Cgil. Dalla grande assemblea delle Camere del Lavoro la richiesta al governo: fissi subito la data del voto per i referendum. Camusso: “Serve un argine al lavoro degradato”. Baseotto: vogliamo vincere su voucher e appalti

Cgil. Dalla grande assemblea delle Camere del Lavoro la richiesta al governo: fissi subito la data del voto per i referendum. Camusso: “Serve un argine al lavoro degradato”. Baseotto: vogliamo vincere  su voucher e appalti

Da una grande assemblea delle Camere del Lavoro di tutta Italia, oltre 1500 partecipanti al Palazzo dei Congressi dell’Eur, un’affermazione, chiara e forte, della Cgil: “La nostra determinazione è vincere i due referendum su voucher e appalti – afferma Nino Baseotto, segretario confederale aprendo i lavori – un primo risultato, intanto, l’abbiamo già ottenuto: finalmente in Italia si è tornati a parlare di lavoro. Ma ovviamente non basta: ogni giorno chiediamo al governo di fissare la data per votare”. E nelle conclusioni di Susanna Camusso, così’ come in tanti interventi, torna a tutto tondo il valore e il significato del referendum per il quale si fa pressante la richiesta al governo di fissare il giorno in cui si voterà. Il segretario generale della Cgil ha ricordato che con la Carta dei diritti universali del lavoro, la proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da oltre un milione e centomila cittadini e i referendum “sappiamo di aver osato molto, ma dovevamo farlo. E abbiamo avuto un primo grande risultato: nel paese finalmente si ragiona di lavoro, delle sue frontiere possibili e impossibili. Abbiamo raccolto un bisogno forte e diffuso: quello di reagire a una situazione che non va bene”.

Un argine, una diga, al lavoro degradato, evitando che si allarghi il divario tra chi ha e chi non ha

Abbiamo osato perché non bastano più le cose pur importantissime fatte e che continuiamo a fare – ha detto Camusso –: i tanti contratti rinnovati, l’accordo sul modello contrattuale, il verbale sulle pensioni, gli accordi con i quali abbiamo salvato tante aziende e tanti posti di lavoro”. Mettere “cerotti sulle ferite non è più sufficiente”. Serve “una diga, un argine al lavoro degradato. E proprio questo”, ha ribadito, “rappresentano i referendum su voucher e appalti: un argine, un limite per impedire che continui ad allargarsi il divario tra chi ha e chi non ha”. Per questo, mentre la campagna referendaria è già partita con iniziative nei territori, la Carta dei diritti viene illustrata alle forze politiche, il Pd ancora deve fissare l’incontro con la Cgil, perché venga incardinata nei lavori parlamentari, fissare la data del referendum diventa un obbligo costituzionale, che non si può eludere. Da qui l’insistenza verso il governo, il suo silenzio, il fatto che al momento in cui la Consulta ha emesso la sua sentenza bocciando l’Italicum, i commenti delle forze politiche, dal Pd, insieme a Lega e grillini, si sono tutti orientati sulle elezioni subito, il voto prima possibile, a  primavera, massimo a giugno ed a tirar la volata proprio il Pd, Renzi Matteo in testa, pronti a sloggiare Gentiloni pur di aprire le urne e impedire lo svolgimento dei referendum Cgil, sottoscritto da oltre tremilioni di cittadini che dovrebbe essere spostato al 2018.

Raggiungere il quorum sarà difficile, ma è un obiettivo alla nostra portata

La Cgil non ci sta, non accetta lo scippo. La posta in gioco è troppo alta. Nei contenuti referendari si gioca la carta della democrazia, della partecipazione dei cittadini. “Certo – afferma Baseotto – raggiungere il quorum sarà difficile ma è un obiettivo alla nostra portata se parliamo all’insieme dei cittadini, perché i nostri referendum riguardano milioni di personeCi rivolgiamo ai due terzi di italiani secondo cui è proprio il lavoro il più grande problema irrisolto del Paese”. Arriveranno correttivi che possono neutralizzare i due quesiti? “Finora – sottolinea il dirigente sindacale – tanti annunci e nessun fatto concreto. Corrono ipotesi strampalate e pericolose come le quote massime di voucher sul numero di dipendenti. In ogni caso solo la Corte di Cassazione deciderà se un eventuale intervento legislativo potrà annullare il referendum. Noi, al posto dei voucher chiediamo un nuovo strumento di natura contrattuale: è una posizione semplice e chiara scritta nella Carta dei diritti. Perché se i referendum sono il mezzo, il cuore della nostra iniziativa sindacale è la Carta dei diritti universali del lavoro. Perciò stiamo chiedendo ai gruppi parlamentari di incardinarla per la discussione in Aula”, ha ricordato Baseotto: “Se si approveranno norme che colgono la sostanza delle nostre proposte, scenderemo in piazza a festeggiare. Ma per adesso affrontiamo una campagna elettorale che sarà dura”.

Sabato 11 febbraio più di cento iniziative in tutta Italia. L’adesione degli studenti

Appuntamento sabato 11 febbraio, giorno in cui ci saranno più di cento iniziative in tutta Italia. Fra i tanti interventi quello degli studenti dell’Udu. La coordinatrice Elisa Marchetti ha sottolineato come i quesiti referendari riguardino anche loro. “Il ricorso selvaggio agli appalti al ribasso ha anche ricadute pesanti sulla qualità dei servizi di mensa, portierato e pulizia delle nostre università. Anche i voucher ci riguardano, in modo più diretto: tanti studenti lavoratori sono retribuiti con i buoni, e spesso neanche per tutte le ore lavorate”. Per questo “inviteremo gli studenti universitari a votare sì: non vogliamo essere la generazione precaria e dei senza diritti”.

Vicinanza, cordoglio e solidarietà alle popolazioni colpite dai terremoti

Un pensiero, in apertura, è andato alla situazione dei territori colpiti dal terremoto: “Di fronte alla disperazione – ha osservato il segretario confederale della Cgil – è difficile trovare le parole giuste. Possiamo solo esprimere vicinanza, cordoglio e solidarietà, e sollecitare un’azione più incisiva: ritardi e pastoie burocratiche sono inaccettabili. Al governo diciamo che è tempo di battere un colpo. E diciamo un grazie enorme a tutti coloro che si sono impegnati nel soccorso, ai comparti del lavoro pubblico che come sempre si sono distinti. A persone come Walter, medico del 118, che ha trovato la morte nell’elicottero precipitato. Il nostro impegno come Cgil è intensificare ulteriormente la raccolta fondi e fare tutto il necessario, anche con l’iniziativa interna per aiutare le Camere del lavoro e le Leghe dello Spi nel realizzare tanti progetti”. E in tutti gli interventi la solidarietà, l’impegno concreto delle strutture della Cgil nei territori, è stato un tema centrale.

Susanna Camusso nelle conclusioni  ha molto insistito sulle disuguaglianze,  sul valore dello strumento referendario, sulla necessità da parte del sindacato di un salto di qualità nella sua azione politica e rivendicativa. “Per unire un grande fronte  di lotta – ha detto – dobbiamo partire da quelli che oggi sono gli ultimi, i lavoratori ridotti così grazie alla liberalizzazione dei voucher e togliendo la responsabilità solidale negli appalti”. Insomma: “Non basta più fermare il Jobs Act con la contrattazione, ci vuole una radicalità nel riformare e i princìpi fondamentali non possono essere messi in dubbio”.

La parola disuguaglianza è tornata ad essere presente in modo massiccio

La parola diseguaglianza – ha proseguito – è tornata a essere presente in modo massiccio nel nostro paese. Tanto, troppo presente nei convegni, ma poco nelle politiche che si fanno in concreto. La disoccupazione giovanile, per esempio, continua a essere il grande problema italiano, ma è pressoché ignorata dalle politiche che si attuano”. “Non si può guardare a quello che accade non solo in Italia ma nel mondo, al degrado crescente proprio a partire dal lavoro pensando che tutto questo sia inevitabile – ha aggiunto –. bisogna avere l’ambizione di invertire i fattori: finora sono state fatte politiche nelle quali il lavoro era una merce che doveva costare meno, ma tutto ciò non ha migliorato nulla. Né le condizioni dei lavoratori, né l’economia”. E allora, ha scandito rivolta alla platea ma anche alle altre forze sindacali, che si sono chiamate fuori dalla battaglia referendaria, “la sfida è ripartire dal lavoro di qualità e riconosciuto, non solo per i diritti dei lavoratori, ma perché pensiamo che solo così il paese potrà star meglio: è lo spirito del primo articolo della Carta universale dei diritti del lavoro”.

Per questo, proprio perché i bisogni e le richieste di uguaglianze aumentano, “si può conquistare il quorum e la fiducia di tutti quegli italiani che sentono di non star bene. Partiamo da noi: abbiamo una straordinaria platea di generosi militanti, 200.000 persone: affidiamoci alla loro la capacità di fare la campagna per diritti e referendum”.

Una sfida a chi pensa che con la modernità non c’è più bisogno di sindacato

Quella che si pone sul tavolo in questi mesi è anche una sfidaa chi pensa che con la modernità non c’è più bisogno di sindacato e rappresentanza. Ed è una sfida, però, anche a noi, che spesso diamo per scontata la nostra rappresentanza”. “Dobbiamo ogni giorno aggregare forze nuove. Non va dimenticato che tutte le grandi conquiste realizzate negli anni, a partire dallo Statuto dei lavoratori, sono state rese possibili proprio dall’allargamento della base della rappresentanza: ripartiamo da lì, sapendo che c’è tanto lavoro da fare nei luoghi di lavoro ma anche fuori, perché un numero sempre maggiore di persone lavorano fuori da quei perimetri tradizionali”. Ha parlato di sindacalismo del nuovo millennio, “per costruire una giustizia sociale e del lavoro”. Serve “raccontare il lavoro, ascoltare le voci, sapere cosa vivono concretamente i lavoratori: tutto questo deve diventare conoscenza collettiva e strumento per parlare al paese”. “Parliamo a tutti – ha concluso Camusso – e per questo ce la possiamo fare”.

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