Ora Renzi inventa un comitato, “Sinistra per il Sì”. C’è un po’ di tutto, di più, ma è solo Pd allineato

Ora Renzi inventa un comitato, “Sinistra per il Sì”. C’è un po’ di tutto, di più, ma è solo Pd allineato

Al Pd non bastavano i comitati di sua emanazione per il “sì” nel referendum costituzionale. Non bastava la campagna che le televisioni e i media, anche in questi giorni in cui in Europa, nel mondo avviene di tutto, di più, stanno facendo a favore della riforma, meglio nota come “deforma” della nostra Costituzione. Ovviamente non si parla delle modifiche, non si illustrano, anche se tutti i Democrat che occupano il piccolo schermo partono proprio dal fatto che il dibattito si dovrebbe svolgere sul testo della riforma. Poi fanno subito una inversione di tendenza e recitano il breviario messo a punto dalla ministra Boschi su traccia degli “esperti” renziani.  Sembra si siano liquefatti al solleone di questo fine luglio  i  numeri uno, se mai ci sono stati, che hanno lavorato a sciupare la nostra Costituzione. Non è aria, meglio scomparire e mandare in prima fila i pasdaran renziani che si occupano dell’Italicum. Temerari in assoluto visto che tutti  vogliono cambiare questa pessima legge. Il presidente emerito Napolitano, strenuo sostenitore della riforma costituzionale, anche se qualche dubbio comincia a mostrarlo, ne ha fatto un punto di orgoglio ed ha invitato Renzi a darsi da fare. Il presidente in carica, mostra fastidio solo a sentir parlare di referendum, date possibili per lo svolgimento, di  Italicum. Eppure si tratta della Costituzione, lo stesso Italicum la mette in pericolo, e lui, Mattarella ne è il tutore.

Dicevamo che tutto ciò non basta a Renzi Matteo. Il referendum e l’Italicum sono la sua ossessione, ormai ovunque si trovi, con chiunque parli, arriva sempre il momento in cui prende fiato, alza gli occhi al cielo, e giù con le riforme che solo lui è stato capace di portare a casa. Ha smesso di fare lo sbruffone, se perdo me ne vado, lascio la politica. Ora è più accomodante. Dice addirittura che si rimette al Parlamento. Pensate quanti pensieri toglie a Mattarella. Fino ad oggi al Parlamento ha chiesto tante fiducie. Ora concede a deputati e senatori il diritto a dire la loro. Ma al tempo stesso blinda la maggioranza, i suoi, guai a sgarrare

Operazione trasformismo gestita dal ministro Martina. Come a Milano e Cagliari

Addirittura, lo apprendiamo da Repubblica, sempre bene informata sulle mosse del  giovanotto di Rignano, ha promosso la formazione di un comitato che si è autodefinito “Sinistra per il “sì”. Titolo dell’articolo: “Martina lancia un ponte a sinistra per il Sì”. Incuriositi siamo andati a leggere di quale ponte si tratti e di quale sinistra si tratti visto che quella del Pd, quella ufficiale, ha annunciato che voterà no. Scopriamo così che c’è una “sinistra” sotterranea guidata dal ministro Martina, che occupa quel posto come un para-renziano. Lo affianca il ministro Orlando, rappresenta i giovani turchi di Orfini che esistono solo in quanto ricoprono incarichi e all’occorrenza danno sempre una mano a Renzi, talora anche più in là dei renziani. L’obiettivo di Martina  è la costruzione di un  ponte fra le ragioni del sì e “un   mondo largo di sinistra che non ha ancora deciso come votare”. Andiamo avanti nella lettura degli obiettivi indicati da Martina. “L’idea è di fare come a Milano, così come a  Cagliari, dove siamo riusciti a costruire un fronte progressista largo. Per vincere è necessario che la sinistra sia in campo, convincere gli incerti che l’innovazione della seconda parte della Costituzione è fondamentale per difendere i principi e i valori della prima parte”. L’operazione, come risulta chiaro da queste parole pronunciate da Martina ha ben poco a che fare con il referendum e con l’Italicum. Guarda più in là. Punta a ripetere operazioni, appunto Milano e Cagliari, che hanno diviso la sinistra, Sinistra italiana.

I promotori del comitato con in testa Fassino, Finocchiaro, Violante. Ma quale sinistra?

L’obiettivo di Renzi sono le elezioni, il rischio di perderle, di consegnare il paese ai grillini. Ha bisogno di una finta sinistra, una ruota del carro da inglobare, un’operazione di trasformismo cui, in questo paese, si trova sempre chi si presta. Dalle ossessioni del premier nasce il comitato che si professa di sinistra. Quale sinistra? C’è di tutto, di più. Si parte da chi ha collaborato anche materialmente a scrivere articoli  che  smantellano l’attuale Carta. Non è un caso che fra i firmatari ci sia Anna Finocchiaro, la presidente della Commissione che, su indicazioni del premier, ha gestito tutta la partita. Sarebbe strano che facesse il tifo per il no. C’è Piero Fassino sconfitto a Torino perché gli sono mancati i voti di sinistra, ora lui si definisce di sinistra. C’è Luciano Violante che a quei testi ha lavorato e che proprio qualche sera fa ha ricordato che gli “esperti” che facevano parte di un gruppo di lavoro del Pd alla fine erano tutti contrari alla riforma. Lui  stesso ne ha dette peste  e corna sull’Italicum e quando gli hanno chiesto come voterà ha detto che ci deve pensare. Il pensiero è stato così rapido che dalla trasmissione tv al comitato il balzo è stato felino. Ci sono altri i cui i connotati di sinistra, se mai vi sono stati si perdono nella notta dei tempi, dall’ex ministro Luigi Berlinguer di cui si ricorda una riforma della scuola non proprio di sinistra, a Sergio Zavoli, sempre estraneo ad aree e correnti, socialista non craxiano, Beppe Vacca, presidente dell’Istituto Gramsci, dimentico della sua storia, così come l’ex operaista Mario Tronti che non ha mai spiegato perché sostiene riforma della Costituzione e Italicum, torna a farsi sentire il filosofo Salvatore Veca, comprensibile l’adesione del sindaco di Bologna  che deve farsi perdonare la “colpa” di aver firmato un referendum promosso dalla Cgil per il ritorno dell’articolo 18.

Strappo di Chiti,  combattente contro riforma e Italicum, ora paladino del Sì

E c’è anche Vannino Chiti, uno  più accaniti  combattenti contro la riforma della Costituzione e dell’Italicum. Dirà che ora tutti vogliono cambiare l’Italicum, che questa è stata la sua battaglia. Noi ricordiamo interventi più di sostanza, molto netti.  Basta l’assicurazione di Renzi che deciderà il Parlamento? E cosa deciderà. Davvero va bene a Chiti che ci sia un Senato come quello che comunque si delinea? E chi sarà chiamato a presiederlo. La corsa pare già iniziata. Infine arriva al comitato anche Cesare Damiano. Non poteva lascia solo Fassino per il quale a Torino ha fatto campagna elettorale. Perdente.

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