Eurozona: parola d’ordine, bloccare la proposta della BCE di un tetto agli acquisti dei titoli di stato

Eurozona: parola d’ordine, bloccare la proposta della BCE di un tetto agli acquisti dei titoli di stato

La principale preoccupazione del paese di Eurolandia con il record della disoccupazione giovanile più alta e del maggior numero di poveri, espressa oggi alla riunione dei ministri finanziari dell’Unione, è bloccare la proposta della Bce, supportata da Olanda e Germania, di mettere un tetto agli acquisti dei titoli di Stato operati dalle banche. Il ministro dell’Economia italiano è uscito dalla riunione per rassicurare i giornalisti e l’opinione pubblica: tranquilli, la maggioranza dei colleghi è contraria. Eppure ci sarebbe da essere ben poco confortati da una posizione del genere, nelle vesti di un esponente del governo italiano che abbia a cuore veramente la ripresa del sistema produttivo. Il nostro paese ha bisogno di trovare il modo di orientare l’imponente massa monetaria proveniente da Francoforte per far ripartire l’economia reale, sostenendo imprese e lavoro.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, sta pompando da più di un anno euro nelle casse dissestate degli istituti di credito italiani in quantità sempre maggiore, senza risultati apprezzabili. Il problema ormai riconosciuto da tutti è il solito di ogni manovra monetarista: l’acqua abbonda ma il cavallo non vuole saperne di bere. Molti sono ormai convinti, a cominciare dallo stesso ex governatore della Banca d’Italia, che il problema sia il rubinetto. Le banche hanno trovato più conveniente tenere depositati i soldi presso la banca centrale europea per lungo tempo, piuttosto che correre il rischio di prestarli. Fino a che Mario Draghi ha tentato di scoraggiarle inoltrandosi nel terreno inesplorato di applicare ai depositi tassi addirittura negativi. La contro-misura degli istituti di credito è stata di incrementare l’acquisto di titoli di Stato, incassando ugualmente così una remunerazione positiva senza sforzo e senza rischi. La proposta del tetto a questi acquisti va proprio nella direzione di impedire questo circolo vizioso e costringere gli istituti di credito a impiegare i soldi per prestarli a famiglie e imprese, facendogli fare finalmente il loro mestiere. Padoan preferisce evidentemente che vengono prestati a lui, per tenere nell’attuale precario equilibrio i conti dello Stato e mantenere l’intero carrozzone, senza spiacevoli scossoni per il governo. Evidentemente per rassicurarlo non bastano i massicci acquisti di titoli di Stato che Draghi opera da oltre un anno al ritmo ormai di 80 miliardi al mese e senza i quali la finanza pubblica e privata del bel Paese crollerebbe come un castello di carta.

Al contrario un tetto alle esposizioni delle banche in titoli di Stato pari al 25% del totale potrebbe riportare in circolo nell’economia oltre 120 miliardi che sono rimasti nella pancia degli istituti italiani, sotto forma di Bot e Btp. Sul fronte dei titoli di Stato poi, Padoan ha spiegato che “la maggioranza dei Paesi si è dichiarata contraria” a porre limiti al debito sovrano detenuto dalle banche. Il ministro ha spiegato che sono stati avanzati molti dubbi, anche da parte italiana, che una simile iniziativa possa ridurre il rischio, invece “potrebbe addirittura aumentarli, e la posizione italiana è condivisa da molti”. Per il ministro “ci sono due esigenze, ridurre e condividere il rischio. Molto già è stato fatto sulla riduzione, dalla Brrd (bail in) ai coefficienti di capitale per le banche, e molto meno nella condivisione del rischio che sarebbe tenuta in conto da meccanismi come il sistema di garanzia dei depositi”.

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