La Gdf scopre una clamorosa frode fiscale da 930 milioni di Euro. Sono 29 gli arresti

La Gdf scopre una clamorosa frode fiscale da 930 milioni di Euro. Sono 29 gli arresti

Una clamorosa frode fiscale transnazionale è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Vicenza e che ha portato all’arresto di 29 persone responsabili del reato a vario titolo. Le ordinanze di fermo riguardano cittadini residenti nel territorio nazionale ed in altri stati della Ue. Al centro delle indagini c’era una “gigantesca frode fiscale ‘carosello'” attraverso un giro di aziende ‘cartiere’ al fine di evadere le imposte. Un giro che aveva al centro il commercio di prodotti ad alta tecnologia, come tablet e televisori, ma anche farina, zucchero, latte in polvere e prodotti per le stampanti. L’inchiesta coinvolge molti italiani ma con contatti in diversi Paesi esteri. Ingente, secondo quanto si è appreso, l’ammontare dell’Iva non versata.

L’inchiesta vede convolti molti cittadini italiani, che avevano aperto operazioni finanziarie con l’estero. L’operazione, denominata ‘Round Trip, è nata grazie alle indagini messe in campo su 218 persone e che hanno consentito l’accertamento di una serie di operazioni contabili di una società italiana in 15 Paesi Comunitari. In particolare sono state emesse fatture per operazioni inesistenti del valore di 930 milioni di euro. La frode fiscale aveva un complesso meccanismo contabile. La merce veniva ceduta, nella gran parte dei casi con cartolarizzazioni, in regime di reverse charge (sospensione d’imposta), a un’azienda comunitaria che si occupava di rivenderla (sempre in reverse charge ed esclusivamente con tarsferimenti cartolari) alla società ‘cartiera’ italiana. Finita questa fase dell’operazione la ‘cartiera’ italiana cedeva la merce, con Iva e ‘sottocosto’ a una o più società ‘filtro’, che la rivendevano al beneficiario finale della frode. Da tale circuito, la “cartiera” (o “missing trader”), realizzava, nel breve volgere di pochi mesi, un ingente debito Iva (quella riscossa nel momento della cessione alle società ‘filtro’) che però non versava. La sede della società veniva, quindi, dapprima trasferita in una grande metropoli (Roma o Milano) ed alla fine di questo contorto percorso, allocata all’estero dove veniva ‘rottamata’ lasciando dietro di sé un cospicuo debito tributario non più esigibile e l’impossibilità di dichiararne il fallimento.

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