Ma che hanno da vociare chicchiricchì Renzi e i suoi? L’Italia va male. Il Pd peggio. La minoranza dem messa alla gogna. In un’Europa sempre più devastata

Ma che hanno da vociare chicchiricchì Renzi e i suoi? L’Italia va male. Il Pd peggio. La minoranza dem messa alla gogna. In un’Europa sempre più devastata

Ma che hanno da cantare Renzi Matteo, Giuliano Poletti, Pier Carlo Padoan ? Ogni volta che l’Istat canta,  mettendo insieme capre e cavoli, eccoli lì il presidente del Consiglio, i ministri a raccontarci quanto sono bravi, non solo hanno salvato l’Italia, ora si profila il paese di Bengodi. Bugie a ruota libera. Per non parlare di come sono bravi a guidare il governo nei meandri pericolosi della politica. Davvero sono degli equilibristi, si spostano a secondo di come va il vento. Se soffia quello dei verdiniani muovono la barra della navicella per prenderlo in poppa. Alleanza di ferro  che porta alla approvazione di un disegno di legge sui diritti civili che mette sotto i piedi la dignità delle persone, dei “diversi” e se ne frega dei bambini, tanto che il 5 marzo, nel silenzio dei media, più di trenta associazione di omosessuali, insieme a tanti cittadini manifesteranno a Piazza del Popolo. E se la minoranza Pd chiede il Congresso straordinario per capire in che partito si trova, se Bersani  si risente e afferma che “Verdini, come Razzi e Scilipoti è un trasformista parlamentare” parla di ritorno delle “case della libertà” ecco la risposta di un senatore  Dem, tal Marcucci, fedele scudiero di Renzi, che è anche presidente della Commissione istruzione: “A Bersani che resuscita la Casa delle Libertà, verrebbe da rispondere ‘nostalgia canaglia’”.

 A Bersani che chiede il congresso: “La questione Verdini è problema da lettino dello psicanalista”

 La questione Verdini, per la minoranza dem, è infatti più “da lettino dello psicoanalista che da dibattito congressuale”. Si capisce perché l’istruzione, in Italia, sia una Cenerentola e la riforma della scuola sia una schifezza. La minoranza Dem si riunirà a Perugia dall’11 al 13 marzo, lancerà, si dice la candidatura a segretario di Speranza. Ma con quanta “speranza” di ottenere qualche risultato, stante questo Pd e una maggioranza blindata? L’ex segretario del Pd si augura che “la sinistra radicale abbandoni la sua pulsione di testimonianza e ribellismo e sia orientata al governo: quelle pulsioni le ha sempre avute e ha dovuto dominarle”. Si riferisce alla neonata Sinistra italiana? Certo non ha avuto modo di  conoscere quanto si  è detto nella “tre giorni” di Cosmopolitica, i media hanno ignorato l’evento. A noi è parsa una grande assemblea  di sinistra. Senza altri aggettivi.

La navicella Italia sbatte qua e là, c’è bisogno di una forza di sinistra

E che ci sia bisogno di una forza di sinistra, lo dice quanto sta avvenendo intorno a noi. Siamo una navicella che sbatte qua e là, in un’Europa che non è capace di dare asilo a trentamila persone che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalle dittature con le quali noi, Italia, facciamo affari e esultiamo per la vittoria dei moderati in Iran, quei “moderati” che riempiono le galere di chi dissente, protesta, manifesta chiede libertà,  e si prende condanne a trecento quattrocento frustate oltre agli anni di carcere. E lascia la Grecia sola una Unione europea dove basterebbe che ognuno dei 28 stati si prendesse carico di mille, diciamo mille persone per risolvere il problema. Guardiamo le foto di tanti bambini che scorrono sugli schermi televisivi, i quotidiani online le rilanciano. Dolore e sofferenza, vedere un bambino che sta dietro il filo spinato, i suoi occhi pieni di pianto, ed è già un fortunato perché tanti bambini hanno la loro tomba nel mare nostrum. E Renzi, oltre a parlare di gufi e lanciare i suoi chicchirichì come un  galletto che fa? Parole, parole. Ora promette anche il taglio delle tasse, ma nel 2018 se tutto va bene. Dio ci salvi, per chi ci crede, dal suo capostaff economico Nannicini, il vero ministro dell’economia.

Bankitalia stoppa norme volute dal premier  della  riforma che riguarda banche di credito coop

Noi cantiamo in un mondo, un’Europa che ogni giorno rischia sempre più lo sfascio, la “morte clinica”, in un mondo delle guerre, guerreggiate e non solo. Di che gioiamo? Dei droni che distruggono paesi interi, seminano morte? Stiamo anche preparando un esercito, cinquemila uomini e donne, che dovrebbero andare in Libia. Oppure gioiamo perché il Coniglio di stato ha sventato, sì è questa la parola giusta, un colpo di mano del governo che aveva inserito nelle voci dell’Isee anche l’indennità di accompagnamento? No buono, vietato colpire così famiglie che vivono con inguaribili in casa. Oppure gioiamo perché un altro colpo di mano che riguarda la tanto decantata riforma delle Banche di credito cooperativo dovrebbe essere stato sventato dal capo della vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, audito in Commissione Bilancio della Camera che ha criticato duramente la norma più significativa, voluta da Renzi, della cosiddetta riforma che permette ad alcuni istituti, soprattutto toscani, di evitare la fusione in un gruppo unico nazionale, una holding unica. Bankitalia mette precisi paletto e chiede dei cambiamenti sul meccanismo di “way out”, la via di uscita, per evitare il proliferarsi di piccoli gruppi, condizionati da interessi locali, e per non incorrere nella sanzione Ue sugli aiuti di Stato. Tra le banche che godrebbero dei benefici del “way out”, così com’è, c’è la Banca di Cambiano, presieduta da Paolo Regini, marito della senatrice ultrà renziana Laura Cantini, e diretta (per quanto riguarda la filiale di Firenze) da Marco Lotti, padre del sottosegretario  braccio destro  di Renzi.

Cassazione in grave crisi. Un flusso patologico di ricorsi mette in forse i valori democratici

Ancora, gioiamo perché il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio ha supplicato il governo di “adottare un decreto legge per scongiurare il rischio di un default”. La Cassazione versa in una grave crisi  assediata “da un numero mostruoso di ricorsi, con 80mila nuovi ricorsi ogni anno. Questo flusso è patologico: il carico della Corte rispetto ad altri Paesi del mondo ha assunto dimensioni strabilianti che mettono in forse i valori della democrazia”. Il ministro Orlando gli ha risposto che ne parlerà in Consiglio dei ministri. Non c’è davvero da gioire. “In Cassazione – ha sottolineato Canzio – ce ne sono 105mila pendenti e ogni anno se ne trattano 50mila penali e 30mila civili. Siamo assediati da un mostruoso numero di ricorsi, è un flusso patologico, e si deve riflettere sul fatto che il 48% di questi ricorsi ha come attore lo stato. Da notare che il 62% dei ricorsi viene dichiarato inammissibile”. A questo punto  ammettiamo che quanto vanno raccontando Renzi e la sua “band” siano verità e non lo sono, che l’occupazione cresca, i giovani trovano lavoro, gli anziani si godono la vecchiaia, la felicità è a portata di mano, anzi già l’avvertiamo da tanti segnali, che l’amore ha trionfato e grazie a Verdini, plurindagato, cinque processi per bancarotta fraudolenta e cosette simili, abbiamo conquistato tutti i diritti civili, facendo felici i bambini.

Palazzo Chigi vede gufi ovunque. Poletti esulta, gode. Padoan si esalta con la crescita che non c’è

Attendiamo con il fiato sospeso i commenti ai numeri forniti dall’Istat. Eccoli. Renzi Matteo è sbrigativo, ripete una frase che ormai è diventata il suo slogan preferito. Quando parla lui pensa sempre di essere davanti a una telecamera. E spara: “Con questo governo le tasse vanno giù, gli occupati vanno su, le chiacchiere dei gufi stanno a zero”. Poveri gufi, non li lascia mai un momento tranquilli. Ormai è un ritornello, lo sanno tutti a memoria. Ma lui non abbandona la preda. Il ministro Giuliano Poletti è invece quello che trasuda ottimismo anche quando dovrebbe tacere.  Lui quando arrivano i dati dell’Istat esulta, gode, un gustoso amplesso di amorosi sensi. Parla dei dati riferiti all’occupazione e dice: “è un grande risultato, sono felice per tutte queste persone e le loro famiglie (si riferisce a chi ha trovato lavoro ndr). Ringrazio tutte le aziende e gli imprenditori. Le riforme sono essenziali ed il Governo le ha fatte, ma senza l’impegno responsabile di tutta la comunità nazionale i risultati sarebbero meno significativi”. Il ministro Padoan si limita a dire che “il governo mantiene i propri impegni, i dati sono incoraggianti e la crescita c’è”. Una lettura che non trova riscontro negli stessi numeri diffusi da Istat, se ben analizzati.  In altro articolo il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, riporta alla realtà. La disoccupazione a gennaio è ferma all’11,5%, non  uno in più non uno meno dei dati precedenti mentre in Europa è al 10,3% .Per i giovani va peggio, cresce il numero dei disoccupati  che tocca il 39,3%.  Nell’Eurozona è risultata al 22,0% (pari a 3,037 milioni di senza lavoro) e nella Ue al 19,7%.

Al ribasso tutte le stime sulla crescita previste dal governo e si è  tornati in deflazione

Al ribasso tutte le stime sulla crescita previste dal governo. Il Pil si colloca a + 0,8, il documento di economia e finanza prevedeva lo 0,9%. E con lo zero, anche se in segno più, non si va da nessuna parte. Esulta invece Renzi: ricorda che la previsione era dello 0,7. Dimentica che il suo governo, lui e Padoan, l’aveva rivista portandola allo 0,9. Ridicola l’affermazione in particolare che quello 0,1 in più rispetto alle previsioni inziali avrebbe fatto crescere la fiducia nell’operato del governo. Che invece tutti i sondaggi danno in calo, come minimo del 5%. Allora di che gioiamo? Renzi, Poletti, Padoan  dimenticano un dato essenziale che riguarda la deflazione: siamo a -0,3%.  I mali maggiori dell’economia, come i punteruoli rossi che devastano le palme, sono deflazione e recessione. Nella prima ci siamo ricaduti perché, di fatto, non ce ne siamo mai allontanati. Il problema non è solo nostro, ma crediamo che in questa occasione solo l’Italia è andata in rosso. Costeggiamo la recessione. In più cresce il deficit. Anche un gallo cesserebbe di fare chicchirichì.

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