Proposta choc di Alfano: Olimpiadi a Palermo e Sicilia zona franca. Delirio di onnipotenza. Articolo1 e Sinistra italiana ribadiscono: discontinuità rispetto ai governi nazionale e regionale. No al patto Pd-Ap benedetto da Leoluca Orlando

Proposta choc di Alfano: Olimpiadi a Palermo e Sicilia zona franca. Delirio di onnipotenza. Articolo1 e Sinistra italiana ribadiscono: discontinuità rispetto ai governi nazionale e regionale. No al patto Pd-Ap benedetto da Leoluca Orlando

La Sicilia ombelico del mondo. L’Italia non basta più. Al ministro degli Esteri, Angelino Alfano, leader di un partito, Ap, diviso a metà tanto che per contare i voti ci vuole una lente di ingrandimento, qualche tempo fa preso a schiaffi da Renzi Matteo, le elezioni nella Regione sono come la manna piovuta dal cielo. Lancia i suoi proclami, evidentemente preso dall’entusiasmo per la retromarcia del segretario del Pd che ora lo vuole ad ogni costo fra i protagonisti di una ibrida alleanza alla siciliana, ci scusino gli abitanti dell’Isola, ma chi tiene le mani in pasta nella regione più che un papocchio non è capace di individuare, che serve solo a spartire potere, magari con qualche cattivo odore di mafia che nel sottobosco della politica se la ride e se la gode. La vicenda siciliana getta un’ombra scura sulla politica italiana, sugli accordi di potere, sulla spartizione dei voti ancor prima delle elezioni. Articolo1-Mdp e Sinistra italiana non stanno al gioco, fanno saltare un “accordo truffa”, padrino Leoluca Orlando, che avrebbe ripercussioni pesanti sulle istituzioni locali e nazionali.

La legge elettorale non c’è ancora ma gli alfaniani scalpitano per un pugno di parlamentari

La legge elettorale non c’è ancora ma l’Angelino ha già fatto i conti e per tener buoni i suoi che scalpitano per tornare alla casa madre, quella di Berlusconi, annuncia che insieme al “patto per la Sicilia” cui hanno lavorato uomini di fiducia di Matteo Renzi, gli alfaniani e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando c’è anche quello per le elezioni politiche e che un gruppetto di “soci” di Ap prenderà posto anche negli scranni di Palazzo Madama. A soccorrere l’Alfano, ex democristiani, arriva Riccardo Nencini, ex craxiano, segretario di un pezzo di ex Psi: “Finalmente – dice – si profila in Sicilia un quadro politico interessante. La ritrovata unità del centro sinistra ci consente di presentarci agli elettori con un progetto credibile su cui costruire il governo dei prossimi anni. Sinistra riformista, cattolici democratici e civici assieme. La Sicilia può così diventare un formidabile laboratorio nazionale, un baluardo contro il populismo più becero”.

Un siluro lanciato dal ministro degli Esteri contro lo Ius soli

Ed ecco Alfano, preso dall’entusiasmo per il pacchetto di parlamentari garantitogli dal Pd, lancia il “suo” programma per la Sicilia. Il pulpito da cui parla è quello di Comunione e Liberazione, il meeting di Rimini, diventato una sorta di Parlamento. Le spara grosse, guarda al mondo, l’Isola, l’Italia, pinzillacchere direbbe Totò. Già che c’è lancia un avvertimento al Pd in stile, meglio non dire, come talora si usa in Sicilia. Manda a dire a Renzi e a Gentiloni: “Noi abbiamo già votato sì allo Ius soli alla Camera, non abbiamo una obiezione di merito se non alcuni emendamenti molto importanti che presenteremo. Chiediamo sempre una valutazione di opportunità, le cose giuste fatte al momento sbagliato rischiano di diventare sbagliate”. Chi vuole intendere intenda, un siluro lanciato contro lo ius soli già sbiadito alla Camera  di cui   deve essere valutata la “opportunità” di andare al voto al Senato. Renzi, in cuor suo aveva già valutato questa “opportunità”. Prendere tempo ed arrivare a fine legislatura, lasciando per strada lo ius soli per riparlarne dopo le elezioni. Ma Alfano gioca tutte le sue carte, guarda al mondo, l’Isola per lui è un orizzonte troppo ristretto. È o non è il ministro degli esteri? Allora tira fuori l’asso dal mazzo. Annuncia: “Abbiamo un lavoro in corso sul programma con alcuni obiettivi molto forti che vorremmo presentare nei prossimi giorni, a cominciare da una zona franca fiscale per la Sicilia e una candidatura dell’Isola alle Olimpiadi”. Passi per la “zona franca”, forse c’è già, basta chiedere a qualche mafioso o a qualche amico dei mafiosi. Arriverebbero “turisti fiscali” da ogni dove. Di coglionate, ci scusi il ministro, è pieno il mondo. Ma le Olimpiadi a Palermo è troppo, una offesa all’intelligenza umana. Saltato il Ponte che tanto piaceva a Renzi Matteo che già aveva preso contatti con un costruttore suo amico, Alfano lancia le Olimpiadi. Poi interviene sul “piano delle coalizioni”, fa il politico puro, quello dei retroscena che tanto piacciono agli scriba. “Sul piano delle coalizioni – dice – sembra sempre più emergere a destra una prevalenza di veti più che dei voti di Salvini e Meloni e questo  è oggettivamente un problema per i moderati. Se anche in Sicilia, che  è una classica terra di moderati, comandano gli estremisti, diventa tutto più complicato”.

Fuori misura l’intervento del sindaco di Palermo in nome di un civismo che non c’è

In questa situazione sempre più fuori misura appare l’intervento del sindaco Leoluca Orlando che rivolge un appello a Mdp e Sinistra italiana perché facciano l’accordo con il Pd per una coalizione larga, compresa ovviamente Ap, il perno di tutta l’operazione trasformista. Non comprendiamo a quale titolo Orlando  sia diventato il deus ex machina di questa operazione. Ci figuriamo cosa accadrebbe se un sindaco di sinistra, o un presidente di Regione di sinistra, si mettesse ad organizzare coalizioni. Sorvoliamo. La “coalizione larga” Pd con Ap ha anche individuato nel rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari, il possibile candidato a governatore. Forte e chiara, si diceva una volta la posizione di Roberto Speranza coordinatore di Articolo1-Mdp: “Noi continuiamo a lavorare sempre e dappertutto per ricostruire il centrosinistra. È evidente – afferma  – che chi invece fa di Alfano il perno di un nuovo progetto politico sta scegliendo di seppellire il centrosinistra”. Una replica, questa, al responsabile Enti Locali del Pd Matteo Ricci che malgrado l’evidenza dei fatti parla di “coalizione larga e col civismo (si intende Leoluca Orlando, ndr) contro il populismo e una destra a evidente guida estremista. La Sicilia – dice – di tutto ha bisogno fuorché di essere consegnata ai populisti a causa di divisioni incomprensibili”. Ma di incomprensibile c’è ben poco. Mdp e Sinistra italiana è da tempo che sono contrari alla presenza del partito di Alfano in una coalizione allargata perché, è scritto in documenti ufficiali che Leoluca Orlando fra l’altro conosce, non segnerebbe “la discontinuità richiesta più volte rispetto ai governi nazionale e regionale”.

Se tramonta l’ipotesi del “campo largo” la responsabilità è del Pd

Se dovesse tramontare l’ipotesi del “campo largo” dicono Mdp e Si, “la responsabilità sarebbe del Pd perché avrebbe utilizzato la partita delle regionali in Sicilia per chiudere il patto col partito di Alfano sulla legge elettorale per le politiche”. Ribadisce Angelo Capodicasa, deputato siciliano, membro del coordinamento di Mdp ed ex presidente della Regione: “Il rapporto a due Pd-Ap è stato raccontato come una sorta di baratto tra la vicenda siciliana e le scelte politiche elettorali nazionali. E questo non va bene, perché di mezzo ci sono gli interessi della Sicilia, non le sorti personali di ognuno di noi”.  ”Non abbiamo nulla di personale nei confronti di Alfano, abbiamo solo sollevato un problema politico di coerenza progettuale. Lo abbiamo già detto in passato – afferma – la figura del rettore Micari ci va bene, è un nome che può essere condiviso, purché sia coerente con un progetto politico di discontinuità e di cambiamento, fatto di civismo e di centrosinistra. Una discontinuità che i siciliani oggi chiedono con forza. I nostri elettori si aspettano una svolta e non possiamo deluderli”. Ancora non è ufficializzata la candidatura di Micari, proposta dal sindaco di Palermo, che già Pd e centristi pensano ad un’altra soluzione. Candidatura che, si dice negli ambienti del Pd, “non riscalda i nostri cuori”. Il segretario siciliano del Pd, Fausto Raciti “mantiene i colloqui con chi dovrebbe far parte del campo largo” ma è un proforma. Le decisioni si prendono a Roma, al Nazareno se possibile dove già si discute delle possibili alternative, sempre in accordo con Ap, il gruppetto di Alfano. Questo è il punto. Non a caso proprio due giorni fa il vicesegretario del Pd, Martina, anche ministro, aveva parlato di una alleanza di centro sinistra di cui facessero parte Pd, riformisti moderati, intendendo gli alfaniani, sinistra dei diritti, intendendo Pisapia e altre forze, Articolo 1. Il “campo largo siciliano” sarebbe, insomma, un esperimento da trasferire in campo nazionale. Articolo1-Mdp, dalla Sicilia, ha ribadito che “non ci sta a fare da Cenerentola”.

La replica di Paolo Cento, reponsabile enti locali di Sinistra italiana, al Pd. Un documento di Campo progressista di Palermo, forse scritto prima delle ultime vicende

Risponde al Pd Ricci, Paolo Cento responsabile nazionale enti locali di Sinistra italiana. “Altro che centrosinistra –  prosegue il responsabile enti locali di SI – questo è il modello a perdere che rischia davvero di consegnare l’isola ai populisti e alla destra. La sinistra siciliana – conclude Cento – è al lavoro per dare forza alla voglia di cambiamento con una propria proposta autonoma”. Dice la sua anche Campo progressista  di Palermo con un invito all’unità della sinistra in vista delle elezioni regionali in Sicilia. Confessiamo di non capire il senso del documento in cui si parla di tutto, in particolare del lavoro che stanno facendo le “ Officine delle idee” con l’obiettivo di “far dialogare in un campo libero e inclusivo tutti i soggetti della Sinistra del nostro Paese. E’ un progetto che vuole rivoluzionare la politica per cambiarla nel profondo. Una sfida complessa e appassionante, lontana da logiche partitiche orientate al mero consenso elettorale”. Il documento prosegue senza fare neppure un cenno a quanto sta avvenendo nell’isola, al patto Pd-Alleanza popolare. Forse è stato scritto prima degli ultimi avvenimenti. E’ da sperare.

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