Può curarsi con la cannabis, finisce ugualmente in carcere. Risolto (in parte) il caso Pellegrini. Ma la questione resta

Può curarsi con la cannabis, finisce ugualmente in carcere. Risolto (in parte) il caso Pellegrini. Ma la questione resta

Notizia ANSA del 2 agosto proveniente da Chieti: “Arresti domiciliari per Fabrizio Pellegrini, il pianista di 47 anni malato di fibromialgia, e finito in carcere a Chieti per aver coltivato piante di cannabis per curarsi. Ad annunciare il provvedimento, l’avvocato Vincenzo Di Nanna, segretario di ‘Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi, e difensore di Pellegrini, insieme all’avvocato Giuseppe Rossodivita, segretario del Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei. Per Pellegrini c’è stata una vasta mobilitazione fino all’annuncio di verifiche da parte del ministro Orlando”. Fermiamoci un momento: che la storia non è una “semplice” vicenda di detenzione prima in carcere, e ora “alleviata” da uno stato detentivo in privata abitazione. La storia merita, per l’assurdità in sé, e per le assurdità che comporta più in generale. Riavvolgiamo il nastro. “Un pianista di 47 anni malato di fibromialgia…”. Vediamo innanzitutto di cosa si tratta: “E’ una forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di affaticamento (astenia), che colpisce approssimativamente 1,5-2 milioni di italiani. Comporta dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose (i legamenti e i tendini). Una condizione definita sindrome poiché esistono segni e sintomi clinici che sono contemporaneamente presenti. La fibromialgia interessa principalmente i muscoli e le loro inserzioni sulle ossa. Sebbene possa assomigliare ad una patologia articolare, non si tratta di artrite e non causa deformità delle strutture articolari. La fibromialgia è in effetti una forma di reumatismo extra-articolare o dei tessuti molli…”.

Ecco, abbiamo compreso di cosa è malato Pellegrini. In concreto e parole povere, dolori lancinanti. Per alleviarli, la scienza medica, la legge, lo Stato, dicono che chi ne soffre può fare uso di derivati della canapa indiana: sostanza che tutti noi sappiamo essere una sostanza calmante, non certo un eccitante come altre; chi va in discoteca, per dire, è alquanto improbabile si faccia una “canna”, è qualcosa d’altro che assume, polvere o chimica che sia. Per i malati come Pellegrini lo Stato prevede la possibilità di poter fare uso dei derivati della canapa. Ma a questo punto conviene lasciare la parola all’avvocato Di Nanna: “Pellegrini è intollerante agli oppiacei. L’unica medicina efficace, è certificato, è la cannabis. La regione Abruzzo ha creato un fondo apposito per problemi di questo tipo: 50mila euro. Ma la legge è inattuata. La ASL prescrive la cannabis a Pellegrini e ottiene l’autorizzazione dal ministero a importarla dall’Olanda, ma non anticipa i soldi”. Pellegrini non ha le risorse economiche per far fronte alle spese. Con una colletta tra amici e conoscenti raccoglie i 500 euro necessari per tirare avanti le prime settimane, ma non si può sempre andare avanti con collette e prestiti. E’ costretto all’italico “fai da te”. Potrebbe rivolgersi al “libero” mercato clandestino: chi ti vende a prezzo modico della canapa indiana lo si trova ad ogni angolo, giorno e notte. Però alla fine, anche se in minima parte, si finisce sempre con l’ingrassare organizzazioni delinquenziali e mafiose. A Pellegrini non va bene; decide di coltivarsela lui, la quantità di “piantine” che gli occorre per ricavarne la sostanza che gli allevia il dolore. Non spaccia, non “offre”, “consuma” lui solo, per lenire il dolore che lo opprime. “Toc toc”, uomini in divisa si accorgono di lui, di quello che fa; la prima volta, nel 2003, sono tre giorni di cella. Nel 2005 sono tre mesi; nel 2008 un mese. Un via vai carcerario sempre per lo stesso motivo. Fino a quando non arriva la definitiva condanna: cumulo di pene, carcere per più di due anni. Pellegrini, l’avete capito, non è uno che sguazza nel denaro, come avvocato ne ha uno d’ufficio; che non chiede in tempo le misure alternative che in casi come questi sono previste; così Pellegrini finisce in cella: giornate intere trascorse disteso in terra, paralizzato dal dolore alla colonna vertebrale. Così lo trova Rita Bernardini, la radicale che periodicamente visita le carceri e credo le conosca meglio di un dirigente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. “Sta malissimo, i capelli completamente rasato”. E l’avvocato Di Nanna, che subentra a quello d’ufficio e prende a cuore la vicenda: “Sono in sette in una cella da tre. Lui è incompatibile con la detenzione. Non viene curato, fa yoga sulla branda e soffre. Non ha più sensibilità alle mani. E perché? Perché non ha voluto dare soldi alla criminalità”.

Già: perché tra le mille assurdità dell’attuale legge Fini-Giovanardi sulle sostanze stupefacenti c’è il fatto che se uno viene sorpreso mentre acquista droga (poco importa se “pesante” o “leggera”, la distinzione non conta), può sempre dire che è per uso personale, e si rischia una sanzione amministrativa. Se non si vuole ingrassare uno spacciatore, e la sostanza uno se la coltiva in casa per uso personale, scatta comunque la fattispecie dello spaccio, e allora la cosa diventa penale. Con varianti possibili: se coltivate piantine nel terrazzo di casa vostra, è reato; ma potete detenere i semi, “per collezionismo”.Voi penserete che una vicenda così strampalata, ma micidiale negli effetti pratici, si sarebbe dovuta risolvere in poche ore, non appena questo fascicolo fosse arrivato, che so?, nella scrivania di un giudice di sorveglianza o di una qualunque autorità dotata di scienza e coscienza.

Nel momento in cui leggerete questo articolo, Pellegrini è ai domiciliari, non più in carcere. Ma si sono dovuti muovere Bernardini presso il ministero di Giustizia; due avvocati radicali; un gruppo di dirigenti e militanti radicali che hanno effettuato uno sciopero della fame a staffetta per tenere alta l’attenzione sulla questione, e così finalmente la si è conosciuta. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando a questo punto ha avviato gli accertamenti preliminari e Pellegrini ha potuto lasciare il carcere dove è stato rinchiuso per ben due mesi. Poi ora bisognerà capire come potrà assumere la sostanza di cui ha necessità. La legge ancora non è attuata. Procurarsela nel “libero” mercato clandestino? Sarà autorizzato ad auto-prodursela?

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