Io mi vergogno politicamente di lei, signor ministro degli esteri Alfano. Not in my name: non mi rappresenta

Io mi vergogno politicamente di lei, signor ministro degli esteri Alfano. Not in my name: non mi rappresenta

Io mi vergogno, politicamente, del ministro degli esteri che rappresenta il mio Paese nel mondo. Mi vergogno, politicamente, delle sue parole, rese pubbliche nel corso di una trasmissione televisiva di largo ascolto. Mi vergogno, politicamente, del suo cinismo, travestito da realismo politico. Mi vergogno del mio ministro degli esteri subalterno al nuovo imperatore Trump. Mi vergogno di Angelino Alfano, cattolico a giorni alterni, che ostacola la legge sul fine vita e dimentica che sabato papa Francesco ha incontrato il presidente palestinese Abu Abbas per l’inaugurazione dell’Ambasciata palestinese presso la Santa Sede, che equivale al massimo riconoscimento diplomatico di uno stato. Mi vergogno del mio ministro degli esteri che dinanzi a 75 paesi partecipanti alla Conferenza di pace di Parigi sul Medio Oriente, con supponenza da neofita, sostiene che si tratta di una bagattella inutile, un “evento che non segnerà i destini del mondo”, condividendo la stessa posizione di Netanyahu. Le ricordo, signor ministro degli esteri italiano, che alla Conferenza di Parigi partecipano il segretario generale dell’Onu, Guterres, il segretario di Stato Usa uscente, John Kerry, l’Alto rappresentante della politica estera europea, Federica Mogherini, più di 40 ministri degli esteri o segretari di stato, tutti i paesi del G20, i membri del Consiglio di sicurezza, permanenti e temporanei, tutti i 28 stati della UE e i paesi della Lega araba e dell’Organizzazione della Conferenza islamica, e alcuni paesi dell’America Latina. E invece di rivelare di cosa esattamente si tratta, va in televisione a togliere legittimità alla Conferenza di pace parigina.

Mi vergogno, politicamente, del mio ministro degli esteri che rilancia le posizioni di Israele in televisione, ma non sa dire una sola parola sulla condizione di emergenza umanitaria in cui versano i palestinesi a Gaza e nella West Bank, proprio per effetto delle politiche espansive del governo Netanyahu. E infine mi vergogno del mio ministro degli esteri che non dice una sola parola di condanna nei confronti del presidente-eletto Trump quando annuncia provocatoriamente di spostare l’Ambasciata americana a Gerusalemme, città considerata sacra alle tre religioni abramitiche, e non capitale di Israele. Not in my name, ministro Alfano: lei non mi rappresenta in qualunque consesso internazionale abbia intenzione di aprire bocca. La sua visione del mondo, in cui “la politica estera è lo sposalizio tra la massima idealità e la massima realtà”, laddove quest’ultima non è altro che adesione subalterna e priva di valori e principi ai più forti di turno, non è la mia, e non è quella di papa Francesco, al quale lei pare rivolgersi sempre con estrema devozione quando le conviene. Io mi vergogno di lei, ministro Alfano, che non manifesta coraggio politico quando si tratta di scegliere da che parte stare nel mondo, e mi vergogno del suo ghigno tipico di colui che crede di sostenere posizioni importanti, e invece mostra solo debolezza, debolezza, e solo debolezza.

Eppure, signor ministro degli italiano, del quale mi vergogno, il suo omologo francese Ayrault, ha aperto la Conferenza di Parigi con parole decisive, che meriterebbero di essere sostenute, invece che demolite: “Il nostro obiettivo è consentire a tutte le buone volontà di svolgere un ruolo per operare in favore della pace, del dialogo. Il nostro primo obiettivo – ha detto il capo della diplomazia francese – è ripetere con forza che la soluzione a due stati è la sola possibile”. Il secondo, ha proseguito, “è segnalare la disponibilità collettiva a contribuire concretamente per ricreare le condizioni di un negoziato fra le parti”. “Infine – ha aggiunto – tracciare le piste d’azione per le prossime settimane e mesi allo scopo di continuare con la nostra mobilitazione”.  E infine, signor ministro degli esteri italiano, del quale mi vergogno, ecco cosa ha detto Ayrault a mister Trump a proposito del trasferimento a Gerusalemme dell’Ambasciata americana: “La proposta del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, di trasferire da Tel Aviv a Gerusalemme l’ambasciata Usa in Israele è da considerarsi una provocazione sostanzialmente inattuabile. Quando si è il presidente degli Stati Uniti, non ci si può permettere di perseguire una visione ostinata e unilaterale su questa questione. Bisogna cercare di creare le condizioni per la pace”. Con chi sta il ministro degli esteri Alfano? Con l’Europa che afferma questi principi a muso duro contro Donald Trump, oppure con gli interessi che egli ormai condivide con Netanyahu e il governo dei falchi?

Eppure, signor ministro degli esteri italiano, lei sa benissimo che da Parigi la comunità internazionale invierà proprio a Trump un messaggio chiaro e forte: solo una soluzione a due stati può dare soluzione al conflitto israelo-palestinese. Ed è il segno tangibile che la stessa Unione Europea non condivide sul Medio Oriente le posizioni di Trump e di Netanyahu. Le pare poco? Le sembrano posizioni che “non segneranno i destini del mondo”? Non importa, ma almeno sono posizioni chiare ed efficaci, e condivise da papa Francesco, che le ha ribadite appena sabato scorso. Signor ministro Alfano, lei è d’accordo con il suo collega francese quando afferma che “i palestinesi vedono vanificato il loro futuro stato dalla continua espansione degli insediamenti a una velocità inedita, che a sua volta genera più occupazione territoriale, poiché non c’è l’una senza l’altra”? Facile sparare titoli in televisione, e magari senza vero contraddittorio, come lei ha fatto domenica; facile sostenere che gli insediamenti sono un problema; ma nulla ha detto sulla impennata della velocità con cui si stanno realizzando e sulla posizione italiana. Le ricordo che gli stessi Stati Uniti non posero alcun veto alla Risoluzione del Consiglio di sicurezza col quale si condannavano gli insediamenti israeliani come “illegali e pericolosi sul piano della realizzabilità della soluzione a due stati”. Ora che anche l’Italia è stata ammessa tra i quindici paesi del Consiglio di sicurezza, come agirà nei confronti di Israele? È in grado di fornire risposte chiare e rigorose all’opinione pubblica, oltre che affermare corbellerie sullo “sposalizio tra idealità e realismo”?

Mi fermo qui, signor ministro degli esteri italiano, signor Alfano, e le auguro di ripetere nel suo intervento a Parigi quel che ha detto qui in televisione sugli insediamenti israeliani, che “non sono l’unico problema” e che invece  “c’è il problema dei confini sicuri per lo Stato di Israele, c’è il problema dell’incitamento alla violenza e del terrorismo e c’è quello della sicurezza dei cittadini di Israele”. L’attende una meritata salve di fischi dalla comunità internazionale, signor ministro degli esteri. Per questo non solo lei non mi rappresenta, ma mi vergogno, politicamente, di lei.

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