Vicenda Thyssenkrupp. Dopo la sentenza di condanna della Cassazione, i quattro imputati italiani raggiungono le patrie galere

Vicenda Thyssenkrupp. Dopo la sentenza di condanna della Cassazione, i quattro imputati italiani raggiungono le patrie galere

Si aprono le porte del carcere per i condannati del caso Thyssenkrupp. I quattro imputati italiani, all’indomani della sentenza con cui la Cassazione ha confermato non solo le loro colpe, ma anche gli anni e i mesi di prigione che dovranno scontare, sono diventati dei reclusi. I due tedeschi seguiranno una trafila diversa. L’ex amministratore delegato Harald Espenhahn (condannato a 9 anni e 8 mesi) e il dirigente Gerald Priegnitz (6 anni e 3 mesi) risiedono in Germania e hanno diritto a scontare la pena nel loro Paese.

La procura generale di Torino sta preparando il Mae, il mandato di cattura europeo. Dopo di che servirà la pronuncia di una Corte tedesca, che dovrà valutare – anche sulla base degli accordi di cooperazione giudiziaria fra Roma e Berlino – la congruità della sanzione ed eventualmente uniformarla a quella prevista dai codici locali (il reato di omicidio colposo esiste ma è punito con pene più basse). Marco Pucci e Daniele Moroni (6 anni e 3 mesi il primo, 7 anni e 6 mesi il secondo) si sono presentati in questura a Terni, la città della multinazionale dell’acciaio, poco dopo le 9.30. Il tempo di sbrigare le formalità burocratiche e sono stati accompagnati dalla polizia su due auto nel carcere di Vocabolo Sabbione. In Piemonte, Cosimo Cafueri (6 anni e 8 mesi) si è consegnato ai carabinieri della stazione di Castiglione Torinese, Raffaele Salerno (7 anni e 2 mesi) al commissariato di polizia di Rivoli. Entrambi con destinazione il penitenziario delle Vallette. Tutto è filato liscio sulla base di un’intesa preventiva con le difese. Non appena fosse stato spiccato l’ordine di carcerazione i quattro si sarebbero presentati senza perdere tempo al comando delle forze dell’ordine più vicino a casa, e così è stato.

Un gesto di buona volontà che, fra l’altro, avrà un peso al momento dei permessi e dei calcoli per la liberazione anticipata. Anche Espenhahn e Priegnitz, assicurano gli avvocati, si sono messi a disposizione. “Le sentenze – dichiara uno dei legali, Maurizio Anglesio – si rispettano. Resta il dispiacere per quanto è successo, per i morti, per tutte le persone coinvolte e le loro famiglie”. “I nostri assistiti – aggiunge il collega Ezio Audisio – hanno da tempo accettato questo epilogo. Anche se loro, come noi, sono del parere che non sia corretto dal punto di vista delle sanzioni”. È comunque una giornata di cui non si ricordano i precedenti nella storia giudiziaria italiana: dirigenti di una multinazionale in cella per un incidente sul lavoro.

“Forse cambierà qualcosa nella percezione degli imprenditori di chi deve occuparsi di sicurezza: non è vero che i processi non finiscono mai e che non succede mai niente”, dice Antonio Boccuzzi, ex operaio sopravvissuto al rogo di quella notte del dicembre 2007, oggi parlamentare. Pende ancora alla Corte europea dei diritti dell’Uomo un ricorso presentato dalle difese lo scorso anno: numerosi i temi sul tappeto, fra cui la mancata traduzione dal tedesco di numerosi atti processuali.

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