso. È inaccettabile che in politica che qualcuno mi dica cosa debbo fare”, ha detto il leader Fi Silvio Berlusconi a Termoli nella prima tappa del tour molisano per sostenere la candidatura del candidato del centrodestra per le elezioni regionali del 22 aprile. Come si vede, Berlusconi continua a parlare di centrodestra, buon senso, e parlamentari “responsabili”, ritenendo l’accordo con i pentastellati assolutamente indigeribile. Salvini potrebbe tentare una mossa del cavallo, dopo aver detto esplicitamente che il candidato premier sarà scelto dalla Lega? Una mossa che avrebbe lo scopo di portare Berlusconi sullo sfondo, e di siglare l’accordo con Di Maio? Difficile, ma non impossibile. Bisognerà vedere, a quel punto, come e se il vertice politico del M5S considererà l’accordo con Forza Italia. Insomma, un vero, enorme e dannoso pasticcio, dal quale sarà molto difficile trarre un “governo nella pienezza delle sue funzioni”. A meno che Mattarella non dedica di sfidare le forze politiche facendo comunque giurare un governo per poi rinviarlo alle Camere per la fiducia. Il Presidente della Repubblica sa bene che la maggioranza dei parlamentari non avrebbe alcuna intenzione di tornare ad elezioni a distanza di pochi mesi, e dunque potrebbe fare affidamento sul presunto “senso di responsabilità” di un centinaio di parlamentari.

Le paure dei 5Stelle: e se il controdestra dovesse tirare fuori dal cilindro un Patto del Nazareno, col Pd?

Il timore più grande è quello di restare fuori dai giochi. In altre parole, che il centrodestra tiri fuori dal cilindro un nome in grado di convincere i dem a mettere in piedi un governissimo. “Ma in tal caso, si fanno male da soli”. Ieri Luigi Di Maio, dopo le consultazioni, ha riunito i direttivi M5S di Camera e Senato. Insieme si è ragionato della situazione, mettendo sul tavolo tutti gli scenari possibili, compresei quelli, gettonatissimi, del pre incarico e del mandato esplorativo. “Può accadere di tutto – ha riconosciuto Di Maio tracciando tutte le ipotesi in campo – ma io resto ottimista, anche perché il Quirinale continua a vedere in noi una forza politica affidabile e lineare”. E gli 11 milioni di voti messi insieme il 4 marzo non possono essere ignorati, è la convinzione del capo politico del Movimento. Che ai suoi ha raccontato di essere stato convinto, fino a sei ore prima dell’avvio del secondo giro di consultazioni, di un passo indietro di Silvio Berlusconi. Ora per uscire dall’impasse, si è detto convinto Di Maio, servirà tempo. E se davvero il Movimento dovesse restare col cerino in mano, sarà opposizione durissima. Con il numero dei parlamentari pressoché triplicati e le conseguenti nomine alle presidenze delle commissioni, la strada per un governissimo diventerebbe davvero tutta in salita. “Potremmo rendergli la vita impossibile in maniera chirurgica”, ha osservato Vito Crimi mentre Di Maio annuiva.

Nel Pd, intanto, Martina incontra Renzi, che propone uno slittamento dell’Assemble del 21 aprile

Incontro chiarificatore tra Matteo Renzi e Maurizio Martina in vista delle trattative sul governo e dell’assemblea nazionale dem del prossimo 21 Aprile. Il segretario reggente e l’ex segretario del PD si sono incontrati stamattina a Roma. Un lungo faccia a faccia che arriva dopo giorni di tensione in casa dem e in particolare dopo la riunione dei renziani della scorsa settimana. A quanto si è appreso si è alla ricerca di una intesa sullo svolgimento dell’assemblea che dovrebbe confermare Maurizio Martina segretario fino al prossimo congresso. I renziani, però, avrebbero proposto alle altre correnti del partito di rinviare l’assemblea del 21 nella quale il Pd dovrebbe decidere se eleggere lì un nuovo segretario o andare a congresso. La richiesta sarebbe motivata dalla necessità di non aprire la partita interna mentre sono in corso le consultazioni, a maggior ragione se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovesse conferire un incarico. Al momento le altre aree del partito starebbero riflettendo sull’opportunità di rinviare o di confermare la data del 21. In serata, Martina rivela: “Ho chiesto al presidente Matteo Orfini di posticipare l’assemblea nazionale prevista per il 21 aprile, stante la nuova fase istituzionale determinata dall’incapacità delle forze che hanno prevalso il 4 marzo di dare al Paese una concreta ipotesi di governo”. “A questo punto – continua il reggente – il Pd deve continuare a concentrare unitariamente tutte le proprie energie su questa situazione, nell’interesse generale del Paese, seguendo l’impegnativo lavoro del presidente Mattarella”

Anche in casa Pd, insomma, non si è insensibili a quanto sta accadendo nel centrodestra, col ritorno sulla scena da protagonista di Silvio Berlusconi. La sua è solo una strizzatina d’occhio al Pd oppure è qualcosa di più, un nuovo Nazareno, e Salvini lo sa e vorrebbe farlo saltare? Tattiche, retroscena, scambi più da Prima Repubblica democristiana, che da Terza Repubblica della quale Di Maio si fece vanto il 5 marzo.

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