Legnini avverte: “Un codice deontologico per i membri del Csm”. Così si colpisce il diritto di opinione. MD difende indipendenza ed autonomia dei magistrati

Legnini avverte: “Un codice deontologico per i membri del Csm”. Così si colpisce il diritto di opinione. MD difende indipendenza ed autonomia dei magistrati

Frasi buttate là nelle  tante dichiarazioni che vedono protagonisti uomini e donne del Pd, ministri, Maria Elena Boschi, in testa, sottosegretari, lo staff  renziano all’assalto dei magistrati che osano  esprimere le proprie opinioni e cercano di farle valere con il loro impegno diretto nel dire “no” alle riforme costituzionali, quelle che il Comitato per il no chiama “deforme”. Se poi fanno parte del Consiglio superiore della Magistratura di cui Legnini è vicepresidente, Mattarella ne è il presidente, pende su di loro un avvertimento che è una minaccia. Dice l’ex parlamentare Pd che ha ricoperto anche incarichi di sottosegretario, da Renzi voluto membro del Csm, che lo stesso Csm metterà mano ad un “codice deontologico per i componenti di Palazzo dei Marescialli” perché il giudice deve sapere “coniugare il diritto di esprimere le sue opinioni con la necessità di assicurare la sua terzietà”.  Annuncia che ne parlerà lunedì con il Capo dello Stato “con cui i contatti – afferma – sono  costanti”. È auspicabile che Mattarella lo distolga dall’idea di mettere il bavaglio ai membri del Csm.

Renzi a “Che tempo che fa”. Sono grande amico dei magistrati. E Fazio lascia correre. Troppo

Renzi Matteo invece stempera, fa finta di essere quello buono che tiene a bada i cattivi si dichiara grande amico dei magistrati nel corso della intervista, si fa per dire, a “Che tempo che fa”. Non diciamo che le domande erano concordate, per il rispetto che portiamo nei confronti del lavoro di tanti anni di Fabio Fazio, ma francamente l’impressione riportata era proprio questa. Quando Fazio ha chiesto al premier se e quando veniva nominato il nuovo ministro, quello che deve prendere il posto della Guidi, si è capito tutto di questa “intervista”. Ci veniva da chiederci: ma ci sarà un giornalista, uno basterebbe, che chiede a Renzi Matteo dove sono finiti i 17 miliardi che mancano dal Fondo per la coesione e lo sviluppo, leggi interventi nel Mezzogiorno e “patti” con Regioni e Sindaci del Sud? Oppure che gli parli dei fondi per la cultura e gli ricordi che facevano parte di un progetto europeo e lui non c’entra per niente, oppure, tanto per dirne una, dei voucher al posto del lavoro stabile? E quante se ne potrebbero dire. Lasciamo perdere, in altra parte del giornale si racconta del Renzi show, una direzione del Pd in cui si avverte tutta la debolezza della sua cultura politica ed anche la sua paura per i risultati delle amministrative, poi per i referendum.

Cantone (Anticorruzione) attacca  i magistrati e  Saviano “nichilista cosmico, uno che può far male”

Il premier sa bene quanto siano importanti le “voci” del mondo della cultura istituzionale, dei giuristi, dei professori di diritto, del mondo intellettuale, dei magistrati, di coloro che hanno tutti i giorni a che fare con il rispetto delle leggi che la Costituzione gli affida, la Giustizia, sì con la G maiuscola, per combattere la corruzione che sembra diventato un affare privato di Raffaele Cantone il quale scatta su come morso da una tarantola appena uno si permette di rivolgergli qualche critica nel suo ruolo di presidente dell’Anticorruzione. Qualche  giorno fa se l’è presa con i magistrati, con il presidente Davigo, ha definito le correnti “il cancro della magistratura”. Dobbiamo dire che non è stato il primo, ai tempi di Tangentopoli lo diceva già qualcuno, poi diventò  uno slogan di battaglia di Berlusconi. Se l’è presa anche con Saviano affermando che “ormai è un nichilista, un pessimista cosmico che può fare molto male”.

Scende in campo Cantone a dar man forte a Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, il quale cerca e trova la sponda del ministro della Giustizia, Pd, area giovani turchi, con il quale si vedrà a metà settimana per affrontare il “problema Morosini”, che ha “rilevanza istituzionale”. Al ministro Orlando, insieme al procuratore generale della Cassazione spetta la titolarità di una eventuale  azione disciplinare a  carico del componente del Csm, malgrado abbia già smentito i contenuti di una “conversazione” riportata dal Foglio. Il direttore del quotidiano del resto, dal canto suo ha contribuito a dare valore alla smentita del magistrato dichiarando che il titolo che aveva fatto scalpore, “fermate Renzi”, non trovava riscontro nel testo della conversazione già smentita da Morosini. Sembra un gioco di parole ma è così. Allora che vanno cercando Legnini e Orlando?

Assurdo teorema del vicepresidente del Csm. Le sciocchezze del senatore Tonini

Torniamo a Legnini. Davvero geniale la sua pensata. “Un problema si pone: i partiti hanno approvato la riforma, si sono schierati per il si o per il no; quindi un magistrato o una corrente della magistratura potrebbero trovarsi schierato al fianco dei partiti”. E ciò non è ammesso. Perciò ancora un invito alla “cautela”. Conclusione: siccome i partiti esistono, prendono posizione, i magistrati tacciano per sempre. E quelli che parlano hanno subito un censore. È accaduto al procuratore della Repubblica di Torino, Spataro, il quale in una lettera pubblicata da Repubblica spiega perché si impegnerà nella  campagna per il “no” come già fatto per un precedente referendum trova subito chi lo bacchetta, il senatore Giorgio Tonini, che rappresenta l’area cattolica del Pd, “renziano di grande equilibrio”, viene definito dai media che, scrivono, bacchetta la “modestia intellettuale delle argomentazioni” del magistrato e lo invita a riflettere sul “rischio che i magistrati corrono quando si gettano senza autocontrollo nella mischia politica: quello di fare propri i peggiori difetti della politica stessa, a partire dalle argomentazioni sensazionalistiche, da sempre strumento privilegiato dei demagoghi”. È la prima volta che leggiamo una accusa di “modestia intellettuale delle argomentazioni”. Ma il senatore ha mai letto i nuovi articoli della Costituzione? Altro che modestia intellettuale, la lingua italiana messa sotto i piedi. In quanto ai “demagoghi” non ha bisogno di andare lontano. Palazzo Chigi in linea d’aria è vicino al Senato. Se poi guardava l’esibizione di Renzi Matteo da  Fabio Fazio la demagogia si tagliava a fette.

Magistratura democratica: diritto d’intervento  a difesa di principi fondamentali

Magistratura democratica interviene con una nota molto chiara e molto netta, respingendo “ogni tentativo di strumentalizzazione di un’iniziativa referendaria che vede schierati maestri del diritto costituzionale e leali custodi del sistema repubblicano”. “Rivendichiamo il pieno diritto come magistrati associati di intervenire nel dibattito pubblico tutte le volte in cui sono in gioco principi fondamentali, senza che ciò inquini in alcun modo la nostra indipendenza, l’autonomia e la terzietà nell’esercizio della giurisdizione”. Non solo una difesa di Morosini ma anche una risposta all’ambiguo “invito alla cautela” rivolto da Legnini ai giudici che rivendicano il diritto ad esprimere le proprie opinioni. Anche un segnale  per la giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati che  martedì 10  guidata da Piercamillo Davigo incontrerà prima il ministro della Giustizia Andrea Orlando e subito dopo il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. “Incontri programmati da tempo”, affermano fonti Anm, così come quello del 30 maggio con il Capo dello Stato Sergio Mattarella e quello del 12 maggio con il presidente del Senato Pietro Grasso. Incontri di presentazione della nuova Giunta che alla luce degli avvenimenti assumono un significato ben diverso. Anche perché la Giunta che  si è riunita domenica non ha preso posizione ufficiale nel merito delle dichiarazioni di Legnini. Giovanni Tedesco uno dei tre componenti di Area di cui fa parte Magistratura democratica spiega che “Le diverse sensibilità dei nove componenti della Giunta non hanno consentito la redazione di un documento unitario. In linea di principio tutti i componenti riconoscono la legittimità di una partecipazione dei singoli magistrati e dei gruppi – quale esercizio della libera manifestazione del pensiero – al dibattito sulla riforma della Costituzione. La diversa sensibilità si è manifestata in relazione alla esatta interpretazione delle parole del vicepresidente del Csm”. “A mio avviso – prosegue Tedesco intervistato dall’Huffingtonpost – il referendum costituzionale ha assunto una impropria valenza politica che travalica i confini tecnici di una riforma costituzionale. Ciò, tuttavia, è un problema contingente che non può condizionare i magistrati dal loro diritto-dovere di interloquire a tutti i livelli, sia come cittadini sia come tecnici del diritto altamente qualificati, sulla riforma costituzionale. Deve essere invece fortemente ribadita la legittimità della partecipazione dei magistrati, sia come singoli che come gruppi associati, non solo al dibattito referendario ma anche alle iniziative promosse dai comitati (siano essi per il Si o per il No)”.

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