L’Italia soffoca, non solo per il caldo. L’industria perde colpi. Banche: Padoan sotto tiro, non all’altezza. Letta e Boccia, attenti a quei due. Berlusconi cerca un clone, Parisi

L’Italia soffoca, non solo per il caldo. L’industria perde colpi. Banche: Padoan sotto tiro, non all’altezza. Letta e Boccia, attenti a quei due. Berlusconi cerca un clone, Parisi

Un’Italia arroventata, lo sarà di più nel mese di agosto. Bollini neri, rossi, traffico impazzito. Ma lo si è già visto: ci sono dei cretini che, malgrado i sindaci cerchino di farli rinsavire, fanno aprire cantieri, su strade come l’ Aurelia, fra Viareggio e Roma. Lavori in corso, un sola corsia, più di cento chilometri a passo d’uomo, sabato, quando la gente si muove per una giornata di mare. Perché di più non ci si può permettere.

Scampoli di un’italietta che si prepara alle ferie. Sciopero di controllori di volo e ferrovieri

Aggiungete uno zuccherino, si fa per dire, tipico di questa stagione. Il rinvio di vertenze importanti, o meglio il trascinamento come avviene nel settore dei trasporti, tanto da arrivare ai giorni cruciali dell’estate. Accade così che questo sabato scioperano i controllori di volo, dalle 10 del mattino per 24 ore. Sciopero indetto da tutte le sigle sindacali del trasporto aereo. Sempre sabato, dalle ore 21, scioperano per 24 ore anche i ferrovieri i cui riflessi si avranno in particolare sui treni locali. Scampoli di un’italietta che si prepara al periodo feriale come meglio può. Non è una novità però che questa volta non soffochiamo solo per il caldo, per la disorganizzazione, per la cialtroneria di chi lascia marcire vertenze, di chi apre cantieri che dovevano essere aperti molti mesi fa. Il Bel paese soffoca, scricchiola perché l’economia sta lentamente, ma inesorabilmente, franando. Ormai ogni volta che Istat, diciamo Istat non un pericoloso centro studi di rivoluzionari, professori gufi direbbe Renzi Matteo, diffonde i dati relativi alla situazione del  Paese, le campane suonano a morto. La ripresa non c’è, ormai non si può neppure dire che c’è ma è lenta. No, si va proprio all’indietro. Ora anche i commentatori più renziani che albergano nei giornaloni parlano di “frenata”, quasi che si fosse presa una rincorsa. Lasciamo perdere, così sono i nostri scriba. I numeri parlano chiaro, confermano quanto previsto dal Fondo monetario internazionale,  ancor prima dalla commissione dell’Unione europea. Dice Istat: l’industria italiana rallenta a maggio e dà maggior peso ai timori dei principali osservatori che vedono una frenata della ripresa italiana, che come tutte le economie europee soffrirà ancor di più per l’incertezza legata alla Brexit.

Industria: flessione sia nel fatturato che negli ordinativi. La ripresa “frenata”

A maggio, rispetto al mese precedente, nell’industria si rileva una flessione sia del fatturato (-1,1%), sia degli ordinativi (-2,8%). “La diminuzione del fatturato mostra andamenti simili sia sul mercato interno (-1,1%) sia su quello estero (-1,2%). Il calo degli ordinativi è dovuto soprattutto al mercato estero (-5,7%). Il bilancio è profondamente negativo – dice Istat – anche nel raffronto con l’anno scorso: correggendo i dati per tenere conto del fatto che i giorni lavorativi sono stati 22 (contro i 20 di maggio 2015), il fatturato totale registra un calo del 2,7%, con una riduzione del 2,5% sul mercato interno e del 3,0% su quello estero. Vediamo anche il dato medio degli ultimi tre mesi, nei quali l’indice complessivo del fatturato diminuisce dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,4% per il mercato interno e -0,1% per quello estero), per quello degli ordinativi mostra una flessione del 3,1%”. Se questi dati li mettiamo insieme a quelli che registrano il flop del jobs act e l’aumento dei voucher, non c’è bisogno di ulteriori commenti: il fallimento delle politiche governative è sotto gli occhi di tutti.

Siluro al governo nell’intervista del presidente Pd della Commissione Bilancio della Camera

Non siamo solo noi, gufi, rivoluzionari, a dirlo. Basta leggere l’intervista rilasciata al Fattoquotidiano da un Pd doc, Francesco  Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera sulla situazione delle banche italiane, Monte Paschi in particolare. Leggiamo il titolo che corrisponde al testo, cosa encomiabile visto che i nostri scriba riescono perfino a titolare le interviste come meglio credono e come  meglio rispondono alle linee renziane dei media. Titolo: “Da tre anni si sa che servono almeno 20 miliardi. Basta scorciatoie. Padoan non è stato all’altezza. Adesso non si può più tacere”. Una documentata intervista in cui alla domanda chiave rivolta all’esponente del Pd, mentre il governo dice che la situazione delle banche italiane è solida, Boccia smonta punto per punto questa tesi. Sono “tutti ignavi”, esplode Boccia, “coloro che dicono questo. Solido – prosegue – è il risparmio degli italiani, e basso e il debito privato. Ma le aziende sono in crisi e le banche sono aziende. Da tre anni dico queste cose, in Parlamento, nel rapporto con il governo e con il partito”. A proposito di questa intervista c’è già chi mette in rapporto l’attacco di Boccia alla politica governativa espressa dal suo massimo esponente, il ministro Padoan, con il ritorno sulla scena di Enrico Letta, il quale per un periodo non ha più fatto alcun riferimento alla politica italiana, occupandosi solo del suo incarico di professore a Parigi. Da qualche tempo è tornato a parlare di cose italiane, non proprio in modo benevolo nei confronti di Renzi, colui il qualche gli aveva detto di “stare sereno” e poi lo defenestrò.

Pd, perfino il clone di Renzi, Luca Lotti, ammette che al Pd serve una “aggiustatina”

Sempre in riferimento al Pd perfino il braccio destro di Renzi, Luca Lotti, dice che c’è qualcosa da aggiustare. “Qualcosa in due anni di nostra segreteria non è andato bene – afferma – perché alcuni risultati lo testimoniano. Ebbene, lì dobbiamo andare a interrogarci su dove e come la forma di partito che stiamo portando avanti nel territorio, raccontandola nelle nostre federazioni, sta sbagliando in alcuni aspetti”. E allora, chiarisce, “non so se sarà giusto avere un vice-segretario o se sarà opportuno continuare con due vice-segretari, oppure cambiare l’organizzazione con gli enti locali. Forse non è un problema solo di organizzazione, un vice o due vice”. Ma  a Lotti non si può chiudere di più.

Finocchiaro se la prende con Napolitano. Italicum non si tocca

A completare il quadro ci mancava Berlusconi. Di  Renzi non c’è niente da dire, vive chiuso nella sua ossessione, referendum, Italicum. Aveva annunciato la nascita di decine di migliaia di comitati per il sì, non risultano. In compenso ormai quasi tutti anche nel Pd, dopo l’intervento di Napolitano, vedono di buon occhio la modifica della legge, via il ballottaggio. Ci resta Anna Finocchiaro ed alcuni altri affezionati. Si preoccupano che non si trovi una larga, solida, maggioranza coesa. Ridicolo, ci scusi Finocchiaro, perché riforma costituzionale e Italicum sono state approvate da larghe maggioranze o da voti di fiducia?

Il ritorno del Berlusca.  A pranzo ad Arcore un sì, a collo torto alla “offerta” di Parisi

Più interessante il ritorno del Berlusca. Dagli anfratti della politica dove il centrodestra si è rintanato, frantumato, spezzettato, l’ex cavaliere uscito dall’ospedale ha ripreso nelle mani il bastone del comando. Il giorno prima di un pranzo con vecchi e nuovi amici, StefanoParisi, il candidato a sindaco di Milano per il centrodestra, Salvini compreso, sconfitto dal suo omologo Sala, ha fatto sapere che lui, quasi quasi, sarebbe disponibile a diventare il leader del centrodestra nazionale. Si è scatenata la bagarre. In testa Brunetta, infuriato. Ma Berlusconi ha subito fatto sapere che la  disponibilità di Parisi era la benvenuta. I colonnelli, Gianni Letta in testa, hanno subito fatto sapere che non c’era trippa per gatti. Parisi era il candidato ideale. La cosa è stata ufficializzata un pranzo in villa, ad Arcore, Villa San Martino (nello steso salone in cui si svolgevano le “feste” con le olgettine?). Fra  gli invitati, oltre ai capigruppo Romani e Brunetta, anche Gelmini, Bernini, Matteoli, Toti, Carfagna, Gasparri e i consiglieri di Berlusconi, Nicolò Ghedini e Valentino Valentini. A conclusione del pranzo una nota ufficiale  della segreteria di Berlusconi in cui si afferma che il presidente di Fi Silvio Berlusconi “ha posto con forza la necessità  di rilanciare l’azione politica di Forza Italia, per riannodare i fili del dialogo con quel popolo di centro destra che continua ad essere maggioranza nel Paese”.

La campagna per il “no” al referendum ricompatta Forza Italia

“I partecipanti all’incontro – si legge – hanno condiviso l’intento del presidente Berlusconi di rafforzare l’organizzazione del partito e di rilanciare l’iniziativa politica, attorno  alla quale ricompattare Forza Italia e riconnetterla con il suo elettorato di riferimento, che sarà la campagna per il no al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali del governo Renzi. Tutto questo -prosegue la nota – anche attraverso l’apertura al contributo di chi intende condividere questo percorso politico a cominciare dai protagonisti delle recenti elezioni amministrative come Stefano Parisi”. Insomma un ok, anche se dato in modo felpato, alla leadership di Parisi. Come ai vecchi tempi, Berlusconi dice e l’esercito obbedisce. Un esercito in disarmo. Ma non si sa mai.

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