“Delusione”, commentano a Bruxelles la risposta del governo alla Commissione europea. Solo generici impegni sui conti pubblici. Padoan teme il commissariamento. Gentiloni a difesa di Matteo Trump

“Delusione”, commentano a Bruxelles la risposta del governo alla Commissione europea. Solo generici impegni sui conti pubblici. Padoan teme il commissariamento. Gentiloni a difesa di Matteo Trump

“Delusione”: è questa la parola che circola a Bruxelles rispetto ai contenuti della lettera inviata a tempo quasi scaduto dal governo, leggi ministero dell’Economia, alla Commissione europea in risposta alla richiesta di una correzione al bilancio da 3,4 miliardi, “dettagliata” avevano puntualizzato più volte Juncker e Moscovici. Niente di tutto questo, nessun “dettaglio”, nessun impegno. E’ passata la linea Renzi, risposta nei tempi richiesti da Bruxelles, dichiarazione solenne del rispetto delle regole da parte dell’Italia, che sempre le ha osservate mentre altri non lo hanno fatto. Nel merito? Tutto vago, nessun impegno concreto, solo enunciazioni, così come Renzi Matteo ha fatto nei tre anni del suo governo e promesse mai mantenute. Si parla di riduzione del deficit, di tagli di spesa, lotta all’evasione, aumento delle entrate. Dal Tesoro neppure viene accennato che l’intervento da definire in primavera corrisponderà allo 0,2% del Pil, cioè 3,4 miliardi. Per la Commissione, dicono a Bruxelles, si tratta di una risposta inaccettabile che metterebbe in grande difficoltà il presidente Juncker,  già messo sotto pressione dalle forze europee  di centrodestra, dai Popolari, dai governi del Nord. Già gli viene rimproverato il fatto di aver concesso per due anni la “flessibilità” di bilancio, più che a qualsiasi altro paese. “Ridicolo” dice Renzi Matteo, subito applaudito dai suoi, che “tutta questa polemica nei confronti di chi come noi ha rispettato le regole riguarda uno 0,2%”.

Negli ultimi due anni ci sono stati concessi 19 miliardi di flessibilità

Ma dimentica che negli ultimi due anni ci sono stati concessi 19 miliardi di flessibilità e altri 7 sono previsti per il 2017. Il problema è come sono stati utilizzati. Sono serviti per mance, mancette, patti con le Regioni, i Comuni, tutto in chiave elettorale, uno sperpero di denaro pubblico. Il problema, di cui paiono accorgersi anche “economisti” o meglio cronisti renziani, mascherati da economisti, riguarda il deficit strutturale, il disavanzo in proporzione al reddito nazionale. Se nel 2017 sarà previsto al 2% del Pil per l’Italia non ci sarà alcuna sanzione, se invece sarà sopra l’asticella, scatterà la procedura di infrazione. Stando alle stime del Fondo monetario internazionale, della stessa Bce, di altri organismi internazionali, sarà difficile rimanere sotto l’asticella. Le stime sul futuro della nostra economia, l’occupazione in testa, non lasciano spazio ad ottimismi. Eurostat ci colloca nei bassifondi della classifica europea per quanto riguarda la crescita. Il 13 febbraio dovrebbe arrivare il giudizio visto che l’esecutivo di Bruxelles deve pubblicare le prossime previsioni economiche e dunque anche la stima. La risposta data dal ministero dell’economia, fra l’altro, manca di chiarezza, non è solo vaga. A Bruxelles si fa notare che alcune entrate previste possono durare solo per un anno, non si possono definire “strutturali”, altre sono solo indicazioni. La cosa che più imbarazza i tecnici della Ue riguarda le date.

L’incertezza sulla situazione politica. I timori di Bruxelles, elezioni sì elezioni no

C’è incertezza sulla situazione politica, si vota a giugno, non si vota, cade il governo, non cade, arriva fino a conclusione della legislatura oppure no. Il rischio, fanno notare a Bruxelles, è che su alcune misure si impegna un Parlamento che forse non ci sarà più. Oppure vengano scaricate su un governo che verrà. Quale? Nessuno può saperlo. Se le misure  vengono inserite nel  Def, il Documento di economia e finanza da presentare in aprile, vuol dire che la discussione potrebbe essere inserita nella normale programmazione di bilancio. Ma potrebbe accadere che il Parlamento venga sciolto causa elezioni.

Un bel ginepraio. Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Gentiloni ha detto che l’Italia “ha scelto da sempre di rispettare le regole”, non è dentro la procedura di deficit eccessivo come accade “a un grandissimo numero di paesi europei”. “Siamo convinti che gli sforzi negli anni, da ultimo anche con la lettera inviata ieri, siano in linea con una situazione con cui l’Italia rispetta la regole, ma senza prendere decisioni che possano avere effetti depressivi sulla nostra economia”. Un ottimismo che non ha ragione di essere, visti i fatti. Sempre Gentiloni che ha optato per una risposta generica alla Commissione, così come voleva Renzi, dovrà provare a convincere il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, con il quale si incontrerà a Malta, dove si riuniscono i capi di Stato e di governo della Ue, un vertice “informale” per discutere di immigrazione. Sarà l’occasione per un incontro non formale ma pur sempre importante. Difesa del documento inviato a Bruxelles da parte del ministro Padoan che nell’Aula di Palazzo Madama, contrariamente a quanto ieri annunciato, ha deciso di intervenire nel merito della lettera. Ha ribadito che il nostro paese non adotterà “nessuna manovra estemporanea perché ridurrà il debito con una strategia che protegge la crescita”, precisa poi gli impegni presi.

Padoan: la procedura di infrazione sarebbe estremamente allarmante

Si tratta, per Padoan, “di misure bilanciate di aggiustamento e anche di sostegno: una riduzione necessaria dell’indebitamento netto strutturale rispetto al valore tendenziale di 0,2 punti percentuali del Pil”, proprio quanto chiede la Ue. “D’altra parte – ci tiene a dirlo – andare allo scontro con Bruxelles”, quello cui punta Renzi, ad uso elettorale,  non è una strada auspicabile: “L’ipotesi di una procedura d’infrazione sarebbe estremamente allarmante e comporterebbe una riduzione di sovranità nella politica economica. All’orizzonte si aprirebbe una stagione di rialzo dello spread con costi ben più superiori per la finanza pubblica del Paese a seguito del probabile aumento dei tassi di interesse”. Di fatto tenta di abbozzare una vera manovra a correzione del Def. Quanto al menu dei provvedimenti, il governo ribadisce che un quarto delle risorse arriverà da “tagli alla spesa selettivi”, tre quarti da maggiori entrate, in gran parte legate alla lotta all’evasione fiscale (da questa voce si attende 1 miliardo). “Sono esclusi interventi su Iva e agevolazioni fiscali e estensioni a questi fini di ulteriori round di voluntary disclosure”, la sanatoria per il rientro dei capitali all’estero. Aumenti per benzina, sigarette, alocolici. Nell’alternanza di tagli e sostegni, Padoan (che rifiuta “la descrizione della politica di governo di questi anni come politica dei bonus”) conferma che l’esecutivo di Gentiloni “intende stanziare una cifra superiore a un miliardo di euro, per affrontare le conseguenze dell’ultima scossa di terremoto e in generale dell’attività sismica di questi tragici mesi, per sostenere le popolazioni vittime del sisma e per far fronte all’emergenza”. Padoan ha lasciato intendere che si tratta di una correzione della manovra, così come richiesto dalla Commissione. Tesi dura da accettare da parte di Gentiloni perché significa una bocciatura del Def predisposta  dal governo Renzi, proprio mentre il premier attuale continua ad elogiare le politiche del giovanotto di Rignano, ora di Pontassieve. Sembra di essere ora a metà strada. Una manovra bis potrebbe essere molto indigesta per chi punta ad elezioni a giugno. Sempre lui, Matteo Trump.

Share

Leave a Reply