Scacchetti, Cgil: “la disoccupazione giovanile vera emergenza sociale”

Scacchetti, Cgil: “la disoccupazione giovanile vera emergenza sociale”

“La disoccupazione giovanile al 40% è la vera emergenza sociale del nostro Paese. Nessun commento ottimistico può accompagnare i dati sugli occupati e sui disoccupati di dicembre 2016 diffusi oggi dall’Istat”. Così la segretaria confederale della CGIL Tania Scacchetti. “Incrementi di qualche migliaio di occupati a mesi alterni – sottolinea Scacchetti – che si distribuiscono volta per volta tra giovani, donne e over 50, rendono drammaticamente evidente che il nostro mercato del lavoro è fermo”. “La riduzione degli sgravi e delle decontribuzioni a pioggia – aggiunge la segretaria della CGIL – sta facendo, mese per mese, calare le attivazioni di nuovi contratti a tutele crescenti. Queste restano positive, ma in forte diminuzione rispetto all’esplosione del 2015. Inoltre, più del 75% delle nuove attivazioni è a tempo determinato, segno che anche quando si creano nuovi posti di lavoro questi sono fragili ed incerti”.

“Questa situazione – prosegue Scacchetti – non può essere affrontata solo sollecitando politiche a favore della occupabilità. Serve, come la CGIL propone da mesi, un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, anche con creazione diretta di posti di lavoro. Sono necessarie – aggiunge – scelte di politica industriale, e occorre valorizzare il ruolo della contrattazione per affrontare una fase ancora critica della nostra economia. Fase che, con la riduzione degli ammortizzatori sociali, nei prossimi mesi porterà ad un incremento dei licenziamenti nelle realtà produttive più deboli”. “Insieme a Confindustria – ricorda la segretaria confederale – lo scorso settembre abbiamo sottoscritto un avviso comune su questi temi, ora sarebbe utile che il Governo attivasse un’interlocuzione per affrontare i tanti problemi in campo”.

“I dati di oggi – conclude Scacchetti – rafforzano le ragioni della campagna a favore della Carta dei diritti e dei referendum che la sostengono. Quella dell’indebolimento dei diritti e della spinta verso forme di lavoro sempre meno tutelate è una strada che si è dimostrata fallimentare. Ripartire dal lavoro e dal lavoro di qualità è l’unica via per invertire una tendenza negativa e consentire crescita e sviluppo”.

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