11, 17, 24, un terno al Lotto. Referendum Cgil e legge elettorale all’esame della Consulta. Il Parlamento europeo elegge il presidente. Renzi si gioca tutto. L’attacco dei media alla Confederazione della Camusso. Qualcosa si muove nei berlusconiani

11, 17, 24, un terno al Lotto. Referendum Cgil e legge elettorale all’esame della Consulta. Il Parlamento europeo elegge il presidente. Renzi si gioca tutto. L’attacco dei media alla Confederazione della Camusso. Qualcosa si muove nei berlusconiani

11, 17 e 24, tre  numeri importanti, non da giocare al Lotto. Forse si potrebbe tentare un ambo secco, ma la posta è molto più alta. Mercoledì, 11 gennaio appunto, la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla ammissibilità dei tre quesiti referendari proposti dalla Cgil, sottoscritti da più di tre milioni di firme già convalidate dalla Cassazione. Martedì 17 il Parlamento europeo elegge il nuovo presidente. Martedì 24 gennaio sempre la Corte Costituzionale si pronuncerà nel merito della legge elettorale meglio nota come Italicum, proporrà modifiche e il Parlamento sarà chiamato a formulare una nuova legge per la Camera e, come ha detto il Presidente della Repubblica, Mattarella, in armonia con una legge per il Senato. Due date molto importanti per questa legislatura da cui dipenderà anche la durata del governo Gentiloni. Nell’avvicinarsi della pronuncia della Corte sul referendum Cgil si fanno sempre più forti gli attacchi alla Confederazione di Susanna Camusso da parte dei media, quelli più grandi in particolare, carta stampata e informazione radiotelevisiva. Stando ad alcuni editorialisti, agli scriba molto “sensibili” a Palazzo Chigi, qualunque sia il suo inquilino, il più grande sindacato italiano starebbe compiendo un atto a dir poco eversivo mettendo in discussione addirittura il jobs act per ripristinare il vecchio articolo 18, ormai chincaglieria di un tempo passato che non tornerà mai più, secondo taluni “moderni” economisti. Difendere i diritti dei lavoratori, quelli licenziati in modo illegittimo in particolare, è  il prodotto di vecchie ideologie, nostalgie marxiste.

I tre quesiti referendari e la Carta dei diritti universali. Milioni di firme

Sarà bene ricordare allora che insieme ai quesiti referendari oltre un milione di firme sono state raccolte dalla Cgil in calce ad una proposta di legge di iniziativa popolare, la Carta dei diritti universali. Si tratta di due iniziative destinate ad incidere profondamente sulla legislazione che riguarda il mercato del lavoro, i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Vediamo i tre quesiti referendari nella illustrazione fatta dalla Cgil. Quello sul “lavoro accessorio (voucher)” mira ad abrogare le disposizioni di legge che hanno consentito un utilizzo di questo istituto improprio ed invasivo, tale da favorire forme incontrollate di precariato, in danno alla tipicità dell’utilizzo del lavoro a tempo determinato e del lavoro stagionale nonché, più ampiamente, in danno al principio, che è principio di livello europeo, per cui il rapporto di lavoro da reputarsi normale è quello a tempo pieno ed a tempo indeterminato.

Il  quesito  sulle “disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” mira invece ad abrogare disposizioni di legge con le quali è stata attenuata (e vanificata) la responsabilità datoriale verso i lavoratori appunto in caso di appalto; si può aggiungere, al riguardo che tali specifiche disposizioni limitative del rispondere in solido, di cui il quesito referendario propone l’abrogazione, sono disposizioni legislative che fanno eccezione ai principi di diritto privato, di cui la proposta referendaria tende a rispristinare l’integrità. Infine, la formulazione del quesito referendario “in materia di licenziamenti illegittimi”, più complessa e articolata. Ciò è dovuto solamente, oltre che agli sviluppi non lineari, a tratti incongrui o contraddittori e persino tumultuosi della legislazione in questa materia, ad una precisa esigenza tecnica, di indole squisitamente giuridica e costituzionale. Su questo quesito  sono corse, in modo strumentale, “voci” sempre più insistenti di una possibile bocciatura da parte della Consulta in quanto non si tratterebbe di un referendum abrogativo ma manipolativo, verrebbero cioè cambiate alcune norme. Questa è la posizione sostenuta dall’Avvocatura di Stato a nome del governo. Ma questa motivazione, sostengono illustri costituzionalisti, giuristi del Lavoro, non regge.

Corriere della Sera e Repubblica guidano lo schieramento anti Cgil

Negli ultimi giorni, Corriere della  Sera  e Repubblica hanno rafforzato la loro campagna contro i quesiti referendari della Cgil prendendo a pretesto una notizia comparsa su un giornaletto emiliano che parlava di uso dei voucher da parte del sindacato dei pensionati Cgil. I due giornaloni subito facevano scendere in campo firme “autorevoli”. Il nemico da colpire non più il ritorno all’articlo18 ma i voucher. Difficilmente la Consulta potrebbe bocciare il quesito. Allora si cambia linea: l’obiettivo diventa quello di depotenziare il referendum della Cgil. Il fatto che si chieda l’abolizione dei voucher però in qualche zona del sindacato si usino per retribuire l’attività volontaria di pensionati, attività sociale a favore delle fasce deboli della popolazione o per servizi saltuari, diventa motivo di velenosi attacchi contro la Cgil. Si usa, quasi fosse un segreto, una nota della segreteria nazionale in cui si risponde ad una vergognosa speculazione contro un sindacato come la Cgil, stile anni Cinquanta. Si riportano dichiarazioni di un anonimo dirigente di una struttura del Sud che parla di nota spese. Dell’editoriale del direttore dell’Unità contro Susanna Camusso, si parla in altra parte del giornale.

Le leggi elettorali, Camera e Senato hanno bisogno di passaggi parlamentari

Ci si avvicina a mercoledì con l’occhio che guarda alla riunione della Consulta che dirà la sua sull’Italicum. C’è una scuola di pensiero, si fa per dire, che auspica poche correzioni all’Italicum. Non ci sarebbe bisogno di alcun passaggio parlamentare. Ma i “discepoli” di questa scuola, di marca renziana, dimenticano che le leggi le fa il Parlamento. Che l’Italicum nasce prevedendo una sola Camera. Ma il popolo italiano ha bocciato la “riforma” Renzi-Boschi. Le Camere sono due. Ci vogliono “leggi in armonia”. Il tentativo di  Renzi Matteo di tornare al timone del governo nel più breve tempo possibile, a primavera, giugno al massimo, pare destinato a cadere nel vuoto. Solo la Lega di Salvini sta con il giovanotto di Rignano. Lo stesso Grillo ha interesse a farlo rosolare a fuoco lento.

Con Berlusconi torna in campo Stefano Parisi. Rottura con la Lega

Movimenti in vista anche nella truppa berlusconiana. Torna in campo Stefano Parisi. Con il leader di Forza Italia, dice, “oggettiva convergenza sulla esigenza di costruire un’area politica, liberale, riformista, che abbia nel Partito popolare europeo il suo punto di riferimento”. “Un’area – prosegue -che tornerà protagonista, non certo al traino di slogan che rischiano di consegnare l’Italia ai 5 Stelle”. Poi licenzia Salvini: “Dalla Lega – afferma – oggi siamo  molto lontani su tanti temi fondamentali, dall’Europa alla legge elettorale. Questo è un paese da ricostruire con gente capace e responsabile, non con politici abili solo nelle battute o nello slogan”. Il riferimento al Ppe, più volte richiamato anche da Berlusconi toglierà il sonno a Renzi Matteo.

Parlamento europeo.Tajani, il favorito, e Pittella si contendono la presidenza

Nel suo programmato ritorno al ruolo di leader indiscusso in patria e in Europa, per non dire del mondo, la concorrenza di Trump in fatto di smargiassate è temibile, c’è la presidenza del Parlamento europeo, promessa a Gianni Pittella fin dai tempi delle primarie del Pd il cui apporto gli consentì di conquistare la maggioranza dei consensi. Pittella è il candidato del Pse ma quello del Ppe, Antonio Tajani, ha molte più probabilità di lui. Sarebbe una nuova sconfitta per Renzi. Come si dice non c’è due senza tre. Alle due date, se ne aggiunge una terza, il 17 gennaio. Si può giocare un terno secco. Vale per gli appassionati.

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