Corsa al Campidoglio, il prefetto Gabrielli si chiama fuori per non essere bruciato? Gli scenari futuri nel voto di Roma

Corsa al Campidoglio, il prefetto Gabrielli si chiama fuori per non essere bruciato? Gli scenari futuri nel voto di Roma

“Zero, no. Non mi interessa e non mi appartiene”. Ancora una volta, nel corso di un’intervista a CorriereTv, il prefetto Franco Gabrielli ribadisce che non sarà candidato a sindaco. A Palazzo Senatorio, piuttosto, Gabrielli auspica l’arrivo “non di un papa straniero, ma di un romano, un politico e una persona che sia competente delle cose di alta amministrazione e che dovrà circondarsi di uno staff e assessori che abbiano conoscenza dei problemi”. Quanto al suo futuro, Gabrielli ha ammesso che “se le condizioni dovessero consentirmi di essere individuato come capo della polizia questo mi piacerebbe”. Nessun derby con il commissario capitolino Francesco Paolo Tronca per quell’incarico, dice Gabrielli, anche perché, probabilmente il prefetto ha già fatto i suoi conti, “ci sono dei limiti oggettivi: Pansa va in pensione a giugno del 2016 e sicuramente andrà quindi sostituito. Tronca avrà 64 anni a giugno, c’è un limite invalicabile che è di 65 anni, quindi potrà farlo per un anno ma normalmente non è così”.

Va detto, però, che Gabrielli continua, nel pieno dei suoi diritti, a partecipare a convegni e tra questi quello organizzato dall’ex sindaco Francesco Rutelli. Partecipazioni che potrebbero far pensare ad una sua proiezione politica futura. Ma viste le smentite su una sua possibile corsa verso Palazzo Senatorio, il pensiero è di ‘andreottiana’ memoria: a pensare male… A prescindere dalle considerazioni ad uso e consumo del prefetto, per Roma il problema sono proprio le candidature. Visto quanto sta accadendo in queste ore, i 5 Stelle, a meno di sorprese, hanno la strada spianata. Le divisioni del centro-sinistra, confermate da Paolo Cento, coordinatore romano di Sel, porterebbero, senza alcun affanno, un qualsiasi candidato del movimento pentastellato al ballottaggio. A guardar bene i sondaggi, la corsa, tralasciando la prima posizione che è stata già assegnata ai grillini, è a quattro, con il Pd, che ha detenuto la golden share del governo cittadino fino ad alcuni mesi fa, in debito d’ossigeno e penultimo solo davanti a Sinistra italiana. Prima dei Democratici le destre coalizzate con Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con Salvini, e pochi punti dietro la Civica di Marchini. Tutto, però, potrebbe cambiare a seconda dei candidati proposti.

Gli unici movimenti o partiti che hanno già un candidato certo sono quelli del ‘civico’ centrista Marchini, che ha già iniziato la sua personale campagna elettorale e del candidato di Sinistra Italiana, Fassina, che già sta correndo nelle periferie romane per conquistare consensi. Probabile, anzi quasi certa, la candidatura della Meloni, che ha ricevuto il disco verde dal padano Salvini e da Silvio Berlusconi. Tra i Democratici si profilano, comunque, una serie di candidature, alcune di bandiera ed altre decisamente forti, tra queste quella di Barca, che fu relatore della speciale commissione che giudicò il partito romano, decretando, insieme al commissario Orfini la chiusura di molti circoli. Molto gradita da Renzi, nel caso che Gabrielli non ci ripensi, la candidatura del vicepresidente della Camera Giachetti, doppia tessera pd-partito radicale. Accanto a lui, anche se si muove sotto traccia, l’ex potente segretario del Pds capitolino ed ex Assessore all’Urbanistica, delle Giunte Veltroni, Roberto Morassut, che è già in piena campagna, con decine di riunioni già pianificate nei circoli. E non possiamo neppure escludere una lista, presentata dai sostenitori dell’ex sindaco Marino, senza la sua presenza, e che potrebbe rivelarsi devastante per il Pd. Comunque, a parere nostro, non è da escludere, senza la garanzia di diventare capo della Polizia e magari con un pesante appoggio renziano, che lo stesso Gabrielli potrebbe riconsiderare le sue posizioni odierne ed essere trascinato nel catino della partita elettorale capitolina.

Quello che è certo, al netto di tutte le considerazioni possibili ed immaginabili, è che la partita, ad oggi, vede al tavolo due soli protagonisti: 5 Stelle e Destre, con buona pace del Pd, che ancora deve disegnare il suo futuro nella Capitale e con un Commissario, Orfini, che giorno dopo giorno è sempre di più sul banco degli imputati per la sua gestione, improvvisata, del partito e dei rapporti con gli ormai ex alleati di Sinistra Italiana, con i quali, per altro, si condividono scelte di governo alla Regione Lazio e non solo.

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