Rio 2016. Ultima giornata con arrivederci a Tokio 2020. Italia-Brasile di pallavolo il clou. Possibili altre sorprese positive

Rio 2016. Ultima giornata con arrivederci a Tokio 2020. Italia-Brasile di pallavolo il clou. Possibili altre sorprese positive

Ultimi fuochi olimpici. Stanotte si chiude la trentunesima edizione dei Giochi. E Rio de Janeiro passerà il testimone a Tokyo. Il calendario dell’ultima giornata è necessariamente meno fitto dei giorni precedenti: quasi completamente privo di fasi eliminatorie e preliminari, la domenica di Rio è un condensato di finali. La gara conclusiva sarà la finale del torneo di pallacanestro, fra gli USA, naturalmente favoriti, e la Serbia, che giusto ieri, dopo la vittoria sull’Italia in semifinale, ha conquistato la medaglia d’oro della pallanuoto, battendo nel derby balcanico la Croazia. E l’Italia, sconfitta nettamente dai serbi, ieri ha ottenuto la medaglia di bronzo, 12-10 contro il Montenegro, un ottimo terzo posto, oltre il quale realisticamente in questo momento non era possibile andare.

Molto meno interessante è stato l’epilogo del torneo di calcio, tecnicamente povero, affollato di dilettantismo mediocre, ma utile per consentire al Brasile di vincere una medaglia d’oro. In una mediocrissima finale, i brasiliani hanno vinto ai calci di rigore. Buon per tutti che l’epilogo di una manifestazione di così modesto spessore non sia stata collocata nella giornata di chiusura.

Una finale molto più stimolante sarà certamente quella della pallavolo. E’ Italia-Brasile, la possibile rivincita del beach volley. Sulla sabbia di Copacabana, i brasiliani hanno prevalso sui nostri Lupo e Nicolai. Oggi – si gioca alle 18,15, ora italiana – si punta a capovolgere quel risultato. Il sestetto italiano, che non era fra i favoritissimi alla vigilia dei Giochi, ha mostrato, partita dopo partita, di non essere inferiore a nessuno, ha sconfitto squadre più titolate ed è attrezzato per la conquista della medaglia d’oro. Fra le squadre più titolate battute dall’Italia nei gironi eliminatori c’è anche il Brasile. E questo autorizza pensieri ottimistici. In realtà, nel corso di un torneo non sono rari i casi di risultati che capovolgono i precedenti. Se facessero testo i confronti incrociati, potremmo andare in campo tranquilli. Il Brasile nel girone eliminatorio ha perso 1-3 da quegli Stati Uniti, che l’Italia ha sconfitto due volte su due: e la seconda vittoria è stata la memorabile semifinale di due giorni fa. No. Il Brasile di Wallace e Lucas, di Sergio e di Lucarelli, è squadra fortissima in tutti i reparti, ha sempre ben figurato nelle manifestazioni ad alto livello (è vicecampione olimpico) e oggi pomeriggio sarà certamente più ostico di quello battuto nei giorni scorsi. L’Italia che ha eliminato gli Stati Uniti ha realmente entusiasmato: le randellate di Zaytsev, l’acume tattico di capitan Birarelli, la freschezza del giovane, promettentissimo Giannelli, i muri (quando ci sono) di Pippo Lanza, le precisissime fiondate del cubano naturalizzato Juantorena (l’unico vero straniero del sestetto) sono in grado di avere ragione del Brasile. Partita aperta. Ma molta fiducia.

Dopo le medaglie d’argento del beach volley e della pallanuoto femminile, e quella di bronzo della pallanuoto maschile, un oro ci vorrebbe proprio. A crederci molto è anche Matteo Renzi. Il primo ministro, ospite oggi pomeriggio della “Versiliana” a Pietrasanta, ha fatto spostare l’inizio del dibattito per poter assistere alla finale. Il dibattito sul primato del grande evento sportivo sulle ragioni del dibattito politico è aperto. E un oro “cubano” potrebbe venirci, in questa giornata d’epilogo, dalla lotta libera. Qui l’Italia gioca, in un torneo che inizia alle 13,30 italiane, la carta Frank Chamizo, nella categoria dei 65 chili. Chamizo è un ventiquattrenne nato all’Avana, residente in Italia, che ha acquisito la nazionalità italiana. Con la maglia azzurra ha già vinto il titolo mondiale. I tecnici lo danno per favorito.

Qualche chance anche per il trentunenne Marco Aurelio Fontana nella prova di mountain bike. Fontana è stato quinto a Pechino, terzo a Londra: una progressione matematica che autorizzerebbe rosee speranze. In effetti è nel novero dei più forti: che non sono pochi e ai quali potrebbe aggiungersi quell’asso del ciclismo su strada che è lo slovacco Peter Sagan, il quale dalla mountain bike proviene (è stato anche campione mondiale juniores) e che potrebbe decidere di partecipare alla prova olimpica. E sarebbero dolori per tutti.

L’atletica leggera ha praticamente chiuso il proprio programma ieri sera: il quinto posto della friulana Alessia Trost nel salto in alto ha lasciato l’amaro in bocca, perché l’1,97 con cui la spagnola Beitia (37 anni: età avanzata per una saltatrice) ha vinto era assolutamente alla sua portata. Discreto il comportamento della 4×400 femminile (sesto posto). Per il resto, ancora molta America, e il solito inarrivabile Mo Farah, il britannico di estrazione somala, che, dopo aver vinto i 10.000, ha dominato con elegante spietatezza anche i 5000 metri: doppietta, esattamente come quattro anni fa a Londra.

E oggi c’è la maratona. Parte alle 14,30 (sempre ora italiana) e, sulla base di tempi e risultati, difficilmente sfuggirà al consueto dominio africano, Kenya (Korir e Biwott), Etiopia (Aberra) e Uganda (Kirotich, olimpionico a Londra) in testa. L’Italia ha un’ottima tradizione. L’ultimo olimpionico non africano è stato Stefano Baldini, nel 2004. I tre azzurri in gara oggi sono Ruggero Pertile, Stefano La Rosa e Daniele Meucci. Quest’ultimo, un trentunenne pisano, campione d’Europa, può puntare a un posto nei primi dieci. Il podio sembra inavvicinabile. E’ invece avvicinabile il podio nella ginnastica ritmica. Le ragazze italiane (le chiamano le “farfalle”) si presentano al turno finale in quarta posizione. La medaglia di bronzo (che fu ottenuta a Londra) è a pochissimi centesimi.

Poi si chiude. Cerimonia di chiusura a partire dalla 1 di notte, con disordinata e festosa sfilata degli atleti (quelli rimasti), l’agitarsi delle bandiere (quella italiana sarà portata da Daniele Lupo, medaglia d’argento nel beach volley) e il tradizionale arrivederci fra quattro anni. A Tokyo.

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