Intervista del segretario generale Cisl dà per cosa fatta l’accordo con il governo sulle pensioni. Da Palazzo Chigi un freno. Per rispondere alle richieste mancano le risorse. Resta il vergognoso prestito ventennale

Intervista del segretario generale Cisl dà per cosa fatta l’accordo con il  governo sulle pensioni. Da Palazzo Chigi un freno. Per rispondere alle richieste mancano le risorse. Resta il vergognoso prestito ventennale

Prende il via con un’intervista dell’Avvenire al segretario generale della  Cisl, Annamaria Furlan una campagna di stampa secondo cui ormai fra governo e sindacati siamo, di fatto, ad un accordo sia sul tema delle pensioni, la flessibilità in uscita in particolare, e qualche intervento sulle pensioni  più basse, sia per quanto riguarda il contratto dei pubblici dipendenti. L’intervista sprizza ottimismo da tutti i pori, tanto da prevedere la chiusura positiva del tavolo di confronto per la fine del mese di settembre. Dopo le ferie ancora due “tavoli tecnici” che hanno già individuato le priorità, poi l’incontro definitivo. “Se il governo rispetta le parole date – afferma Furlan – l’accordo si può stringere per la fine  di settembre”.

Una  campagna di stampa orchestrata da Palazzo Chigi. Il ruolo del sottosegretario Nannicini

Parte da qui, da questa intervista, una campagna di stampa messa su in poche ore da Palazzo Chigi, dal sottosegretario alla presidenza, Tommaso Nannicini, l’uomo  di fiducia di Renzi Matteo che, in difficoltà sul versante del  referendum costituzionale, su quello dell’Italicum, sotto continuo ricatto degli alleati di governo, con Alfano che torna ad annusare gli ex colleghi di partito, quelli di Forza Italia, ha bisogno di prepararsi a eventuali nuove elezioni  con la logica che gli è propria. Quella della distribuzione di risorse, scarse quanto mai, che possono comunque avere riflessi positivi sui risultati elettorali vista la parabola discendente del Pd, segnalata da tutti i sondaggi, superato dai Cinque stelle. La perdita secca nelle recenti elezioni amministrative brucia ancora.

Titolone di Repubblica: l’accordo è cosa fatta. Addirittura la sigla a metà settembre

Il terreno più fertile, allo stato attuale, su cui puntare è quello dei tavoli di confronto con i sindacati, da sempre negati dal premier, cui oggi è costretto a ricorrere. Non è un caso che il bollettino di Palazzo Chigi, intendiamo Repubblica, titoli già in prima pagina “Dati Istat sul trimestre: Renzi, fatti non parole, Jobs Act, 27 mila posti in più. Pensioni trovato l’accordo”. All’interno ancora un titolo più netto: “Pensioni, accordo a metà settembre, Ape, quattordicesima e meno Irpef. Vertice con il ministro Poletti: “Risorse rilevanti a disposizione. Fondi raddoppiati per il prestito previdenziale. I sindacati soddisfatti. Alla ripresa, settembre, tavolo con Confindustria”. Verrebbe voglia di dire troppa grazia sant’Antonio. E arrivano gli altri giornali collaborazionisti di Palazzo Chigi.

I media nascondono il fatto che cresce la disoccupazione. Le contorsioni dell’Istat

Si nasconde perfino il fatto che  proprio l’Istat, nelle sue  contraddittorie stime, rende noto che la disoccupazione nel mese di giugno è risalita all’11,6%. Ma questo dato, a partire dalla Rai, viene ignorato. Dice l’Istituto che ciò è dovuto ai cosiddetti inattivi (una voce che esiste solo nel nostro paese) che ora si sono messi a cercare lavoro e quindi finiscono per accrescere il numero dei disoccupati. Davvero geniali questi ricercatori. Sia chi cerca lavoro e non lo trova e chi non lo cerca neppure, sempre disoccupati sono. La stessa Annamaria Furlan nella  sua intervista in laude del governo parte proprio dal fatto che per il quarto mese consecutivo, come dice Istat, c’è un segno più sull’aumento degli occupati, “e questo – afferma Furlan – è certamente un dato positivo”. Dimentica il segno più anche sulla disoccupazione. Certo, dice che quasi tre milioni di disoccupati, bontà sua, sono un problema. Scrive Avvenire nel presentare l’intervista che “Furlan guarda con il consueto realismo  alla fotografia  dell’occupazione”.

Forse la segretaria generale della Cisl ha informazioni che i suoi colleghi di Cgil e Uil non hanno

Passiamo agli accordi che sarebbero in dirittura di arrivo. Per quanto riguarda i contratti del pubblico impiego afferma che “il blocco per sette anni è stato una palese ingiustizia ed è importante che il governo pensi a stanziare risorse adeguate”. Furlan deve godere di  fonti privilegiate perché Cgil e Uil  nelle dichiarazioni dei segretari generali chiedono certezze, le risorse di cui parla la stessa ministra Madia sono irrisorie “simboliche”, riconosce lo stesso  premier, ma più in là non si va e con la legge di stabilità da mettere a punto il problema risorse adeguate, come chiedono i sindacati, sarà di difficile soluzione. A meno che la segretaria generale della Cisl, non dimentichiamo che questa organizzazione ha raccolto circa 150 mila firme per il “sì” al referendum per conto del Pd, abbia sue proprie fonti di informazione. E per le pensioni, dice Furlan, “se il governo rispetta le parole date e confermerà nei fatti di cui ha parlato anche oggi (nell’incontro di venerdì con Poletti e Nannicini ndr) l’accordo si può stringere per fine settembre”.

Il piano del governo fa centro sull’Ape, il prestito per ottenere la flessibilità in uscita

Già Nannicini gela sia Poletti che Furlan a proposito di “risorse rilevanti” a  disposizione annunciato dal ministro Dice  il sottosegretario: “Per la fine di settembre sarà pronto il piano per la riforma delle pensioni del Governo” ma anticipa  che “non potremo rispondere a tutti i punti sul tavolo, ci vorrebbe uno sforzo finanziario che al mo­mento non è nelle nostre possibili­tà. Vogliamo arrivare a settembre con un quadro definito. Tutti ci auguriamo che ci sia qualcosa da firmare insieme ai sindacati. L’orizzonte temporale è questo. Dobbiamo accelerare”. La misura su cui si concentrerà il governo è l’Ape che significa “anticipo pensione”. Tradotto: il prestito ventennale cui dovranno ricorrere i lavoratori che intendono ricorrere alla flessibilità, anticipando di tre anni il pensionamento. Una fissa di Renzi Matteo. Nannicini precisa, quasi una presa in giro, che “non sarà un mutuo, perché non rischi niente, né rischiano i tuoi eredi e non si andrà in banca per ottenerlo ma all’Inps”. Ma sempre prestito ventennale che devi restituire. Noi lo riteniamo un insulto a chi ha lavorato per tanti anni, una proposta non dignitosa, che non rispetta l’anziano. Ci sono altre vie di uscita come le proposte del Pd Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera. Perché si insiste sul prestito? Furlan non ne parla nella sua intervista.

Il bluff sulla quattordicesima. C’è già. Verrebbe estesa a chi ha un assegno di mille euro

Fra le cose che indica Nannicini, alcune più che doverose, come l’ampliamento dei lavori usuranti,  un edile non può salire sulle impalcature a settanta anni. Poi l’annuncio clamoroso, titolone di Repubblica, la quattordicesima. Ma esiste già, viene assegnata soltanto a redditi fino a 750 euro che potrebbe essere attribuita fino a redditi di 1000 o 1200 euro. Certo meglio che niente, anche misure a pioggia, di natura elettorale. Ma, se non andiamo errati, Cgil, Cisl, Uil anche nelle manifestazioni che si sono svolte in tutto il paese hanno parlato  di riforma  della legge Fornero. Altra cosa rispetto alle anticipazioni rese note dal sottosegretario Nannicini. Così come sarebbe interessante che il ministro Poletti quantificasse le “rilevanti risorse a disposizione”. Ci risulta che neppure ai tavoli con i sindacati  abbia messo nero su bianco. E la legge di stabilità stando a questi chiari di luna non  sembra una strada in discesa. L’ottimismo ci sembra fuor di luogo. La strada per cambiare la struttura della Fornero è tutta in salita.

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