Palestina. Ancora sangue e violenze a Hebron. Raid e perquisizioni dell’esercito contro i palestinesi

Palestina. Ancora sangue e violenze a Hebron. Raid e perquisizioni dell’esercito contro i palestinesi

L’esercito israeliano ha effettuato numerose perquisizioni e arresti sabato 7 novembre nella cittadina di Hebron, nella parte meridionale della Cisgiordania, dopo che tre cittadini israeliani erano stati feriti da colpi di arma di fuoco. A Hebron, in particolare, si è innalzata l’intensità degli scontri tra palestinesi e forze di sicurezza di Tel Aviv in quest’ultima settimana, dando luogo a una vera e propria caccia al palestinese, soprattutto nel quartiere di Tel Roumeida. Il quartiere confina con la via dei Martiri, vietata all’attraversamento dei palestinesi, perché conduce agli insediamenti ebraici. Il portavoce dell’esercito di Tel Aviv ha detto che la caccia e le perquisizioni servono a “localizzare gli autori degli attacchi” di venerdì.

Il quartiere palestinese di Tel Roumeida è emblematico perché oggetto di numerose restrizioni e divieti imposte da coloni e dai soldati. Si trova nella cosiddetta “area H2”, sotto diretto controllo israeliano. È qui che hanno sede la Città vecchia e la Tomba dei Patriarchi, luogo sacro, fisicamente diviso in due parti, uno per accogliere gli ebrei, e l’altro per i mussulmani. Quasi 500 coloni vivono barricati in questo quartiere quasi al centro di Hebron, in cui vivono 200.000 palestinesi.

Le azioni dell’esercito a Hebron, sabato, sono state giustificate per il ferimento di due pellegrini israeliani alla Tomba dei Patriarchi, dove si sono radunati circa 4.000 partecipanti fino alla notte di sabato. Secondo la Tradizione, Abramo, sua moglie Sara, e altri personaggi biblici sono sepolti in questo luogo sacro per la tradizione ebraica. Un altro cittadino israeliano è stato ferito nel villaggio di Beit Enoun, a sud di Hebron. Da una settimana ormai le forze israeliane bloccano Tel Roumeida e solo i residenti registrati all’anagrafe possono entrarvi “dopo le verifiche di sicurezza e solo se i loro nomi non compaiono sull’elenco delle forze di sicurezza”. Molte famiglie di palestinesi, tuttavia, hanno rifiutato di farsi registrare in segno di protesta, soprattutto nei confronti dei continui “errori di persona” commessi dai soldati di Tel Aviv ai check point.

Inoltre, le forze di sicurezza israeliane hanno eretto, venerdì sera, un muro di terra che blocca l’ingresso a nord di Hebron, che porta al quartiere di Ras A-Joura, uno dei luoghi, insieme col centro cittadino, dove più intensa è esplosa la guerriglia tra i lanciatori di sassi e i soldati. Si tratta di misure “immorali e illegittime, e sono una punizione collettiva”, scrivono i militanti israeliani dei diritti umani di B’Tselem, condannando le iniziative del governo di Tel Aviv.

Dall’inizio di ottobre a oggi, nei Territori occupati e in Israele, raid e attacchi dell’esercito hanno provocato la morte di 73 palestinesi e di un arabo-israeliano, e di nove cittadini israeliani.

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