Berlusconi da un ristorante di Desio annuncia il ritorno in campo. Il cerchio magico? Incrinato. Da Forza Italia verso Renzi via Verdini. Malinconia di un tramonto

Berlusconi da un ristorante di Desio annuncia il ritorno in campo. Il cerchio magico? Incrinato. Da Forza Italia verso  Renzi via Verdini. Malinconia di un tramonto

Ma chi c’era al tradizionale pranzo di Natale nella villa di Arcore, la magione dell’ex cavaliere dove si riuniscono familiari e tutti quelli del cerchio magico, quello originale copiato poi da Renzi Matteo? È nota anche per le cene. Per inciso Villa San Martino oltre alle feste di famiglia e le riunioni del “cerchio” è nota anche per le “cene eleganti”. Ma questa è un’altra storia che è sempre bene ricordare. Sarebbe utile avere l’elenco completo dei partecipanti perché forse proprio da loro dipende il futuro di Forza Italia e del suo vecchio e logoro leader che tenta ancora una volta di risorgere. Per la prima volta nella storia del partito, Berlusconi ha evitato la cena con i parlamentari. Non era proprio il caso, visti i rapporti non proprio sereni che ci sono fra gruppi, gruppetti, deputati e senatori con le valigie pronte per emigrare verso altri lidi, quelli verdiniani, il frequentatore numero uno della villa del leader. Il suo braccio destro, oggi reclutatore di parlamentari per  Ala, Nuova Alleanza Liberal Popolare, ha detto “che si trovava a disagio all’interno dei gruppi cui abbiamo militato, ma non rinneghiamo  niente”.

Bondi, da sindaco comunista a Forza Italia ora con l’ex macellaio fiorentino amico dei babbi

Ci mancherebbe. Ultimi acquisti di Denis Verdini, l’ex macellaio fiorentino in ottimi rapporti con i babbi di Renzi e di Boschi, ex democristiani doc, Sandro Bondi e la sua compagna Manuela Repetti. Si dice che sia Repetti a tirare la volata a Sandro. Lei avrebbe voluto passare direttamente al Pd. Poi ha pensato che forse il loro ingresso sarebbe stato ingombrante, creando problemi a Renzi Matteo, visto che la minoranza dem aveva subito drizzato le orecchie. Bondi in particolare ritorna alle origini, si fa per dire. Iscritto alla Federazione giovanile comunista, sindaco comunista di Fivizzano, paese della Lunigiana, folgorato sulla via di Berlusconi ne diventa l’intellettuale, il poeta, lo scrittore, il braccio destro. Poi, annusata la decadenza del capo, visto che Renzi non ha niente a che vedere con i comunisti e neppure con qualcosa di simile a una cosa di sinistra, eccolo con Verdini. Anche lui era pronto a passare con il Pd. Intanto con gli altri fuoriusciti da Forza Italia vota tutto quello che il premier desidera.

Non c’era aria per una cena di lusso con tutti i parlamentari. Non si fidava, meglio con pochi intimi in villa

Insomma non c’era aria per la storica cena in un ristorante di lusso di Roma, con tanto di regali ai parlamentari, alle donne anche gioielli particolarmente costosi. Si è domandato l’ex cavaliere: devo pagare una cena a chi è pronto ad andarsene, vedi Polverini e altri romani e non. Ancora, dicono i collaboratori del berlusca, se per caso si intignano Brunetta e  Romani pensate che pacchia per gli scriba. Tanto che non solo non c’è stata la cena. Non ha partecipato neppure al saluto di rito in un’aula del Parlamento. Meglio evitare, anche perché era stata annunciata un manifestazione di protesta dei dipendenti di Forza Italia tutti licenziati dopo la chiusura della sede. Insomma la parola d’ordine dell’ex premier era evitare contatti pubblici. Tanto che  ha parlato in occasione di riunioni, assemblee pubbliche di Forza Italia, ma solo via telefono. Così è avvenuto con  i commensali di una  cena ad Imola, ristorante popolare, con telefonata in cui ha espresso solidarietà ai risparmiatori truffati dalle quattro banche popolari, dimenticando le politiche finanziarie dei suoi governi, speculazioni in primo luogo. Poi ha annunciato il suo ritorno in campo a partire da gennaio. Si è invece presentato ad una cena a Desio, a pochi chilometri da Arcore, qualche giorno prima di Natale. Non poteva farne a meno perché la serata era stata organizzata da Daniela Santanché, la compagna di Alessandro Sallusti, possibile candidato a sindaco di Milano, da un giovane deputato, imprenditore milanese in crescita, dal gruppo di Varese con il medico del berlusca, Alberto Zangrillo. Una festa che veniva organizzata a Natale da Mario Mantovani, l’ex vice governatore agli arresti domiciliari per l’inchiesta sulla corruzione. Un appuntamento che è stato confermato in agenda nonostante la forzata assenza di Mantovani, proprio con lo scopo di testimoniare l’affetto e la vicinanza che gli amici di partito nutrono nei confronti del “Faraone” di Arconate. Berlusconi che di tribunali ha qualche esperienza era l’ospite d’onore.

Più di seicento ai tavoli ad applaudirlo. Ha parlato, non un saluto ma un discorso con cui ha aperto la campagna elettorale. “Con Silvio in campo, il centrodestra può vincere. E Forza Italia può recuperare gli indecisi”, con questo saluto è stato accolto Berlusconi quando è entrato in sala da pranzo. Ed il suo è stato un discorso in cui ha fatto capire che il leader della coalizione di centrodestra sarà lui, altro che Salvini e Meloni. Ha parlato di sondaggi che vedono in vantaggio la “sua” coalizione con il 32,5%, seguita dal Pd a poco più del 30% e Cinque stelle al 27. Ha accennato ad un patto già sottoscritto dagli alleati, un governo snello, basato su un programma liberale, con appena 12 ministri, di cui almeno otto non di provenienza politica ma scelti per le competenze professionali dimostrate. Quaranta minuti di intervento, dicono le cronache locali, e i commensali sono usciti dal ristorante con la convinzione che con il cavaliere in campo il centrodestra può recuperare  i dieci punti che servono per aggiudicarsi il primo posto.

Dal 1 gennaio torno in campo, devo difendere la democrazia. E attacca il Capo dello Stato

Lui è pronto, tranquillizza tutti: “Dal 1 gennaio torno in campo. Avrei voluto prima la riabilitazione dalla corte di Strasburgo, ma loro continuano a rinviare. E io non posso aspettare”. Deve difendere la democrazia, si propone, come ai vecchi tempi quale salvatore della patria. Va giù duro, tanto da attaccare anche il Capo dello Stato. “Ero stato invitato al Quirinale dal presidente Mattarella per gli auguri di Natale – dice – ma ho deciso di non partecipare a questa cerimonia stantia. E il motivo è molto semplice: l’Italia non è più una democrazia. Questo è il terzo governo non eletto dal popolo, eppure Renzi sta mettendo su un regime e infila le mani dappertutto”. Parla delle banche oggi a rischio e delle sofferenze dei risparmiatori, dice che lui aveva il coraggio di mettere il veto davanti alle cattive cose firmate da Sarkozy e Merkel, che diceva no alla Commissione europea. La cronaca politica dice altre cose, racconta della subalternità dell’ex cavaliere alle scelte della Ue, come ha fatto Renzi che oggi sembra battere i pugni sul tavolo, ma è tutta una finta. In realtà attende con ansia l’invito personale della Merkel. Parla anche di emigrazione, sicurezza, dimentica che il suo alleato, quello di maggior peso si chiama Salvini e che in campagna elettorale per le amministrative a Milano arriverà Marie Le Pen.

Geloso di Renzi che ha attuato le “riforme” che lui non è e riuscito a far approvare, jobs act in testa

Un discorso che ha rincuorato un malconcio Fi che, dicono i maligni, rivelava fino in fondo la gelosia del berlusca nei confronti del premier che è riuscito a fare quelle “riforme”, leggi fra le altre il jobs act, che erano nel programma dei governi dell’ex cavaliere. Le conclusioni con il botto e la standing ovation cui non era più abituato. Racconta che si è messo a studiare internet e poi: “Ventisei milioni di italiani, la piazza di internet, aspettano un messaggio credibile. Quello che oggi sinistra e Cinque stelle non sanno offrire”.

Il pranzo natalizio, familiari e ospiti selezionati, affidabili. Ma i contrasti non mancano

Ci direte, ma che c’entra tutto questo con il pranzo natalizio? C’entra eccome perché mentre Berlusconi  caricava i suoi cannoni, gli avversari interni, i fuggiaschi ingrossavano le fila muovendo  verso lidi più sicuri, che si avvicinano a Verdini a da qui al Pd di Renzi Matteo passando per gli alfaniani di Ncd, mentre movimenti si annunciano anche dai parlamentari di Fitto.

Il cavaliere decaduto ha una sola possibilità di sopravvivenza quella di tentare di ricostruire un “cerchio magico”, truppe fidate, oggi molto incrinato, pieno di ammaccature. Gli invitati sono stati selezionati per quanto possibile. Ma il problema numero uno riguarda proprio i familiari di Berlusconi. Problema numero due riguarda il rapporto fra i familiari e i collaboratori. Non c’è quella sintonia che Berlusconi vorrebbe, che il cerchio magico richiederebbe. Anzi, tanto che l’ex premier a volte, dicono dei commensali, che vogliono mantenere l’incognito, Berlusconi a volte sembrava essere più vicino a Dudù e Dudina che ha dato alla luce tre cuccioli, piuttosto che agli ospiti ed anche ai familiari. Partiamo da questi ultimi e dai rapporti fra loro e Maria Rosaria Rossi, tesoriera del Partito un ruolo politico al massimo livello. Costei, un guardiano arcigno e dispotico viene definita, non ha buoni rapporti con Barbara, amministratrice delegata del Milan. Non la sopporta, così come non vede di buon occhio la fidanzata del berlusca, la Pascale che invece si muove in sintonia con l’altra figlia, Marina. Poi ci sono tensioni,comprensibili tra i figli di primo letto, Marina e Piersilvio e quelli di secondo, Barbara, Eleonora e Luigi.  Non si tratta solo del “tesoretto” della famiglia.

Problemi politici, contrasti  fra i figli e fra loro e i collaboratori più fidati. Il silenzio di Dudù e Dudina

Ci sono problemi politici. A Marina fa riferimento l’ala più dura e pura di Forza Italia, il padre l’avrebbe voluta alla testa della coalizione, candidata premier. Barbara si dice più vicina ai “riformisti”, i nostalgici  del  patto del Nazareno. Più volte ha espresso parole di stima per Renzi Matteo. C’è poi la “badante” di Berlusconi, Alessia Ardesi. Gestisce l’agenda dell’ex cavaliere, devi passare da lei per entrare in contatto con Silvio. Alleata con Deborah Bergamini è una “guardiana” del gruppo parlamentare. Qualcosa però le sta sfuggendo visti i migranti verso altri lidi. Buoni rapporti fra Francesca Pascale e la famiglia. Ma si sussurra che il berlusca le abbia donato una villa in Brianza dove lei è andata a vivere. Non si tratterebbe di buoni rapporti ma del fatto che sarebbero stati interrotti di comune accordo, così la pace è tornata in casa. Gli “esterni” invitati? Si è parlato di Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Giovanni Toti, Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè, Paolo Del Debbio, Alfonso Signorini e qualche altro collaboratore di minor peso. Tutti presenti? La consegna è del silenzio quasi si trattasse di una riunione di carbonari e non del cerchio magico. C’è chi ha provato a far parlare Dudù e Dudina, ma il “cavaliere dei miracoli” non c’è riuscito. Forse non riuscirà neppure a risorgere. Ad attendere il suo ritorno non ci sono quei ventisei milioni di italiani di cui lui ha parlato in un ristorante di Desio. Malinconia di un tramonto. Patetico.

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