Silenzio assordante del governo italiano mentre l’Onu definisce illegali gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi. Netanyahu scatenato contro Nazioni unite e Usa. Rottura delle relazioni diplomatiche

Silenzio assordante del governo italiano mentre l’Onu definisce illegali gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi. Netanyahu scatenato contro Nazioni unite e Usa. Rottura delle relazioni diplomatiche

Dal primo giorno del nuovo anno l’Italia entra a far parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come membro temporaneo. Vi resterà fino all’inizio del 2018 quando subentrerà l’Olanda. E proprio alla vigilia di questo ingresso molto importante in bilico fino all’ultimo, battuti nel voto della Assemblea dalla Svezia, poi costretti ad un accordo con l’Olanda (un anno ciascuno) non si dà un bel segnale con un silenzio assordante da parte del governo italiano su un vicenda di gravità eccezionale quale l’attacco portato al Consiglio di sicurezza dell’Onu da parte di Netanyahu, capo del governo di Israele, il quale ha definito la risoluzione votata dal Consiglio in cui si condanna Israele considerando illegali gli insediamenti nei territori palestinesi fino a Gerusalemme est, “una vergogna”, affermando che “non sarà mai applicata”. Ha subito convocato nella sua qualità di ministro degli esteri gli ambasciatori di Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Egitto,Giappone, Ucraina, Angola e Uruguay in una “seduta collettiva” secondo quanto annunciato da fonti di stampa israeliane, lo stesso rappresentante Usa, Shapiro, in privato. E’ stato disdetto il previsto incontro già fissato con il premier inglese Theresa May. Insomma un atto molto grave, una rottura delle relazioni diplomatiche con le Nazioni Unite cui minaccia di non pagare le quote di adesione che significherebbe, di fatto, l’uscita dall’Onu.

Abu Mazen: il mondo è al nostro fianco. Riaprire il tavolo della pace

Il voto del Consiglio è stato accolto molto favorevolmente da parte palestinese. Il presidente Abu Mazen ha sottolineato che “dall’altro ieri il mondo è unito al nostro fianco e ci sostiene. Quello che è successo non risolve la questione palestinese, ma la definisce e offre basi legali per risolverla tra cui il fatto che le colonie sono illegali. Il mondo – ha concluso – sta dicendo a Israele di fare attenzione e di tornare indietro da questa politica sbagliata che non porta la pace”. Ed ha proposto la ripresa delle trattative, l’apertura del tavolo della pace. Insomma non si tratta di una “questione locale”, ma della “questione Mediorientale”, centrale per il mondo intero, la pace, la convivenza. L’Italia non si può chiamar fuori. Proprio, fra l’altro, ripetiamo, alla vigilia del suo ingresso nel Consiglio. Silenzio assordante certo non giustificabile con il fatto che i nostri media, la carta stampata, non uscivano per le festività natalizie. Un organismo che alla luce di un mondo sempre più sconvolto da guerre, terrorismo, povertà assume rilievo e importanza.

Il ruolo del Consiglio Onu per la pace e la sicurezza internazionale

E’composto da 15 membri di cui cinque permanenti, i vincitori della seconda guerra mondiale, Usa, Regno Unito, Francia, Russia e Cina. Quelli non permanenti oggi sono Egitto, Giappone, Senegal, Ucraina, Uruguay, Angola, Malesia, Nuova Zelanda, Spagna e Venezuela. Questi ultimi cinque dal primo gennaio saranno sostituiti da Svezia, Italia, Bolivia, Etiopia, Kazakistan e resteranno in carica fino al 2018. Il Consiglio creato il 26 giugno del 1945 è l’organo che ha competenza nel deliberare su atti di aggressione o di minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. Recita l’articolo 24 dello Statuto delle Nazioni Unite che conferisce al  Consiglio “la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale“. Le decisioni del Consiglio necessitano di una maggioranza di almeno nove dei quindici membri e di tutti i cinque membri permanenti, se si tratta di un voto su una questione non procedurale. Ciascuno dei cinque membri ha diritto di porre il veto sui problemi da inserire all’ordine del giorno. Quello che è avvenuto, il voto unanime, il fatto che gli Stati Uniti non abbiano posto il veto non solo  registra  il silenzio assordante del governo, nessun commento, nessun  accenno a quanto avvenuto all’Onu dalla Farnesina, forse il nuovo inquilino, il ministro Alfano, ancora si deve ambientare. Anche i nostri media, molto avari nel raccontare quanto avviene nel mondo specie  nei palazzi delle Nazioni unite, non hanno dato il risalto che merita al voto del Consiglio che ha condannato Israele ponendo l’accento sul fatto che la soluzione del conflitto in Medioriente deve passare per la creazione di uno  Stato palestinese che conviva con Israele, “due  popoli, due stati”, sempre respinti, specie in questi anni, dal regime di Benyamin Netanyahu. Gli insediamenti, si legge nella risoluzione, “costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e un grande ostacolo per costruire la soluzione dei due stati, così come una pace giusta, duratura e completa”. Il Consiglio ribadisce che non riconoscerà alcuna modifica alle linee tracciate nel 1967 salvo diverso accordo tra le due parti attraverso i negoziati e condanna “tutte le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo stato del territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, in cui accadono confische e demolizioni di case palestinesi”. Il massimo organo decisionale dell’Onu chiede misure per prevenire “tutti gli atti di violenza contro i civili, inclusi atti di terrorismo, così come tutti gli atti di provocazione e distruzione” e condanna “l’incitamento all’odio”.

Power, ambasciatrice Usa: “Due Stati per arrivare alla risoluzione del conflitto”

Più volte il problema degli insediamenti illegali era stato sottoposto al Consiglio, ma aveva sempre trovato il veto Usa, l’alleato numero uno dello stato ebraico. Questa volta, l’ultimo atto della presidenza Obama, il veto non è stato posto. L’ambasciatrice Usa all’Onu, Samantha Power, ha detto che “Non si può simultaneamente difendere l’espansione degli insediamenti e difendere la soluzione praticabile dei due popoli, due Stati per arrivare alla fine del conflitto. Si doveva fare una scelta tra colonie e separazione”. Da qui il via libera alla discussione e al voto che ha visto approvata la risoluzione che era stata presentata da Malesia, Nuova Zelanda, Senegal, Venezuela, con 14 voti favorevoli e una astensione, quella Usa.

Una provocazione: nuovi insediamenti previsti dal Comune di Gerusalemme

Non solo il rifiuto, la rottura, di fatto, deIle relazioni diplomatiche, il sostegno di Donald Trump ad una linea reazionaria, guerrafondaia del governo di Israele, arriva anche la notizia che il comune di Gerusalemme dovrebbe dare il via mercoledì prossimo ad un piano per la costruzione di altre 618 case nella parte est, quella a prevalenza araba. Il nuovo piano è stato deciso tempo fa ma reso noto dopo il voto dell’Onu. Le nuove abitazioni, qualora il progetto venisse approvato saranno, riferiscono i media, così ripartite: 140 a Pisgat Zeev, 262 a Ramat Shlomo e 216 a Ramot.

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