Siria. Morto Ali, il fratellino di Omran. Cifre orribili: 9307 morti, dei quali 2000 bambini. Al meeting di CL, Staffan de Mistura spera nell’Onu

Siria. Morto Ali, il fratellino di Omran. Cifre orribili: 9307 morti, dei quali 2000 bambini. Al meeting di CL, Staffan de Mistura spera nell’Onu

E’ morto il fratello maggiore del piccolo Omran, il bambino che seduto in un’ambulanza aveva negli occhi tutto l’orrore della città siriana di Aleppo. Ali, 10 anni, è morto per le ferite riportate nel raid aereo in cui è rimasto colpito anche Omran. “Ali si è spento in un ospedale di Aleppo per gravi ferite allo stomaco”, ha confermato alla Dpa Mahmoud Raslan che ha immortalato Omran, appena 5 anni, sul sedile dell’ambulanza coperto di sangue e polvere. I due fratellini, insieme ai genitori e a due sorelle, erano stati tratti in salvo dalle macerie nel quartiere di Qaterji, in mano ai  ribelli, colpito mercoledì da un raid aereo. “Ali è stato operato quello stesso giorno – ha raccontato Raslan alla Dpa – fino a ieri era in condizioni stabili, ma oggi le sue condizioni sono peggiorate e ora non è più con noi”.

La contabilità dei morti e dei feriti siriani per effetto dei raid aerei russi e dell’aviazione fedele ad Assad è durissima: 9.307 i civili morti e 49.000 i feriti, nelle tredici province durante gli ultimi 22 mesi, secondo i dati forniti dall’Osservatorio siriano dei diritti umani. 1992 sono i minori e 1327 le donne che hanno perso la vita sotto le bombe, nel periodo che va da ottobre 2014 ad oggi. Sul piano militare, invece, sono 5244 i combattenti dei gruppi armati islamisti, inclusi i militanti dell’Isis. I jet e gli elicotteri dell’aviazione siriano hanno portato a termine almeno 64.455 bombardamenti, su Damasco e i suoi quartieri, su Aleppo, al nord, su Homs, a est, e su Deraa, a sud.

Intanto, invitato da Comunione e Liberazione, l’inviato Onu in Siria Staffan de Mistura afferma: “Dubrovnik assediata, Juba affamata, Beirut distrutta da otto anni di orrore e di guerra. E ora Aleppo. Tutte città che hanno rischiato di morire”, ma grazie alla tenacia di tante persone e alle operazioni diplomatiche, sopravvivono. Da qui è partito il racconto di Staffan De Mistura, alle prese con la diplomazia nella città siriana, dopo la tregua di 48 ore accettata dalla Russia per consentire l’invio di aiuti umanitari. L’inviato speciale del Segretario generale ONU per la Siria è ormai ospite fisso al Meeting di Cl a Rimini dove oggi ha portato la sua testimonianza assieme al direttore del Museo del Bardo, Moncef Ben Moussa, il sindaco di Herat, Ghulam Ghous Nikbeen, e il sindaco di Firenze, Dario Nardella. De Mistura ricorda l’esperienza in Sudan del Sud: “con Madre Teresa riuscimmo a rompere l’assedio a Juba con un aereo, nonostante ci fosse la contraerea” ancora schierata. “Ora ci sono gravi tensioni, ma da allora Juba non è mai stata più assediata”. Poi Dubrovnik “dove per 42 giorni ci siamo lavati con la birra perché non c’era altro negli alberghi che erano stati abbandonati: ci fu un bombardamento feroce e la città fumava dappertutto, ma dopo quattro giorni chi era rimasto tra quelli che sapevano ancora suonare uno strumento musicale ed era ancora vivo ha organizzato un concerto in mezzo alla piazza”. Quello era un messaggio rivolto a chi aveva bombardato ed era ancora appostato sulla montagna: “la nostra volontà di non cedere non la potrete mai bombardare”. Ora Aleppo è diventata il simbolo “dell’orrore di una interminabile guerra di cinque anni” e “delle contraddizioni stesse di questa guerra”, ma anche “simbolo di una città meravigliosa”. Ricorda l’inviato speciale dell’Onu: “Era una città particolarmente emblematica, lo è tuttora: moschee, chiese, tutte le religioni del Medio Oriente dalle più antiche alle più recenti erano lì e coabitavano. Oggi chi parla sono bombe a barile, razzi, bombole di gas, bombe al cloro, razzi, cecchini, colpi di mortaio: questi sono i rumori che si sentono attualmente in città”. E gli occhi sono quelli di Omran. Quella foto è diventata subito il simbolo della resistenza. “Quel bambino che col suo silenzio dignitoso ci diceva ‘non capisco, perché? cosa ho fatto di male? Io sono in questo quartiere per caso, mica è colpa mia’”. Anche per lui De Mistura ha alzato il tiro durante la riunione con 28 paesi coinvolti in questa guerra. In quella occasione “ho battuto i pugni sul tavolo”. “Omran è lì che ci ricorda i fatti e i fatti sono una tregua di 48 ore; o questa o è inutile che ci parliamo – ha spiegato -. La Russia quel pomeriggio ha risposto di sì, e ho detto: questa è ottima decisione. Ora la parola passa al governo e all’opposizione”. Ma l’auspicio è che possa durare ancora di più. Una pausa cosa fa in un conflitto del genere? “Vi posso garantire che le pause che ho visto in passato hanno potuto se non altro salvare tante vite, dare un momento di respiro a chi è in una spirale continua e a volte rompere la spirale per dare una possibilità a cominciare a negoziare. Qui non sta vincendo nessuno, chi sta morendo sono solo i siriani. Per questo è importante questa pausa”.

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