Week end di festa per la sinistra: 158 assemblee e oltre 42mila partecipanti, per l’elezione di 1500 delegati per l’evento del 3 dicembre. Renzi e Berlusconi si schivano, e puntano a costruire due nemici: sinistra e Cgil da una parte, M5S dall’altra

Week end di festa per la sinistra: 158 assemblee e oltre 42mila partecipanti, per l’elezione di 1500 delegati per l’evento del 3 dicembre. Renzi e Berlusconi si schivano, e puntano a costruire due nemici: sinistra e Cgil da una parte, M5S dall’altra

Si è appena concluso “uno straordinario week end di partecipazione democratica e discussione politica”, con 158 assemblee svolte in tutta Italia che hanno visto la partecipazione di oltre 42.000 persone. Durante le assemblee sono stati eletti i 1500 delegati che saranno a Roma il 3 dicembre al Pala Atlantico a Roma. Lo scrive in una nota il comitato organizzatore dell’assemblea nazionale del 3 dicembre, ”Per una nuova proposta”. Nei dibattiti è emersa “la domanda di un radicale cambiamento rispetto alle politiche degli ultimi anni a partire da una nuova centralità del lavoro, della scuola, della sanità e dei diritti”. Dalle assemblee “è emersa con forza la richiesta al presidente del Senato Pietro Grasso di essere protagonista nel percorso che si avvierà il 3 dicembre”.

Roberto Speranza, coordinatore di Mdp: “bella giornata di festa, oggi”

“Oggi è una bella giornata di festa. Da tutte le province arriva tanta partecipazione, nuove idee e voglia di ricominciare a fare politica. Il 3 dicembre costruiremo un’alternativa alle scelte sbagliate degli ultimi anni. Cambieremo l’agenda del Paese rimettendo al centro la lotta contro le diseguaglianze”, ha detto il coordinatore nazionale di Articolo Uno-Mdp Roberto Speranza, a margine dell’assemblea provinciale di Potenza in vista del 3 dicembre.

Fratoianni, segretario nazionale Sinistra Italiana: “curioso che oggi il Pd gridi all’allarme sulle destre, dopo 4 anni di politiche di destra”

“La polemica del Pd è un disco rotto. Consiglio al Pd di evitare di ripetere l’errore della Sicilia. Hanno passato un mese intero, talmente preoccupati della destra, da fare campagna elettorale contro la sinistra”, il segretario di sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha risposto così ai giornalisti che a Bari gli hanno chiesto di commentare le affermazioni del Pd che fa appello all’unità per non lasciare spazio alla destra e ai Cinquestelle, poiché divisi si perde. “Si occupassero – ha proseguito Fratoianni – di raccontare al Paese la verità: in quattro anni in cui hanno governato con le destre nelle loro varie configurazioni, dopo aver fatto politiche che avevano il segno culturale e sociale della destra italiana, oggi gridare all’allarme sulle destre è francamente curioso”. “Per quanto mi riguarda – ha concluso – non c’è mai stata una questione attorno al tema della leadership, il problema non è Renzi ma sono le politiche”.

L’intervento della viceministra Bellanova alla Leopolda, uno schiaffo alla memoria di Di Vittorio, Lama e Trentin, e un pugno alla sinistra. La costruzione del nuovo nemico

Contemporaneamente alle assemblee che in ogni parte d’Italia hanno arricchito il dibattito politico della sinistra, con migliaia di partecipanti veri, alla giornata conclusiva della Leopolda renziana si è esibita la viceministra Teresa Bellanova, un passato nella Cgil e nei Ds, e oggi affiliata tra i pasdaran di Renzi. Il suo è stato un intervento che ha preso di mira proprio la sinistra, costruendolo come nemico di classe, come se il Pd al governo avesse operato per gli interessi del movimento operaio. Insomma, un intervento che ha sollevato l’ovazione dei renziani, ma che indigna l’intelligenza della sinistra. “L’Italia – ha sostenuto Bellanova – era stata consegnata ai tecnocrati e noi abbiamo ripreso in mano il Paese con il coraggio di fare scelte concrete”. Concludendo il suo intervento, la viceministra Bellanova è riuscita a infiammare la platea della Leopolda quando ha invitato i ‘paladini’ della presunta ‘vera’ sinistra rispetto al Pd a rileggere i padri del riformismo italiano (insomma, ha voluto trasformarsi in maestrina che dà lezioni indebite): “A chi vuole mettere il cappello sulla sinistra, io dico: leggete Di Vittorio, leggete Lama, leggete Trentin! Noi abbiamo avuto il coraggio di stare dalla parte degli ultimi con le riforme come quella contro il caporalato. La legge contro il caporalato l’abbiamo fatta noi”. Naturalmente, si è ben guardata dal dire a quella platea osannante che quella legge è frutto di decine, centinaia di campagne sindacali della Cgil a tutela dei braccianti e contro i caporali. Quanto poi alla memoria dei grandi leader della Cgil, nessuno, crediamo, ha il diritto di metterci il cappello, neppure Teresa Bellanova, soprattutto perché in queste mutate condizioni storiche nessuno può immaginare il tipo di riflessioni che avrebbero fatto. Ma tant’è. Non ancora soddisfatta, la Bellanova ha voluto bacchettare il nuovo nemico dei renziani, la sinistra e la Cgil accomunate, con queste parole: “chi dice che si è di sinistra se si toglie l’articolo 18, io dico: guardate le statistiche”. Prima di lasciare il palco tra gli applausi, Teresa Bellanova si è rivolta a Renzi con un appello: “Tieni insieme la nostra comunità nella continuità”. Lo farà, ne stia certa, il Pd è ormai preda dei grandi e moderni pensatori della nuova destra, del XXI secolo.

Renzi chiude la Leopolda mostrando un tono bonapartista: “la sinistra cambia nemici ogni anno. Saremo il primo gruppo parlamentare”

Dal canto suo, Matteo Renzi ha chiuso la tre giorni della Leopolda a Firenze guardando già alla campagna elettorale. certo, “brucia” ancora la debacle al referendum costituzionale del 4 dicembre dell’anno scorso, è stato “un fallimento e una sconfitta” ma “lo rifarei” perché era nell’interesse del Paese. Tuttavia, il tono del suo discorso resta ancorato a una sorta di bonapartismo da XXI secolo, per non scomodare personalità autoritarie del XX. Il Pd c’è, “nonostante un anno difficile” e “tutto quello che ci hanno fatto nell’ultimo anno siamo ancora qui e siamo più forti” dice il segretario. Sulle fake news nessuna “nuova legge” e nessuna “censura”, assicura Renzi ma “ogni 15 giorni il Pd presenterà un rapporto su tutte le schifezze che troviamo in Rete” e il candidato alla premiership per il Movimento cinque stelle Luigi Di Maio che invoca la vigilanza dell’Osce per garantire la regolarità del voto “dovrebbe fare una telefonata anche alla Casaleggio” visto che “i suoi amici continuano a postare schifezze”. “Noi non siamo interessati a chiudere nulla, a fare leggi o a censurare, ma tutto questo deve servire a educare per essere responsabili”, precisa Renzi. Ora però, invoca, “mettiamoci nella modalità campagna elettorale” e “smettiamola di litigare da mattina a sera”, “dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo”. “Basta litigare e basta con il congresso permanente” dice Renzi, alzando la voce tra gli applausi del popolo della Leopolda. La coalizione? Renzi non nomina mai i big di Mdp, si limita a osservare con una battuta che “la sinistra cambia nemici ogni anno, io sono fuori categoria ma noi non abbiamo nemici”. Chissà perché però a proposito di nemici, Renzi cita esplicitamente la sinistra e non Berlusconi. Lo si scoprirà seguendo il discorso del cavaliere di Arcore, quasi contemporaneo al suo. E, prosegue Renzi, dopo le elezioni il primo gruppo parlamentare sarà quello del Pd, per il resto “ci sarà un grande testa a testa tra Di Maio e Berlusconi per chi arriverà secondo e terzo alle prossime elezioni”. In vista della campagna elettorale Renzi rilancia su tre punti: “gli 80 euro non vanno aboliti ma vanno estesi alle famiglie che hanno figli”, una legge per rendere il servizio civile obbligatorio e l’obiettivo di creare “un altro milione di posti di lavoro”.

Contemporaneamente, Silvio Berlusconi parla per 80 minuti di tutto e di più, ma, guarda caso, non cita mai Renzi e sceglie come nemico da battere il solo M5S

Silvio Berlusconi ‘snobba’ Matteo Renzi. Il presidente di Forza Italia parla per 80 minuti a braccio, intervistato da Alessandro Sallusti, nell’evento che chiude la tre giorni di IdeeItalia, organizzata dal partito a Milano. L’ex Cav attacca apertamente il Movimento 5 Stelle e il loro candidato premier, ma non cita mai il segretario del Partito democratico.  C’è un accenno alla Leopolda, ma Renzi non viene nominato. “Ho l’abitudine alle interrogazioni dei pm”, dice scherzando, e svela: “oggi non trovo più nessuno che mi guarda male e in un sondaggio fatto da noi il 28 per cento delle persone di sinistra pensa che Berlusconi potrebbe essere una buona guida per il paese”.  Parla di una sinistra che “oggi non è più alternativa, non solo per le loro liti interne ma per i programmi: è tanto tempo che non sento parlare di un qualche programma positivo per il futuro”. C’è spazio anche per una battuta su Romano Prodi: “Se in Paradiso è ascoltato, spero continui a pregare per me, ma spero che sulle cose di questa terra non ci metta più mano, perché ci ha sempre rovinato, come successo nel passaggio cambio dalla lira all’euro”, ha concluso Berlusconi.

Questi sono gli eventi politici di questo week end. Una sola annotazione: arrivederci a domenica prossima, all’Atlantico Live di Roma, dove 1500 delegati daranno vita, insieme a tanti dirigenti e militanti, alla nuova lista di sinistra unitaria, cercata e cocciutamente voluta da Sinistra Italiana, Mdp, e Possibile. Un’identità, che a differenza di Renzi e Berlusconi, e di qualche illustre editorialista di Repubblica, che cita a sproposito Eugenio Montale, non si costruisce a causa dei barbari alle porte, ma perché ciò che sappiamo è proprio ciò che eravamo, che siamo e che vogliamo essere, per parafrasare il grande poeta genovese, la sinistra.

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