Risposta alla “Politica dell’altrove” di Ezio Mauro, che sbaglia le analisi. Con Podemos e Iglesias, la sinistra è qui ed ora

Risposta alla “Politica dell’altrove” di Ezio Mauro, che sbaglia le analisi. Con Podemos e Iglesias, la sinistra è qui ed ora

In un fondo pubblicato sulla Repubblica del 22 dicembre, dal titolo “La politica dell’altrove”, il direttore Ezio Mauro tenta di formulare una sorta di fenomenologia dei movimenti, Podemos e Ciudadanos, che hanno vinto le elezioni in Spagna, e con spericolata arditezza produce un’analisi delle analogie e delle differenze con movimenti italiani, Lega e 5Stelle. Colpisce in questa analisi una frase: “la vera differenza con i vecchi partiti è che questi soggetti elettorali non nascono da un pensiero politico ma dalla contingenza, non da un percorso della storia ma dal contemporaneo. In questo senso, sono figli della realtà, prodotti istantanei, politica che crea una teoria di sé mentre opera, fuori da tutti i riferimenti classici. Tutto questo determina una totale disinvoltura culturale, perché i movimenti non hanno vincoli cui rispondere né lasciti da onorare o eredità da acquisire. Sono tecnicamente vergini, primigeni, mutanti avanguardie di una nuova specie”.

Il giudizio di Ezio Mauro appare generico, ingeneroso, e sbagliato

Ora, questo giudizio appare molto generico e ingeneroso, e non coglie alcune delle novità rilevanti che alcuni di questi movimenti intercettano o hanno saputo intercettare. La Lega non è nata oggi, si è affermata attraverso un messaggio politico che si è rivelato forte e popolare negli anni Novanta, il bisogno di indipendentismo, poi mitigato con il federalismo tra le regioni del nord. La Lega ha una storia di governo diffuso, locale e territoriale soprattutto, e poi nazionale, e diventa partito di “regime”, interno al sistema che alle origini contestava. Talmente interno che ne segue, purtroppo, certi vizi, a partire dall’uso scorretto dei soldi pubblici del finanziamento ai partiti, sul quale è in corso un’inchiesta della Magistratura. Non solo, il federalismo, autentica novità nel discorso politico nazionale, e carta vincente per un decennio, è stato abbandonato dall’attuale leader Salvini per un più facile populismo xenofobo e identitario che colpisce non la testa, ma la pancia degli elettori. Anche il movimento 5Stelle ha una sua storia, un suo radicamento negli anni, un profilo culturale e un’ideologia di riferimento, confusi, intellettualmente fragili, è vero, ma che esprimono un bisogno di rottura di un sistema politico collassato. Il movimento, in breve, è esploso soprattutto con la diffusione del Web, con la nausea delle nuove generazioni e con il disincanto di milioni di cittadini proprio nei confronti del “vecchio regime dei partiti”. La sottovalutazione della Lega negli anni Novanta e dei “grillini” nel 2013 ha generato la sconfitta storica di un apparato politico e partitico, che ha risposto alla crisi di legittimazione scegliendosi Matteo Renzi, un altro “rottamatore”, come alfiere del nuovo ordine. La storia di questi mesi e le scelte del governo Renzi, insieme con la crisi di credibilità e di legittimazione del Partito democratico, inducono a credere che il premier italiano non sia la risposta più efficace ai bisogni e alle aspettative che emergono dalla condizione di vita di decine di milioni di italiani. Lo diciamo perché abbiamo intravisto nel sottotesto dell’intervento di Mauro una sorta di consiglio agli spagnoli a cercarsi un Renzi in salsa ispanica, che si sbarazzi di questi movimentucoli e di coloro che essi rappresentano. Non è un caso, infatti, che Mauro eviti accuratamente di citare l’esperienza greca, anche di governo, di Tsipras e del suo movimento Syriza. Evidentemente, Ezio Mauro non attribuisce a Syriza gli stessi giudizi critici espressi contro Podemos, ad esempio.

La grave sottovalutazione che Mauro fa di Iglesias e di Podemos. Un pericolo che noi non vogliamo correre

Ciò che infatti infastidisce nell’intervento di Mauro è proprio la sottovalutazione di Podemos, assunto come un movimento transeunte, provvisorio, privo di capacità culturali profonde, e soprattutto privo di “pensiero politico”. Eppure, Podemos ha stravinto nelle grandi aree metropolitane, e governa a Madrid e a Barcellona. No, su Podemos, Ezio Mauro sbaglia totalmente la lettura e l’analisi. Podemos è la risposta culturale e politicamente strutturata alla crisi del socialismo spagnolo, ed europeo. Sull’ascesa di Podemos e sulle forti connotazioni politologiche, anzi, anche la nuova sinistra italiana dovrebbe informarsi meglio, ed evitare di trattare Iglesias come un Beppe Grillo o un Salvini, o peggio di considerarlo come una meteora minoritaria. Nel nostro piccolo, diamo un contributo, a Ezio Mauro e alla nostra nuova sinistra, per capire un po’ meglio chi è Iglesias e perché ha convinto quasi sei milioni di elettori spagnoli a votare Podemos, portandosi a poche migliaia di voti dal Partito socialista.

L’articolo di Iglesias sulla New Left Review del giugno 2015 si apre con la lezione di Gramsci. Peccato che Mauro non l’abbia letto   

La risposta più convincente all’editoriale del direttore di Repubblica Ezio Mauro arriva da uno scritto che il leader di Podemos Pablo Iglesias pubblicò nel giugno del 2015 sulla New Left Review. Evidentemente, gli era sfuggita. Già allora, Iglesias da politologo di buona preparazione teorica e di ottime letture, definiva così la crisi politica spagnola: “nella definizione classica di Gramsci, l’egemonia è il potere delle elite dominanti di convincere i gruppi subalterni che essi condividono i medesimi interessi, includendoli nel contesto di un consenso generale,  ma in un ruolo subordinato. La perdita di quella egemonia crea una crisi organica, che può manifestarsi nel fallimento delle istituzioni dominanti – tra le quali i partiti tradizionali – di preservare e rinnovare la loro legittimazione”. Si poteva dire meglio come e perché in Europa, le due forze tradizionali, popolari e socialisti, abbiano perso consenso? Pensiamo di no, anche perché anche noi, come Iglesias, siamo innamorati del pensiero di Gramsci, e vorremmo rilanciarlo in ogni occasione. Iglesias usa la categoria dell’egemonia per spiegare la crisi politica, ed è una lezione ante litteram per il direttore Mauro. Ma andiamo avanti. Iglesias scrive: “In Spagna, come in altri Paesi dell’Eurozona, il collasso economico e le misure imposte per ‘salvare la moneta unica’ hanno sollevato lo spettro di una crisi organica, che ha portato, in termini politici, a quella che possiamo definire una crisi di regime: cioè, all’esaurimento del sistema politico e sociale che è emerso dalla transizione post-franchista. L’espressione sociale principale di questa crisi di regime è stato il Movimento del 15 maggio, la vasta mobilitazione degli indignados del 15 maggio 2011, che occuparono le piazze delle città in tutta la Spagna per settimane. La sua espressione politica principale è stata Podemos”.

Podemos non è antiregime, né antisistema, ma tenta una risposta da sinistra alla crisi del vecchio regime in cui sono caduti tutti i socialisti europei

Attenzione a questo passaggio decisivo: Podemos non è un partito antiregime, o antisistema, è la risposta alla crisi organica del “vecchio regime” e della sua egemonia. Sono le stesse teorie che vengono espresse da illustri premi Nobel, come Stiglitz e Krugman, da intellettuali del calibro di Bauman e Piketty. I socialisti europei (e il Pd) come hanno risposto alla crisi di regime? Con un accentuato neoliberismo in economia e con politiche restrittive sul piano sociale, ponendo fine al welfare e a tutte le soggettività di mediazione pubblica e sindacale. Ovvero, con un compromesso con le elite del “vecchio regime”. È questa la ragione della sconfitta socialista ovunque, e l’ascesa di qualcosa di nuovo a sinistra, come Syriza e Podemos. Ma la risposta “ante litteram” alle analisi sbagliate di Ezio Mauro giunge da un altro passo di Iglesias, che qui traduciamo: “oggi, per effetto della debacle dell’eurozona, non stiamo più vivendo in una crisi di regime ‘temporanea’ ma interamente esplosa – una situazione in cui può essere possibile alterare i paradigmi della politica spagnola in una maniera che non si è mai verificata dalla transizione post-franchista. Occorre sottolineare che non si tratta della crisi di uno stato, del collasso di un apparato amministrativo… La frustrazione delle aspettative in larga parte di importanti settori della classe media e dei lavoratori salariati, proprio a causa delle ‘riforme strutturali’ è uno dei fattori decisivi per comprendere le potenzialità politiche del presente. Il Movimento del 15 maggio è servito come valvola di sicurezza per queste frustrazioni… Il movimento si è rivelato come lo specchio della sinistra, rivelandone i limiti”.

Due considerazioni finali

Due considerazioni finali. La prima è che sottovalutare i movimenti, e la loro fenomenologia, pensando di giudicarli con scarsità di conoscenze dirette, non fa mai bene, all’opinione pubblica, e a noi di sinistra. In un secondo post, ci dilungheremo infatti sul racconto di La Tuerka, la tv che Podemos ha utilizzato per diffondersi nel Paese, e per parlare agli spagnoli, e di come Podemos abbia usato i mass media digitali. La seconda considerazione, è che i riferimenti culturali di Iglesias e di Podemos sono i nostri stessi riferimenti: Gramsci in questo lungo articolo che abbiamo citato dalla Left Review, Enrico Berlinguer citato da Iglesias nel post del suo blog su Huffington Post spagnolo, e Krugman, e decine di altri intellettuali che, diversamente da Fernando Savater, ci dicono che la sinistra è necessaria, qui ed ora, in Spagna, in Italia, in Europa, e nel mondo intero.

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