Taranto. Dilaga il fenomeno dello sfruttamento di manodopera nei call center, dopo la scoperta del salario da 92 euro al mese. Slc Cgil in Prefettura

Taranto. Dilaga il fenomeno dello sfruttamento di manodopera nei call center, dopo la scoperta del salario da 92 euro al mese. Slc Cgil in Prefettura

Il fenomeno dello sfruttamento della manodopera nel settore dei call center “non è più un caso isolato e per questa ragione abbiamo chiesto la massima attenzione da parte degli organi di Governo attraverso l’intermediazione della Prefettura di Taranto”. Lo afferma il segretario generale della Cgil d Taranto, Paolo Peluso. Le denunce del Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil fanno emergere “una dinamica dilagante di contratti anomali, rapporti di lavoro in nero e finte retribuzioni sulla carta”. Il caso più eclatante è quello relativo alla paga di 0,33 centesimi all’ora “la moneta con cui si paga uno schiavo non un lavoratore”, sottolinea. Con i vertici della Prefettura di Taranto questa mattina i rappresentanti della Cgil hanno esaminato le dinamiche di questo fenomeno. Per il sindacato non ci si può più limitare alla denuncia.

“Non possiamo correre ai ripari tutte le volte che solo grazie al coraggio di alcuni lavoratori veniamo a conoscenza di questi soprusi – dice ancora Peluso – abbiamo bisogno di studiare insieme agli organi preposti al controllo e alla tutela della legge, percorsi che consentano di estirpare il male alla radice. Il riferimento è dunque non solo all’attività più nota ma all’alveo fittissimo delle attività rese in ‘sub appalto’. Condizioni di esternalizzazione che per la Cgil “riguardano molti altri settori come quello dell’edilizia, delle pulizie civili o dell’agricoltura, su cui da tempo è intervenuto un Protocollo di Legalità formalizzato proprio nelle scorse settimane nella sede della Prefettura di Taranto”.

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