Turchia. Prosegue incessante la repressione di Erdogan, su docenti, sindacati, imam, giornalisti. Le reazioni in Italia

Turchia. Prosegue incessante la repressione di Erdogan, su docenti, sindacati, imam, giornalisti. Le reazioni in Italia

Circa 6.500 dipendenti del ministero dell’Istruzione della Turchia sono stati sospesi a seguito del tentato golpe del 15 luglio. Lo riferisce un funzionario turco. Ieri lo stesso ministero aveva sospeso 15.200 dipendenti e aveva revocato le licenze a 21mila insegnanti che lavoravano in istituzioni private in tutta la Turchia. Il rettore dell’università Gazi di Ankara, Suleyman Buyukberber è stato arrestato dalla polizia turca. L’accusa è di avere legami con Fetullah Gulen, miliardario e ideologo islamico autoesiliatosi negli Usa, ex alleato e attualmente nemico del presidente Recep Tayyip Erdogan, che lo ritiene la mente del tentativo di colpo di stato del 15 luglio.

La denuncia di Amnesty International

Amnesty International teme che il “massiccio giro di vite ordinato dalle autorità turche” dopo il fallito golpe della scorsa settimana si estenda fino a “censurare” gli organi di informazione e i giornalisti, soprattutto coloro che esprimono critiche rispetto alle politiche del governo. L’organizzazione chiede alle autorità turche di “rispettare i diritti umani e di non restringere arbitrariamente la libertà di espressione”. “Stiamo assistendo a una repressione di proporzioni eccezionali. Mentre è comprensibile e legittimo che il governo voglia porre sotto inchiesta e punire i responsabili del sanguinoso tentativo di colpo di stato, è doveroso che le autorità rispettino lo stato di diritto e proteggano la libertà di espressione”, ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International.

Susanna Camusso: “le libertà delle donne in pericolo”

“Le libertà delle donne sono la misura della democrazia e spero che di ciò ci si accorga prima e non dopo anni come è avvenuto in occasione delle altre rivoluzioni islamiche”, ha affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commentando quel che sta accadendo in Turchia, dopo il fallimento del colpo di Stato. A margine dell’assemblea della Fillea, Camusso ha inoltre sottolineato: “reintrodurre la pena di morte è un qualcosa che mi fa orrore ma anche la repressione delle libertà di insegnamento, sindacali e della divisione dei poteri rappresenta un qualcosa di rilevante”. Per la leader della Cgil, quindi, quel che sta succedendo a magistrati, professori, donne in questi giorni in Turchia “non risponde al classico ordinamento democratico”.

La manifestazione promossa da FNSI, Articolo21, Usigrai e Amnesty davanti all’Ambasciata turca

“Dopo il fallito golpe dei militari quello che sta avvenendo in Turchia in queste ore pensiamo che sia un vero e proprio golpe: migliaia e migliaia di persone sono sotto il tallone di una repressione violentissima. Questo è inaccettabile, ed è l’ennesima dimostrazione di autoritarismo del regime di Erdogan che da tempo, sta sopprimendo le libertà fondamentali”, ha affermato Nicola Fratoianni, coordinatore di Sinistra Italiana, intervenendo alla manifestazione promossa da FNSI, Articolo 21, Usigrai ed Amnesty davanti all’ambasciata turca a Roma. “Per questo – ha detto ancora l’esponente di Sinistra Italiana- dobbiamo non solo mobilitarci ma chiedere, pretendere, che l’Italia e l’Europa siano fermi con il regime turco, a difesa dei diritti civili ed umani, e che mettano in discussione gli accordi siglati finora con Ankara, a cominciare dal pessimo accordo sulla riammissione dei migranti in fuga dall’Isis e dalla guerra. La mobilitazione e l’indignazione civile non si possono fermare ora, nei prossimi giorni c’è bisogno di una grande risposta corale di forze politiche, sociali, intellettuali italiane al fianco del popolo turco”. Al sit in ha partecipato una folta delegazione di parlamentari della sinistra, dal vicepresidente della commissione Esteri del Senato De Cristofaro ai deputati D’Attorre, Fassina, Ferrara, Paglia, Bordo, Kronblicher, Nicchi, Ricciatti, Piras, Quaranta.

Gli studenti della Rete della conoscenza solidali con i loro colleghi e con i docenti turchi

La Rete della Conoscenza condanna i “provvedimenti repressivi del governo Erdogan contro la libertà di insegnamento e di opposizione”. “La situazione in Turchia – dichiara Martina Carpani, coordinatrice nazionale dell’associazione studentesca – peggiora giorno dopo giorno in seguito al tentato golpe di una parte delle forze armate”. “Nel mondo della formazione il colpo inferto dal regime è stato durissimo: 20.000 docenti di istituti privati sono stati privati della licenza di insegnamento, mentre 15.000 insegnanti del settore pubblico sono stati sospesi. Il governo ha inoltre richiesto le dimissioni di 1500 rettori universitari L’attacco repressivo colpisce anche migliaia di dipendenti in diversi settori della pubblica amministrazione, dalla polizia alla giustizia”. “Come soggetti in formazione esprimiamo la nostra totale solidarietà nei confronti di chi subisce la limitazione della propria libertà di insegnamento e di dissidenza verso il regime al potere. I saperi vivono di critica e denuncia della corruzione e delle ingiustizie insite nei sistemi di potere oppressivi, per questo Erdogan ha inferto un duro colpo al mondo della formazione. Tuttavia non ci limitiamo al ruolo di osservatori: rivendichiamo – conclude Carpani – l’immediata presa di posizione delle istituzioni italiane ed europee contro la repressione in atto in Turchia. E’ inaccettabile l’accordo tra UE e Turchia che provvede al finanziamento di Ankara in cambio del blocco dei percorsi migratori, una politica disumana concordata con un regime altrettanto insopportabile”.

Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana, al question time della Camera: “non ci siamo. Italia debole”

“Non ci siamo. Immaginavamo una risposta un po’ più forte, perché c’eè urgenza. E’ in queste ore che si stanno consumando le violazioni dei diritti umani, è in queste ore che scompaiono le persone, è in queste ore che vediamo le foto e le trasmissioni televisive con quei corpi denudati e ammassati all’interno di sale della morte e della tortura”. Questa la denuncia del capogruppo di Sinistra Italiana Arturo Scotto in Aula a Montecitorio nel corso della replica alla ministra Boschi durante il Question Time di SI sulla Turchia. “E’ necessario – sostiene Scotto – costruire subito una riunione delle leadership europee che sospenda il Trattato Ue sui migranti, che, tra l’altro, è costruito anche in violazione dei diritti umani, perché non sappiamo se i migranti che arrivano in Turchia fanno la stessa fine dei dissidenti politici”, prosegue Scotto. “Occorre dire subito che non si procede alla liberalizzazione dei visti e occorre fare una pressione economica e diplomatica molto più forte nei confronti della leadership turca. Leadership che si sta rivelando sempre più incompatibile con i principi dell’Unione europea”.

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