Banche. I sindacati replicano a Renzi: “non ci sono troppi bancari ma troppi giovani disoccupati”

Banche. I sindacati replicano a Renzi: “non ci sono troppi bancari ma troppi giovani disoccupati”

“Non ci sono troppi lavoratori bancari semmai ci sono troppi giovani disoccupati. Avremmo preferito ascoltare dalle parole del presidente del Consiglio Renzi una preoccupazione per i posti di lavoro che mancano e che non si riesce a creare, piuttosto che una previsione su quelli che nel prossimo futuro verranno meno ai bancari”. Ad affermarlo sono i segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sinfub, Ugl Credito, Uilca e Unisin. “Avremmo anche preferito – proseguono – sentirgli raccontare delle opportunità di un lavoro buono, stabile e ben retribuito che si stanno costruendo per i nostri giovani, anziché vederlo sorridere nel liquidare con una battuta il fatto che ‘non sentiremo più la zia dire: Vai a lavorare in banca, che ti sistemi’. È paradossale che il presidente del Consiglio, anziché accettare il confronto propostogli quasi tre mesi fa da queste organizzazioni sindacali per riformare insieme il sistema bancario e renderlo più prossimo agli interessi del Paese, si compiaccia nell’annunciare che trecentomila posti di lavoro dovranno diminuire e comunque essere di peggiore qualità rispetto al passato, quasi a voler cavalcare mediaticamente la ‘caccia al bancario’ iniziata da qualche mese e portata avanti, anche da tanta parte della politica, per cercare di addossare ai lavoratori le responsabilità di guasti evidentemente attribuibili ad altri”.

“Noi crediamo – affermano i leader delle categorie del credito – che i bancari di questo paese, e i sindacati che li rappresentano, abbiano negli anni abbondantemente dimostrato capacità di analisi e di previsione, disponibilità al confronto ed al sacrificio, lungimiranza e responsabilità sociale: abbiamo negoziato costantemente riduzioni del costo del lavoro nelle aziende in difficoltà; abbiamo favorito, con la creazione del fondo esuberi finanziato dal sistema bancario e dai lavoratori, l’uscita di otre 60.000 dipendenti; abbiamo sostenuto, con la solidarietà di tutti i lavoratori, assunzioni stabili per oltre 10.000 giovani; abbiamo creato sistemi di welfare che integrano e supportano le carenze del sistema sanitario senza mai utilizzare risorse pubbliche; abbiamo denunciato, quasi sempre inascoltati, le storture di sistemi di collocamento dei prodotti finanziari, imposti dai management aziendali, di cui oggi registriamo le conseguenze”.

“Siamo bancari al servizio del Paese e non siamo banchieri. Ci pare che la nostra storia , anche la più recente, ci legittimi a chiedere nuovamente al Presidente del Consiglio di confrontarsi con noi e di aprire un tavolo con le parti sociali. Ciò sarebbe utile e necessario, prima di esprimere pubblicamente giudizi affrettati, sicuramente non graditi alla categoria, ma, soprattutto, inutili a costruire un ‘modello di banca’, così come da tempo stiamo sostenendo, al servizio del Paese, delle sue famiglie, del suo sviluppo economico”, concludono.

da rassegna.it

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