Dibattito politico immerso in giornate caotiche, prima delle consultazioni al Colle. Si voterà per le comunali il 10 giugno, e in Friuli il 29 aprile

Dibattito politico immerso in giornate caotiche, prima delle consultazioni al Colle. Si voterà per le comunali il 10 giugno, e in Friuli il 29 aprile

In giornate molto caotiche e convulse sul piano della formazione del nuovo governo, qualche certezza emerge: la data del voto delle prossime amministrative, fissata per domenica 10 giugno 2018. L’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci avrà luogo domenica 24 giugno. Sono 594 i comuni delle regioni a statuto ordinario interessati dalle elezioni amministrative 2018 nella data del 10 giugno per l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali, nonché per l’elezione dei consigli circoscrizionali. Le consultazioni amministrative 2018 riguardano in tutto 797 comuni italiani, dei quali 203 nelle regioni a statuto speciale. Il voto in Sicilia è fissato nella stessa data del 10 giugno, mentre in Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige gli elettori interessati andranno al voto rispettivamente il 29 aprile, il 20 maggio e il 27 maggio 2018. Sul totale dei comuni se ne contano 114 con più di 15.000 abitanti e 683 con meno; 21 i capoluoghi di provincia. I consigli circoscrizionali interessati sono il III e l’VIII Municipio di Roma Capitale.

Nel frattempo continuano le schermaglie tra le forze politiche e parlamentari, secondo un copione che sembra scritto, francamente, da un folle, in vista della settimana dedicata dal Colle alle prime consultazioni. Continua il braccio di ferro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini: il capo politico del M5s rivendica per se l’incarico a formare un governo, mettendo sul piatto i voti al M5s contro quelli della Lega, il segretario leghista gli risponde ricordando che il centrodestra è la prima coalizione. Nessuno si sposta dalle rispettive trincee, dunque, almeno nelle dichiarazioni che precedono il probabile faccia a faccia prima delle consultazioni, presumibilmente alla ripresa dei lavori martedì. Il giorno perfetto, visto che il calendario delle consultazioni ufficializzato dal Quirinale parte da mercoledì, per concludersi il giorno dopo. Ma intanto l’accordo tra M5s e centrodestra tiene anche sulle vicepresidenze alla Camera: i due blocchi fanno incetta di questori e segretari, e gli unici ‘travasi’ di voti si registrano sui questori di Montecitorio. Quarantasette voti in più per Riccardo Fraccaro rispetto ai numeri dell’M5s alla Camera, rispettivamente una trentina e una cinquantina in meno per il forzista Fontana e l’esponente di FdI Cirielli. In questo modo sarà Fraccaro il questore anziano. E visto che il Pd ha tenuto compatto sui suoi candidati, gioco forza i voti in più per il pentastellato sono arrivati dal centrodestra. Segno di una trattativa che prosegue, e che appunto potrebbe vedere un punto di svolta nel faccia a faccia tra i leader.

Il Quirinale ha reso noto il calendario delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Gli incontri partiranno mercoledì prossimo alle 10.30, quando al Colle salirà la seconda carica dello Stato. Un’ora dopo toccherà al presidente della Camera, Roberto Fico. Quindi, alle 12.30, a Giorgio Napolitano, in qualità di presidente della Repubblica emerito. Nel pomeriggio di mercoledì inizieranno le consultazioni con i gruppi parlamentari. Si comincerà dai gruppi che hanno meno deputati o senatori. Alle 16 toccherà al gruppo ‘Per le Autonomie’ (Svp-Patt, Uv) del Senato; alle 16.45 il gruppo Misto del Senato; alle 17.30 il gruppo Misto della Camera. Poi, alle 18.30, toccherà a Fratelli d’Italia, ultimo gruppo a incontrare Mattarella nella giornata di mercoledì. Il giorno dopo sarà il big-day: alle 10 salirà al Quirinale la delegazione del Partito democratico, seguita, un’ora dopo, da quella di Forza Italia. Alle 12 toccherà alla Lega, mentre alle 16.30 chiuderà il Movimento 5 Stelle. In attesa delle tanto auspicate ‘convergenze parallele’ tra le due forze politiche uscite vincitrici dalle urne, una cosa è certa: Silvio Berlusconi non intende fare il comprimario di nessuno. Quindi non solo ha affidato un messaggio ben preciso al Movimento Cinque Stelle e cioè che la trattativa sul governo deve passare anche per il leader di Forza Italia, ma salirà lui stesso al Colle come rappresentante del suo partito. Non ci sarà invece Beppe Grillo: la delegazione dei 5Stelle sarà guidata da Luigi Di Maio, capo politico e candidato premier del movimento. Per quanto riguarda il Pd, a confrontarsi con Mattarella saranno i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Prevista la presenza anche del segretario reggente Maurizio Martina. Al termine dei colloqui, giovedì sera, Mattarella potrebbe tenere un breve discorso. Oppure, più probabilmente, prendersi qualche ora di riflessione e parlare il giorno successivo.

All’interno del Partito democratico si registrano invece differenze di posizione in una vera e propria guerra scatenata da Franceschini o Orlando contro Renzi e i renziani, sull’atteggiamento da tenere in questo momento, soprattutto nei confronti del governo prossimo e del Movimento 5Stelle. Il neocapogruppo al Senato, Marcucci, renziano di ferro, ribadisce “Il Pd non sosterrà mai nessun governo del M5S, nessun governo Lega-Cinque Stelle – scrive su Facebook -. La linea che porteremo la prossima settimana al Colle è quella votata praticamente all’unanimità in direzione: il Pd in questa legislatura starà all’opposizione. Se qualche dirigente vuol cambiare posizione, lo dica chiaramente”.  E conclude: “Non vedo l’ora che giuri un governo Di Maio-Salvini. Loro hanno il diritto dovere di governare, noi non gli faremo sconti”. L’astro nascente del Pd 4.0, Carlo Calenda, lancia il suo personale messaggio: “Matteo Renzi – scrive su twitter – ha fatto errori ma come presidente del Consiglio ha fatto più di chiunque altro nella seconda Repubblica e soprattutto ha affrontato le sfide a viso aperto. Se torniamo alle correnti che si fanno la guerra sottobanco e lavorano per il M5S – afferma ancora – consegniamo il paese ai populisti per sempre”. Sul dibattito infine giunge la pietra tombale da parte del capogruppo alla Camera, Graziano Delrio: “Non si è aperta nessuna discussione sulla linea da tenere. Si è aperta una discussione su come bisogna svolgere questo ruolo. È una discussione legittima e la faremo dopo le consultazioni”. Delrio poi ribadisce la propria indisponibilità a diventare segretario del Pd: “Si è tenuto un consiglio di famiglia – dice – che è d’accordo con me. Non sono la persona giusta e la mia disponibilità non c’è”. Insomma, sembra di capire che per ora la linea dettata da Matteo Renzi la notte stessa del 4 marzo, sull’onda della bruciante sconfitta, regga. Fino a prova contraria.

Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha chiesto ai giudici la riabilitazione, come consente il codice penale dopo tre anni dall’esecuzione della pena. Lo riporta il “Corriere della Sera”, in un articolo in cui si spiega che l’istanza – relativa al processo per frode fiscale per i diritti tv Mediaset – è stata depositata in Cancelleria a Milano il 12 marzo. Se accolta, Berlusconi potrebbe ricandidarsi ad eventuali elezioni visto che con la riabilitazione decadrebbero gli effetti della legge Severino, che all’articolo 15 sancisce l’incandidabilità al Parlamento per i sei anni successivi ad una condanna definitiva. Contro questo divieto Berlusconi ha comunque fatto anche ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo, dove la sentenza è attesa non prima del prossimo autunno. L’istanza di riabilitazione, in vece – spiega il Corriere – a Milano viene di solito esaminata e ‘chiusa’ nel giro di un paio di mesi.

Share