Il dramma del terremoto, tra atti giudiziari, salvataggi e notti insonni contro gli sciacalli

Il dramma del terremoto, tra atti giudiziari, salvataggi e notti insonni contro gli sciacalli
Mentre la magistratura ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, su disastro legato al terremoto, in questo giovedì di fine agosto si è aperta una nuova pagina buia per le donne e gli uomini sopravvissuti al sisma: l’atto finale del riconoscimento di figli, madri, padri ed amici. Dalla mattinata sono state allestite le prime sale negli ospedali e nelle tendopoli, dove sarà possibile dare un nome alle centinaia di vittime di questa immane tragedia. Sono decine gli psicologi che assisteranno i parenti delle vittime, tra questi tanti medici dell’esercito, della protezione civile, semplici volontari che saranno chiamati a svolgere un compito ai limiti della resistenza per quello che in queste ore si troveranno di fronte: la disperazione delle famiglie coinvolte e il danno provocato dal sisma alle povere vittime. Tutti, o quasi, infatti, sono morti per traumi diffusi ed il riconoscimento diventa un atto ai limiti della resistenza umana. E mentre in centinaia dovranno compiere questo atto ufficiale ed impossibile da delegare, le operazioni di ricerca e soccorso vanno avanti.
 
L’ultima sopravvissuta ha otto anni, estratta dalle macerie e salva. Nulla da fare per la sorellina di 10 anni
 
E’ stata operata nella notte nell’ospedale di Ascoli Piceno, e sta bene, Giorgia, la bimba di 8 anni rimasta per 16 ore sotto le macerie della sua casa a Pescara del Tronto e salvata dai vigili del fuoco, che sono riusciti ad individuare la piccola nella serata di mercoledì. Dopo una lunga operazione di messa in sicurezza delle macerie che la circondavano, la bambina è stata estratta e portata in ospedale. Nulla da fare, purtroppo per la sorella della bambina, di 10 anni. Era stesa accanto a lei priva di vita. La bimba è diventata un simbolo della speranza a Pescara del Tronto.
 
Solo nelle prossime ore sarà chiarito il bilancio delle vittime definitive dell’Hotel Roma
Ma in questo giovedì scende il sipario anche su un altro simbolo di questo terremoto: l’Hotel Roma di Amatrice. Su questa storica residenza turistica, sembrerebbe ormai chiusa la contabilità delle possibili vittime. L’albergo, secondo le ultimi ricostruzioni, fatte in base alle testimonianze dei proprietari, entrambi feriti e ricoverati in ospedale a Rieti, parla di 32 ospiti  e di questi sono stati recuperati quattro corpi. La notizia è stata resa ufficiale dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, che ha anche precisato che circa la metà dei clienti dovrebbe essere riuscita a salvarsi. Di conseguenza, il numero delle vittime dell’hotel dovrebbe aggirarsi fra 15 e 20.
 
Molti sfollati preferiscono alle tendopoli l’auto per controllare e presidiare le proprie abitazioni
 
C’è poi la sofferenza degli sfollati. Una considerazione su tutto: le tendopoli allestite dalla Protezione Civile non sono state assolutamente riempite. Molti dei cittadini che non hanno più casa, hanno preferito restare in auto davanti alle loro abitazioni per contrastare possibili azioni degli sciacalli.
Nelle tendopoli e nei centri di accoglienza allestiti tra Lazio e Marche è trascorsa con tanti problemi la prima notte dopo il terremoto. Ad Arquata in provincia di Ascoli Piceno, oltre un centinaio coloro che hanno scelto le strutture messe a disposizione dalla Protezione civile. Altri hanno invece dormito nel palazzetto di Amatrice o nelle tende portate ad Accumoli. Quasi tutti sono riusciti a dormire o nelle loro auto o in tenda, anche se va detto erano in sistemazioni di vera e propria emergenza.
 
Contro gli sciacalli in campo nella notte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine
 
Per evitare il fenomeno dello sciacallaggio e far desistere dalla loro volontà di dormire in auto a presidio delle abitazioni centinaia di cittadini, l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato, insieme a Guardia di Finanza e Corpo Forestale dello Stato, hanno predisposto servizi mirati ed isolato in ‘aree rosse’, impossibili da raggiungere, tutte quelle parti di città che sono state letteralmente devastate e che potrebbero entrare nel mirino di malfattori e delinquenti. Purtroppo quello che insieme a tutto questo mette ancor di più a dura prova la resistenza dei sopravvissuti sono le scosse. Una potentissima nella notte tra mercoledì e giovedì, la seconda nel pomeriggio di questo 25 di agosto. Secca e violenta. Ha bloccato per alcune decine di minuti le operazioni di soccorso, per poi finire nel taccuino dello sciame sismico da registrare. Non a caso i soccorritori e gli esperti della Protezione Civile parlano proprio di questo come uno dei problemi che più gravano sulla resistenza psicologica e fisica dei sopravvissuti. Un punto d’ascolto psicologico è stato attivato nel campo di accoglienza di Pescara del Tronto. E’ in una delle tende all’ingresso dell’area e presso di esso opera uno psicologo della Protezione Civile. Obiettivo del punto di ascolto è di raccogliere le necessità degli ospitati nella tendopoli ed eventualmente intervenire. Già nelle ore successive al sisma ad Arquata del Tronto era intervenuto come volontario Sergio, psichiatra di Bologna che era in ferie a San Benedetto del Tronto. “Con mia moglie, medico, abbiamo lasciato i figli e i parenti – aggiunge – e siamo subito arrivati qua. Tra le persone che sono qui ho riscontrato piccole crisi d’ansia. Diversi piangono perché una situazione difficile, in particolare quando viene comunicato il decesso di qualche parente. Parliamo con loro, cerchiamo di dare fiducia, e solo quando il lutto completamente realizzato faremo interventi terapeutici più mirati”. Tra le necessità mediche riscontrate ci sono invece piccole patologie come diabete e problemi alla pressione. “Abbiamo comunque fatto tante ricette” si limita a spiegare la moglie dello psichiatra”.
 
La testimonianza del sindaco di Amatrice: “Oltre alla solidarietà umana c’è bisogno di quella economica”
 
Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, è intervenuto questa mattina su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano. Il sindaco di Amatrice ha parlato della notte appena trascorsa. “E’ aumentato in maniera esponenziale il numero dei morti accertati, siamo oltre ai 190. Si continua a scavare, ci sono delle zone dove sicuramente ci sono altri miei amici. Se ci sono notizie su persone che possono ancora farcela? Da ieri sera no. L’opera di soccorso è stata straordinaria”.
 
Pirozzi si è soffermato sull’opera di soccorso: “Forse ho avuto la fortuna, nel momento della disgrazia, di dire che il paese non c’era più, che avevamo bisogno di aiuto. Lì si è messo in moto un meccanismo straordinario, sono arrivati nel giro di 20 minuti i primi vigili del fuoco e lì si è messo in moto tutto. Io sono uscito di casa e non c’era più la porta storica dell’ingresso di Amatrice, che era del 1400. Quando cade la porta storica è segno di tabula rasa. E infatti il paese non c’è più”.
 
Sugli aiuti il sindaco Pirozzi è chiaro: “A costo di essere sfacciato, voglio essere sincero. Di generi alimentari ne stanno arrivando tantissimi, c’è il rischio che il cibo vada sprecato e questo non deve accadere. In questo momento, oltre alla solidarietà umana, e ce n’è tanta, c’è bisogno di contributi economici. Qui non c’è più niente. Bisogna pensare alla ricostruzione. Ad Amatrice servono soldi, non c’è più un’attività commerciale, non c’è più niente. Servono soldi”. Una battuta poi anche sull’ospedale di Amatrice: “L’ospedale è chiuso, ma non è il momento delle polemiche. Ci sarà tempo e spazio”.
 
“A Renzi ho detto che sono un allenatore di calcio e che non mollo. Lui mi ha detto che questa è una sfida importante per l’Italia. Amatrice deve vincerla. Da ieri sera porto la felpa con su scritto Amatrice. E’ la prima cosa che ho tirato fuori da casa quando ho abbandonato la mia abitazione. Ho detto a Renzi che sarebbe il caso si mettesse la felpa con su scritto Italia. Questa è una grande sfida per l’Italia. Il nostro cuore è spezzato, pensiamo a tutti quelli che qui hanno investito, con passione, sia politica che economica, e poi in dieci secondi hanno visto svanire tutto. Ma nessuna notte è tanto lunga da poter impedire al sole di risorgere. Per questo lo dico a voce alta, risorgeremo. Sono un uomo di montagna, non permetterò che su di noi si spengano i riflettori”.
 
La testimonianza del sindaco di Accumoli: “Ora c’è un momento di sconforto, ma siamo montanari caparbi. Ce la faremo”
 
“Come vedo il futuro di Accumoli? Ora c’è un momento di sconforto, ma ci crediamo. Siamo montanari caparbi e ce la faremo”. Così il sindaco Stefano Petrucci, ha risposto ai cronisti dopo una riunione operativa con i responsabili dei soccorsi in uno dei due tendoni nella piazza principale del paese. «Purtroppo ci sono 11 vittime, speriamo che questo numero, pure se alto, si confermi . Si tratta di famiglie giovani e di turisti. Servono generi di prima necessità, abbiamo parecchi alimenti in scatola ma servirebbero più proteine e più carne. I farmaci stanno arrivando. Oggi i Vigili del fuoco sono a disposizione per chi vuole andare in casa a prendere effetti personali. Mi raccomando nessuno vada da solo. Chi riesce ad andare via lo faccia. Qui si parla non di giorni ma di mesi”.
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