Referendum. Napolitano perché? Virulenta campagna per l’astensione. Hanno paura del voto dei cittadini. Una ferita alla democrazia

Referendum. Napolitano perché? Virulenta campagna per l’astensione. Hanno paura del voto dei cittadini. Una ferita alla democrazia

Fa un certo effetto leggere quanto afferma il senatore emerito Giorgio Napolitano, colui che, dice Renzi Matteo è il vero vincitore, l’autore, neppure troppo silenzioso, della riforma costituzionale, la “deforma” come la chiamano. In una intervista a Repubblica, non poteva che essere quel giornale passato armi e bagagli nelle schiere dei renziadi, con domande che sembrano essere fatte apposta per avere certe risposte. Per inciso diciamo superato solo da Porta a Porta che in un servizio sul referendum di domenica afferma che la Cgil si è pronunciato per il No. Un falso in piena regola. Dopo l’intervista ad un mafioso che c’era da aspettarsi? Lasciamo perdere.

L’ex Presidente: gli allarmi per la democrazia al fine di bloccare il rinnovamento

Torniamo all’ex presidente che a proposito dello stravolgimento della Costituzione non trova di meglio che dire: “Gli allarmi per la democrazia e per la libertà sono usati al solo fine di bloccare un rinnovamento da lungo tempo atteso e dalle parti più diverse considerato necessario”. Tutto regolare quanto sta avvenendo, insomma? Certamente, che si può volere di più. “L’articolo 138 è stato scrupolosamente osservato e si è raggiunta la prescritta maggioranza assoluta per le modifiche, in misura netta non solo alla Camera ma anche al Senato. Un maggiore consenso avrebbe richiesto un atteggiamento più costruttivo di varie forze che sono all’opposizione del governo Renzi”. A questo proposito in seguito dice che “in oltre due anni non sono mai stati proposti seriamente modelli alternativi a quello che via via è prevalso anche attraverso modifiche della piattaforma proposta dal governo e dalla maggioranza”. Le cronache parlamentari di  questi due anni dicono l’esatto contrario. Di proposte ce ne sono state e molte. Chiedere per conferma alle minoranze Pd.

Renzi nel Comitato per il Si alla riforma costituzionale vuole gli studiosi. Ma non erano gufi ?

Ma l’obiettivo dell’intervista non era questo. Se ne riparlerà. Renzi intanto prepara i comitati elettorali, ha offerto la presidenza del comitatone proprio a Napolitano, ma lui dice che “non è essenziale”, “quello che conta è una ricca, aperta e concreta ricerca di argomenti sul merito della riforma”. E non sarà facile trovarne. Renzi che definisce il discorso di Napolitano “di alto profilo, di grande livello” comunque è già al lavoro. Parla di un comitato nazionale “guidato da personalità e da studiosi che nel corso della campagna avranno la responsabilità di illustrare i temi di merito e le ragioni della riforma”. Pensate, Renzi che riscopre gli “studiosi”, fino ad oggi “gufi”, intellettuali da salotto e altre amenità. Oggi l’obiettivo del premier e segretario del Pd era portare a casa l’elogio della astensione per domenica quando si voterà si, quello che l’intervistatore chiama, per comodità di esposizione, il quesito anti-trivelle.

Napolitano: Inconsistente e pretestuoso il referendum sulla trivelle. Non andare a votare un modo di esprimersi

E Napolitano non si fa pregare. “Trovo persuasivi gli argomenti sull’inconsistenza e pretestuosità di questa iniziativa referendaria. Non si possono dare significati simbolici a un referendum. Ci si pronuncia su quesiti specifici che dovrebbero essere ben fondati. Non è questo il caso”. La domanda: è legittimo invitare all’astensione? Risposta dell’ex Presidente della Repubblica: “Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria”. Raggelante. Impossibile che Napolitano ignori articoli di legge che prevedono una condanna penale, il carcere, per chi ricoprendo cariche pubbliche inviti alla astensione. Proprio qualche giorno fa il presidente della Corte costituzionale ha parlato del voto come “dovere civico”, parole che nella storia della Repubblica sono sempre state pronunciate in particolare dai massimi tutori della Costituzione, Napolitano in prima fila. Crediamo di non sbagliarci se diciamo che è la prima volta che si fa paladino della astensione. Domenica va alle urne, gli viene chiesto. “Non so se rientro in tempo da Londra”. La risposta è tutto un programma.

La campagna astensionista di “nipotini e nipotine”

Sulla scia del senatore emerito “nipotini  e nipotine”, il clan dei renziadi, si fanno prendere dall’entusiasmo e rilanciano dichiarazioni di fuoco invitando, si fa per dire, gli elettori a rimanere a casa, “così il referendum è nullo” dice una esagitata responsabile della comunicazione del Pd a Porta a Porta. In realtà questa ossessiva campagna per rendere nullo il referendum è un segno non di forza ma di debolezza. Hanno paura che se gli italiani si recano a votare il “Si” vince di gran lunga. Sarebbe un miracolo visto che una vera campagna elettorale non c’è stata, i media sono stati costretti a parlare del referendum in seguito alle inchieste della Procura di Potenza, alle dimissioni del ministro Guidi, alla scesa in campo di faccendieri, frequentatori delle stanze dei ministri. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dei radicali che avevano chiesto l’annullamento della data e la convocazione del referendum insieme alle elezioni amministrative. Ma ha lasciato aperta una strada: se ne potrà riparlare dopo il voto.

 Ogni dichiarazione per l’astensione è  professione di paura.

Arriva in soccorso Verdini:” Non voto. Contrario a questo referendum

Naturalmente arriva in soccorso la truppa di complemento, che ci auguriamo, susciti un qualche imbarazzo in Giorgio Napolitano. Ci riferiamo a Denis Verdini che, mentre frequenta aule dei tribunali dove è chiamato a rispondere di reati come la bancarotta, fa sapere ai giornalisti che per quanto riguarda il referendum sulle trivelle “non voto, contrario a questo referendum. È un uso eccessivo. Sono questioni che è ingiusto farle giudicare a un referendum. È una roba di responsabilità. A me non è che piace il cambiamento o no del Senato. A me piace il fatto che si semplifichi la democrazia perché il mondo moderno è fatto così Una democrazia non decidente ritarda lo sviluppo del Paese. Una che decide è più svelta, più sbrigativa. Sono cose da sperimentare, non c’è un bene o un male, sono cose complesse”. E poi “Repubblica presidenziale? È tema aperto”. Non crediamo, perlomeno lo speriamo, che Napolitano apprezzi la compagnia. Magari fa buon viso a cattiva sorte.

Forti critiche all’ex presidente da D’Attorre, Fratoianni, Civati, Ferrero

Come era largamente prevedibile sono arrivate un nugolo di dichiarazioni molto critiche nei confronti dell’ex presidente della Repubblica. Forse per la prima volta esponenti della sinistra come D’Attorre, Fratoianni, Pippo Civati, Ferrero sono stati così fortemente critici. “Sorprende e amareggia la legittimazione dell’astensionismo nel referendum di domenica da parte dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – dice Alfredo D’Attorre, Sinistra italiana – specie dopo che autorevoli personalità  istituzionali nei giorni scorsi hanno sottolineato l’importanza della partecipazione al voto e il valore dell’articolo 48 della Costituzione”. “Peraltro –  continua – la linea di considerare il ricorso al voto popolare un rischio più che una risorsa e di privilegiare la ricerca di accordi di Palazzo per imporre scelte politiche nel segno dell’ortodossia europea, che Giorgio Napolitano ha perseguito nel corso del suo mandato, ha finito oggettivamente per aggravare anziché risolvere la crisi economica e politica italiana. Dall’ex Presidente Napolitano sarebbe lecito attendersi un sereno bilancio autocritico degli esiti della sua presidenza – conclude D’Attorre – invece di improvvidi inviti all’astensionismo”.

È andato oltre  i confini delle le sue prerogative

Il coordinatore di Sel-Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, rivolgendosi al presidente Napolitano, dice “che oggi è andato un poco oltre i confini delle sue prerogative, diciamo che utilizzeremo qui tutte le tattiche emendative, spregiudicate o meno, per opporci al progetto di riforma costituzionale del governo”. Pippo Civati, ex Pd, movimento “Possibile”: “Se si stigmatizzano le elezioni anticipate (lo ha fatto  Napolitano ndr) c’è da dire che chi vuole andare alle urne è proprio Renzi. Se poi si vogliono stigmatizzare le scissioni beh, quelle le hanno fatte Alfano, e grazie a lui non si è andati a votare nel 2014; e poi le hanno fatte a varie riprese Scelta civica, Sel con esponenti che sono confluiti nel Pd tra applausi, per non parlare oggi del ‘grillino’ Currò. Mi sembra che ci siano troppe contraddizioni in certi discorsi che vengono fatti”. Ferrero riferendosi ad un discorso di Napolitano alle alte cariche dello Stato dice che “si produce in uno spot a favore del governo, invece di garantire la Costituzione e il popolo italiano” e si augura che dia presto le dimissioni. Sbrigativi i Cinque stelle. Dice Di Maio: “Propaganda”. Calderoli, Lega: “Di fronte ad un attentato alla democrazia, ovvero una legge elettorale fatta per far vincere uno dei concorrenti e tenerlo al governo per cinquanta anni, si ha tutto il diritto di resistere, resistere, resistere”.

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