UE. Renzi tenta la mossa del cavallo invitando a Palazzo Chigi Shulz e il cancelliere austriaco Faymann. Ultima spiaggia?

UE. Renzi tenta la mossa del cavallo invitando a Palazzo Chigi Shulz e il cancelliere austriaco Faymann. Ultima spiaggia?

La manovra, piuttosto disperata di Renzi, di accerchiamento contro i cosiddetti campioni del rigore si arricchisce di due nuove mosse. Dopo giorni di contatti telefonici, arrivano due incontri a Palazzo Chigi, che il premier valuta come decisivi per l’approvazione della legge di stabilità 2016 in sede comunitaria, e lo sforamento delle norme sulla flessibilità. Una girandola cominciata con il viaggio all’Aja, dal presidente di turno dell’Unione Europea Mark Rutte, e proseguita oggi con la visita a Palazzo Chigi del presidente del Parlamento Europeo, il socialista Martin Schulz, e del cancelliere austriaco, Wermer Faymann.

Il colloquio con Shulz

Il tema principale dei colloqui rimane la flessibilità o, per dirla con il premier, “la necessità di una Europa più sociale e meno finanziaria”. Schulz, ad esempio, ha rimarcato come “il Patto Ue è di stabilità e di crescita. Si punti anche sulla crescita. Su questo c’è identità di vedute. Non possiamo reagire alla globalizzazione con le rinazionalizzazioni”. Più o meno, Shulz da socialdemocratico tedesco eletto grazie al patto d’acciaio con i popolari e i conservatori europei, ribadisce una posizione liberal, molto più dettata dagli imperativi del mercato, che dalla concretezza dei bisogni dei cittadini europei. Ma così va il mondo, oggi.

Il colloquio con Faymann

Non da meno è stato Faymann, cancelliere austriaco, per il quale “in questo periodo difettano gli investimenti e la creazione di posti di lavoro e invece non bisogna smettere di investire su crescita e creazione di posti di lavoro. Su questo dobbiamo fare ancora opera di convincimento su alcuni in Europa”. Due apparenti assist al premier italiano, che, tuttavia da soli, non basteranno certo a convincere le autorità monetarie e economiche europee a promuovere la legge di stabilità italiana. Renzi tenta di giocare le sue carte chiedendo un aiuto, che però non è stato affermato in modo esplicito, né da Shulz né da Feynman.

Shulz molto abbottonato, usa parole di circostanza

Schulz, per scusarsi di un appoggio tiepido, dice tuttavia che “L’Italia e il suo governo hanno compiuto passi coraggiosi. Il rispetto è dovuto”, aggiungendo che “l’Italia non è solo un Paese fondatore, ma un pilastro della Ue. È il Paese con il governo più stabile”. Secondo quale valutazione politica il presidente Shulz sia giunto a questa conclusione nessuno sa dirlo, dal momento che, ad esempio, in Germania, la signora Merkel governa ininterrottamente dal 2003, i socialisti francesi governeranno fino al 2017, e in Gran Bretagna David Cameron ha vinto le elezioni in modo schiacciante e i conservatori governeranno da soli per almeno 4 anni. Quella di Shulz è sembrata più una cortesia avanzata al suo padrone di casa italiano che una vera e propria valutazione politica. La verità è che sullo sfondo c’è una situazione internazionale tutt’altro che semplice: la situazione economica sui mercati internazionali “piena di turbolenze”, le economie emergenti che rallentano, il prezzo del petrolio che cambia in larga parte del mondo intere economie. E poi la guerra al terrorismo e l’emergenza immigrazione.

E Faymann punta sul lavoro. Ma senza investimenti pubblici come si fa?

A incrinare l’asse Roma-Bruxelles è ancora una volta la battaglia sulla flessibilità. Non si tratta di chiedere lo ‘zero virgola’, afferma Renzi, ma di “dedicarsi ai problemi seri” della UE. E questa ne è l’interpretazione che lo stesso premier fornisce: “Zero due è un prefisso telefonico per chiamare Milano. Se si chiude Schengen si chiude un modello di integrazione europea”. Quanto a Juncker la linea non cambia: non è d’accordo? “Le politiche di flessibilità sono un dato di fatto oggettivo della Commissione europea”. La flessibilità “c’è già, non è che la chiede l’Italia”. A chiedere di allentare il cappio del rigore anche il cancelliere austriac Faymann, “Non dobbiamo scordarci quanti si trovano per strada senza lavoro e quanto dobbiamo fare per rilanciare gli investimenti – sottolinea – non possiamo limitarci a dire che servono regole. Siccome l’Europa è amica delle regole, serve anche la regola che servono più investimenti”. Il cancelliere austriaco pone l’accento sull’emergenza migranti: Italia e Austria, avverte, non devono essere lasciate sole. “Noi in Austria non crediamo che questa solidarietà europea si verificherà dall’oggi al domani – ammette – Per questo, non perché non crediamo alle soluzioni complessive europee, nel frattempo dobbiamo controllare i confini e creare misure che controllino i numeri di migranti di accettare”. Di fronte all’emergenza immigrazione “non si può essere solidali a giorni alterni” attacca Renzi che prende di mira “alcuni amici e colleghi” di altri Paesi che in passato “hanno ottenuto molto dall’Europa e che oggi fanno finta di non vedere la realtà per quello che è”.

Il presidente dei socialisti dell’Europarlamento Pittella plaude all’iniziativa di Renzi. Ma non dice quando i socialisti abbandoneranno la subalternità ai rigoristi

Sul piano delle reazioni politiche agli incontri di venerdì si registrano i comunicati di Gianni Pittella, presidente del Gruppo socialista al Parlamento Europeo, e di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera. Pittella sostiene che “è importante che il fronte dei socialisti europei sia compatto e convintamente unito nel contrastare le politiche di austerità dei conservatori. Ecco perché l’incontro tra il premier italiano Matteo Renzi e il tedesco presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, è un segno positivo per un’Europa che non si vuole rassegnare ad un declino politico e morale. L’Unione Europea riuscirà a sopravvivere a sé stessa solo se saprà tornare a progettare un futuro politico di speranza e sviluppo”. Attendiamo, da Pittella e dai socialisti europei, gesti più concreti sul piano legislativo per dare corpo alle sue parole. Finora, sappiamo solo che la crisi dei partiti socialisti in tutta Europa è stata determinata proprio dalla loro subalternità alle politiche rigoriste dei conservatori.

La provocazione di Cesare Damiano (Pd): flessibilità? Prima viene quella in uscita dal lavoro 

A sua volta Cesare Damiano, esponente di spicco della minoranza del Partito democratico, lancia una provocazione: “’Matteo Renzi auspica un’Europa più sociale e meno della finanza: non si può che essere d’accordo. Sosteniamo totalmente la battaglia che il premier sta conducendo con Bruxelles per avere maggiore flessibilità nei conti. Vorremmo che Renzi condividesse anche quella della flessibilità del sistema previdenziale”. E aggiunge, con molta verità: ”I dati della crescita economica sono ancora modesti e contraddittori: se il governo vuole sostenere l’occupazione dei giovani bisogna anche che i lavoratori più anziani, che desiderano lasciare la loro attività, possano andare in pensione in modo anticipato”. ”Si creerebbero in questo modo, con il turnover, maggiori opportunità occupazionali per chi il lavoro stenta a trovarlo. Il 2016 deve essere l’anno della flessibilità delle pensioni”, conclude Damiano.

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