Amministrative 2016. Le poste in gioco nelle grandi città. Il pericolo astensione. Probabili ballottaggi ovunque

Amministrative 2016. Le poste in gioco nelle grandi città. Il pericolo astensione. Probabili ballottaggi ovunque

“Lo spettro dell’astensione sul voto in Italia”: l’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, titola l’articolo sulle elezioni amministrative di domenica. “Il massiccio astensionismo”, prosegue l’Osservatore, “sembra essere infatti uno dei pochi dati certi di questa consultazione. Gli ultimi sondaggi effettuati attribuiscono ai disertori delle urne percentuali altissime. Un elemento che rende qualsiasi analisi politica ancora più complicata di quanto già sia”. E commentando il fatto che il premier Matteo Renzi ha insistito nello spiegare che il voto non avrà alcuna ripercussione sul Governo, “come è sempre accaduto nella storia delle consultazioni amministrative italiane – scrive l’Osservatore Romano -, saranno i risultati a determinare se a Palazzo Chigi si potrà continuare a lavorare con maggiore o minore serenità o in mezzo a tensioni inevitabili”. Il quotidiano della Santa Sede mette anche l’accento sul “proliferare delle liste civiche”, “in tanti casi semplici camuffamenti per attrarre gli elettori delusi dai partiti tradizionali”, nelle quali “troppo spesso figurano personaggi che, per la loro presunta prossimità a organizzazioni malavitose o per trascorsi poco limpidi, sarebbero impresentabili sotto il simbolo dei partiti nazionali”. L’Osservatore coglie alcune importanti particolarità politiche di queste elezioni amministrative del 5 giugno del 2016, sulle quali l’analisi è puntuale, e le preoccupazioni condivise. Soprattutto, anche al di là del Tevere, si fa presente che i risultati di domenica notte avranno forti ripercussioni sull’attività di governo, anche per la duplice funzione di Renzi di essere assieme premier e segretario del Pd, che resta il maggior partito nazionale. Le ultime elezioni locali, dalle regionali emiliane del novembre 2013 a quelle del 2014 in Toscana, Umbria, Marche, tra le altre, il dato costante è stato proprio il dato altissimo dell’astensionismo, addirittura del 37% in Emilia Romagna, risultato che ha posto un evidente problema di legittimità politica, dal momento che quel governatore è stato eletto dal 18% degli elettori. Se la tendenza all’astensionismo forte sarà confermata anche il 5 giugno, dovremo tutti fare una riflessione proprio “sull’assenza” dalle urne come segnale e come critica alla legittimazione politica. Ne riparleremo a risultato acquisiti.

La grande partita della capitale: 5 candidati, 5 diverse biografie politiche, 5 modi di intendere la politica e l’amministrazione

Per quanto riguarda le città al voto, non vi è dubbio che sarà la sfida di Roma a tenere banco domenica notte quando si chiuderanno le urne. Roma torna infatti al voto in anticipo dopo le dimissioni di Ignazio Marino, primo cittadino in Campidoglio per soli due anni, e la poltrona di sindaco è contesa tra 5 candidati di cui due appartenenti al centrodestra e due al centrosinistra. È infatti nella capitale che risulta più evidente lo sfaldamento dei due schieramenti. Ecco i candidati in corsa nella zona del centro e della sinistra: Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, ex radicale, ‘romano de Roma e romanista’ è candidato per il centrosinistra dopo aver vinto le primarie lo scorso marzo. Classe 1961, conosce i meccanismi burocratici del Campidoglio essendo stato dal 1993 al 2001 capo segreteria del sindaco Francesco Rutelli, entrando nel novero dei ‘Rutelli boys’ assieme a Filippo Sensi, Paolo Gentiloni e Anzaldi, oggi tutti sostenitori di Matteo Renzi.

Stefano Fassina, romano, nato nel 1966, è principalmente un economista, attualmente deputato di Sinistra italiana ed è stato viceministro dell’Economia in quota Pd sotto il dicastero di Fabrizio Saccomanni nel governo Letta. È stato editorialista de l’Unità e ha all’attivo numerose pubblicazioni di scienza economica anche in collaborazione con altri studiosi, fra i quali il più volte ministro Vincenzo Visco. Il 24 novembre 2009 è scelto come responsabile nazionale Economia e Lavoro del Partito Democratico nella segreteria nazionale del neosegretario Pier Luigi Bersani. Nel 2010 è tra i fondatori della corrente dei cosiddetti “Giovani turchi”, da cui prenderà tuttavia progressivamente le distanze, fino ad abbandonarla nel 2013. Il divorzio dal Nazareno lo porta poi ad abbracciare il nuovo progetto politico con Sel di Sinistra italiana.

Candidata del Movimento 5 Stelle è Virginia Raggi. Nata a Roma nel 1978 è cresciuta nel quartiere San Giovanni-Appio Latino. Laureata in giurisprudenza all’Università Roma Tre oggi è avvocato civilista, nello studio Sammarco. Nel 2013 è stata eletta portavoce consigliere Capitolino nelle liste pentastellate e in Campidoglio era membro delle Commissioni scuola, politiche sociali, cultura, politiche giovanili, Roma Capitale, politiche comunitarie e poi garanzia e trasparenza. Nel 2016 vince le primarie sul blog di Beppe Grillo e diventa la candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle per Roma.

Sul fronte delle destre, Giorgia Meloni è la candidata di Fratelli d’Italia e Lega Nord. Inizia il suo impegno politico a 15 anni fondando il coordinamento studentesco ‘Gli Antenati’. Nel 1996 diventa responsabile nazionale di Azione Studentesca, il movimento studentesco di Alleanza Nazionale e rappresentante al Forum delle associazioni studentesche. A 29 anni, nel 2006, Meloni viene eletta alla Camera dei Deputati nella lista di Alleanza Nazionale nel collegio Lazio 1 e dal 2006 al 2008 ricopre la carica di vicepresidente della Camera dei Deputati. Nel 2008 torna in Parlamento con il Popolo della Libertà e Silvio Berlusconi la propone come ministro della Gioventù, con risultati deludenti. Nel dicembre 2012 lascia il Popolo della Libertà per fondare, insieme a Guido Crosetto e Ignazio La Russa, il movimento politico ‘Fratelli d’Italia – Centrodestra nazionale’. Dopo lo strappo con Silvio Berlusconi sulla candidatura a sindaco di Roma, con l’appoggio di Matteo Salvini, il 21 aprile 2016, Meloni decide di correre per la poltrona di primo cittadino in Capidoglio.

Il candidato outsider è Alfio Marchini. Nato in una famiglia di imprenditori romani, che operavano principalmente nel settore delle costruzioni, Marchini fa parte di una famiglia di partigiani con il nonno Alfio che ha guidato la Resistenza romana partecipando, tra l’altro, alla liberazione di Sandro Pertini da Regina Coeli e guadagnandosi l’Ordine militare d’Italia. Marchini è diventato il candidato di Forza Italia dopo lo strappo di Silvio Berlusconi con gli alleati Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Imprenditore dal 1989, dal 1998 guida le attività imprenditoriali della famiglia soprattutto fuori dall’Italia. Nel giugno del 1994 viene nominato, dai presidenti di Camera e Senato, membro del consiglio di amministrazione della Rai e dal luglio 1994 diviene presidente del Cda di Sipra, la concessionaria di pubblicità della Rai. A dicembre 1994 si dimette dall’incarico in Rai a causa del disaccordo sulla strategia aziendale e sulle nomine realizzate dall’allora governo Berlusconi.

Milano: i giochi sembrano ormai fatti. Al ballottaggio prevedibile sfida tra Sala e Parisi

Dopo Roma è Milano la città che darà il segno della vittoria politica, o della sconfitta. “Se vinciamo a Milano – dice un renziano – il pareggio lo abbiamo portato a casa. Se poi Giachetti arriva almeno al ballottaggio, sarà difficile rimproverarci qualcosa su Roma, considerando dove eravamo solo qualche mese fa dopo mafia capitale”. Una vittoria del candidato Pd, poi, taglierebbe definitivamente le unghie alla minoranza. “Può succedere di tutto”, dice un bersaniano. “Noi, chiaramente, faremo la conta delle città che governavamo prima e di quelle che governeremo dopo queste elezioni. Ma è chiaro che Renzi canterà vittoria se vince Milano e arriva almeno al ballottaggio a Roma…”. In quel caso, gli spazi per la minoranza si ridurrebbero parecchio. In particolare, diventerebbe molto più complicata la vera partita, ovvero il referendum di ottobre sul quale Renzi ha puntato tutta la posta dicendo “se perdo me ne vado”. Spiega ancora il parlamentare vicino a Bersani: “Decideremo dopo le amministrative come comportarci al referendum, perché se le elezioni vanno male significherebbe che il fronte che si oppone a Renzi ha qualche chance di ottenere un risultato ad ottobre”. Bersani, ai suoi, ripete da tempo che “Renzi non si batte dentro al Pd”, per l’ex segretario il premier può essere sconfitto solo se cambia qualcosa nel Paese. A Milano sono nove i candidati che corrono per diventare sindaco ma, secondo quanto sembra emergere dai sondaggi, la sfida è a due. Quella tra il candidato del centrosinistra ed ex commissario Expo, Giuseppe Sala, e del centrodestra, Stefano Parisi: sono loro che potrebbero sfidarsi all’eventuale ballottaggio del 19 giugno. I due sono entrambi ex manager che si sono dedicati alla politica: Giuseppe Sala ha vinto le primarie del centrosinistra e Stefano Parisi è stato scelto dai leader della coalizione di centrodestra, che a Milano, a differenza che nella capitale, corre unita. Sala è sostenuto dal Pd, dall’Italia dei Valori, da Sel, Verdi (con la lista Sinistra X Milano). Parisi è appoggiato da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Milano popolare (Ncd-Udc), partito dei Pensionati. In corsa per diventare sindaco di Milano ci sono inoltre Gianluca Corrado per il Movimento 5 stelle, Basilio Rizzo per la sinistra che non supporta Sala con la lista ‘Milano in Comune’.

Napoli. Tre candidati forti, De Magistris, Lettieri e Valente si contendono il primo turno, tra tensioni, insulti e accuse

Toni aspri, querele ed insulti, candidature in odore di camorra. A un giorno dalle elezioni amministrative, Luigi de Magistris, Gianni Lettieri e Valeria Valente, i tre candidati più quotati per la vittoria, stanno provando da mesi a condurre una campagna anti-astensionista che non esclude il gioco delle parti. Il sindaco uscente, Luigi de Magistris, sveste i panni dell’outsider indossati nel 2011, quando fu eletto primo cittadino al ballottaggio con il 65% delle preferenze. Ex pubblico ministero, de Magistris fa il suo ingresso in politica nel 2009 da parlamentare europeo di Italia dei Valori. Proprio Antonio di Pietro lanciò la candidatura a sindaco di Napoli dell’ex magistrato, con l’Idv unico partito a mettere il cappello sulla vittoria, inattesa, degli ‘arancioni’ di de Magistris. Quarantotto anni, napoletano, una moglie e due figli, una laurea in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli ed un concorso vinto in magistratura, il sindaco uscente vanta una carriera da pm in Calabria, prima, ed in Campania, poi. A Catanzaro fu protagonista di tre chiacchierate inchieste sulla corruzione dei colletti bianchi. Da Toghe lucane a Poseidone, per finire con Why not, l’indagine più famosa di de Magistris che nel 2008 contribuì alla caduta di un già traballante governo Prodi. Della sua carriera da magistrato, del resto, poco importa anche ai napoletani che nel 2012 lo elessero ‘sindaco più amato d’Italia’, salvo poi classificarsi al 76esimo posto nel 2016, ma con un consenso del 50,5% dei cittadini. Come nelle elezioni di cinque anni fa, il sindaco uscente dovrà vedersela con Gianni Lettieri, oggi leader dell’opposizione in Consiglio comunale. Sostenuto da 11 liste nel 2011, con a capo l’allora Popolo delle Libertà, Lettieri conquistò il 39% delle preferenze, fermandosi al 34% al ballottaggio che incoronò de Magistris primo cittadino di Napoli. Presidente e amministratore delegato di Meridie spa e presidente dell’Atitech, azienda leader nel settore delle manutenzioni aeronautiche, Gianni Lettieri è stato presidente dell’Unione industriale di Napoli fino al 2010. La sua attività da imprenditore parte dal tessile, settore che gli permise in poco tempo di aprire industrie in tutto il mondo: dall’India, all’America, fino in Messico. A Salerno, nel 2003 il Consiglio comunale diede il via libera al trasferimento di un’azienda di Lettieri, la Manifatture cotoniere meridionali-Mcm, nell’area Asi ma la Procura ipotizzò reati di falso e truffa che avrebbero avvantaggiato l’imprenditore nell’operazione. Nel 2013, Lettieri e Vincenzo De Luca – all’epoca dei fatti sindaco di Salerno – vennero assolti perché ‘il fatto non sussiste’ come richiesto da Vincenzo Montemurro. Ad incoronarlo candidato sindaco del centrodestra nel 2011, oltre a Silvio Berlusconi, anche il suo amico Gianni Letta, che lo chiamò all’Atitech dopo il caso Alitalia. Sul fronte Pd, la deputata Valeria Valente è chiamata nell’impresa non troppo ostica di riscattare la figuraccia fatta nel 2011 quando il prefetto Mario Morcone conquistò un risicato 18% nella città enclave rossa dal 1993 di Antonio Bassolino, prima, e di Rosa Russo Iervolino, poi. Morcone, lontano da logiche di partito e di correnti, fu catapultato come candidato sindaco di Napoli a campagna elettorale inoltrata dopo l’annullamento delle primarie di gennaio 2011, vinte dall’europarlamentare Andrea Cozzolino. La storia dei ricorsi si è ripresentata quest’anno, quando il competitor di Valente, l’ex governatore Antonio Bassolino, ha presentato due ricorsi per presunti brogli alle primarie: l’ex sindaco si è detto ‘schifato’ dallo scandalo, ma la commissione di garanzia del Pd ha deciso di bocciarli entrambi. Nella sua corsa a palazzo San Giacomo, Valeria Valente ha ricevuto l’investitura ufficiale dal ministro Maria Elena Boschi e da diversi esponenti del governo: da Alfano a Franceschini, fino a Matteo Renzi che venerdì ha partecipato all’evento di chiusura della sua campagna elettorale. Il dato più caratterizzante della Valente e del Pd napoletano è l’ostentato appoggio della lista di Denis Verdini, che ha suscitato molto rumore per la presenza di candidati molto chiacchierati. Valente fa oggi parte della corrente ‘Rifare l’Italia’, vicinissima al presidente del Pd Matteo Orfini e al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il premier ha sponsorizzato da subito la sua candidatura e l’affetto è reciproco.

La strana competizione di Bologna: un sindaco uscente, Merola, ricandidato ma non amato dal Pd; la rottura dentro Sinistra italiana; il centrodestra che molla a Salvini la candidatura, l’inesistenza del Movimento 5 Stelle

Virginio Merola, sindaco di Bologna negli ultimi cinque anni, cerca la conferma con l’obiettivo di chiudere la partita (come avvenne nel 2011) già al primo turno. A rincorrerlo ci sono Lucia Borgonzoni, candidata della Lega Nord sostenuta anche da Fratelli d’Italia e Forza Italia e Massimo Bugani, fedelissimo di Beppe Grillo, candidato, come cinque anni fa, per il Movimento 5 Stelle. Per entrambi l’obiettivo è il secondo posto e costringere Merola al ballottaggio. La campagna elettorale bolognese ha visto Merola (che ieri ha potuto infine incassare, finalmente, anche il sostegno da parte di Matteo Renzi) rivendicare le cose fatte nel primo mandato, ma ha avuto fra i suoi protagonisti anche Matteo Salvini. Il leader della Lega è arrivato più volte in città per sostenere l’unica candidata del Carroccio in una realtà metropolitana e alle sue iniziative hanno sempre fatto seguito contestazioni dei centri sociali, non di rado culminate con scontri con le forze dell’ordine. Il Movimento 5 Stelle arriva invece a queste elezioni dopo qualche polemica dovuta al fatto che la candidatura di Bugani è arrivata senza la consueta votazione online. Il candidato sindaco sperava in un sostegno diretto di Grillo che, però, in città non si è visto. Sull’esito delle elezioni potrebbero pesare i risultati dei due outsider: Manes Bernardini, ex leghista, vicino a Flavio Tosi, molto conosciuto a Bologna, è sostenuto da una lista civica appoggiata da Udc e Ncd; Federico Martelloni, invece, guida la Coalizione civica, un rassemblement di sinistra che tiene insieme un pezzo di Sel (l’altro sostiene Merola), Possibile ed alcune altre sigle di sinistra, fra le quali anche alcuni centri sociali.

Torino: record di liste (34) e candidati sindaco. Fassino in pole, ma inseguita da Appendino, M5S. Centrodestra diviso. La sorpresa potrebbe essere Giorgio Airaudo

A Torino, quasi 700 mila elettori sono chiamati a scegliere tra 17 candidati sindaco sostenuti da 34 liste. Un vero e proprio record, sul quale pesa però il rischio astensionismo: nel 2011, alle precedenti elezioni amministrative, un elettore su tre mancò l’appuntamento con le urne. Sotto la Mole la sfida principale è fra il sindaco uscente Piero Fassino del Pd e l’esponente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino. Centrodestra diviso, con Forza Italia che schiera Osvaldo Napoli, mentre la Lega e Fdi presentano Alberto Morano. Divisioni anche a sinistra, dove Sel, che per cinque anni ha amministrato il capoluogo con il Pd, appoggia l’ex leader Fiom Giorgio Airaudo.

Share

Leave a Reply