Renzi: in Europa siamo i più bravi. Bugia. Padoan: cresciamo più di tutti. Bugia. Renzi. Ue ci promuove. Bugia

Renzi: in Europa siamo i più bravi. Bugia. Padoan: cresciamo più di tutti. Bugia. Renzi. Ue ci promuove. Bugia

Tre, numero perfetto. Come le “tre Grazie”, il gruppo marmoreo, l’opera più celebrata di Antonio Canova. Rappresentano tre figure femminili, le figlie di Zeus (Aglaia, Eufrosine, Talia, e simboleggiano lo splendore, la gioia, la prosperità). Tre cose che piacciono tanto a Renzi Matteo che ci promette di dare a tutti noi la felicità. Purtroppo per lui, di conseguenza per noi, il “tre” di cui parliamo ha tutt’altro segno. Tre sono infatti le bugie di Renzi Matteo e Pier Carlo Padoan, che in questi giorni ci hanno raccontato che eravamo i più bravi in Europa, che crescevamo più di tutti gli altri e che la Ue aveva promosso la legge di Stabilità. Lodandoci perfino. Istat e Inps avevano accompagnato il premier e il ministro per l’Economia fornendo loro un centinaio di numeri dai quali, inequivocabilmente, si ricavava che ormai la ripresa era in pieno svolgimento. Trecentomila posti di lavoro in più, anzi quattrocentomila, il Pil avanzava baldanzoso come i bersaglieri in marcia. E chi ci ferma più, dichiarava il presidente del Consiglio mentre il sorriso spuntava sull’arcigno volto, sembra sempre corrucciato, del Padoan Pier Carlo. Niente vero, arriva lo schiaffo, sonoro, un ceffone proprio su quel maledetto Pil che è destinato a regolare la nostra vita quotidiana.

Nel terzo trimestre il Pil cresce solo di un misero 0,2%. Siamo il fanalino di coda

Lui, ormai lo trattiamo come una persona, nel terzo trimestre è cresciuto poco, solo un misero 0,2 in più. Lo dice l’Istat sempre prodigo di elogi nei confronti del governo. Nel primo trimestre era cresciuto dello 0,4, nel secondo dello 0,3. Insomma, siamo in fase calante. Rispetto allo stesso periodo del 2014 la crescita è minima, 0,9. Per quanto riguarda l’Eurozona il Pil del terzo trimestre è cresciuto dello 0,3% rispetto al precedente e dell’1,6% rispetto a un anno prima. Nel secondo era cresciuto dello 0,4% e su anno dell’1,5%. Nei 28 paesi il Pil è salito dello 0,4% su trimestre e dell’1,9% su anno, mentre nel secondo trimestre aveva segnato rispettivamente +0,4% e +1,9%. In Francia e Germania rispetto al periodo aprile-giugno hanno segnato un più 0,3, su base annua la Francia +1,2, la Germania +1,7. Aveva ragione Mario Draghi quando ancor prima della pubblicazione dei dati affermava che la crescita era lenta e che il rischio di ulteriori rallentamenti non era da escludere. “La ripresa è in bilico – diceva. Tanto da richiedere nuovi stimoli”. E le Borse nel frattempo andavano giù temendo nuovi colpi che potrebbero venire dalla possibile decisione della Federal reserve americana di alzare i tassi. Negli usa, il Pil, in termini tendenziali, è cresciuto del 2% e del 2,3% nel Regno unito.

Non è vero che siamo ormai fuori dagli zero virgola

Ma gli allegri governanti italiani fanno finta di non intendere o, peggio, non sono proprio in grado di farlo. Attendevano una crescita più robusta, magari di poco, anche di uno 0,3 visto che il governo prevede per l’intero 2015 una progressione dello 0,9. Ad oggi sarebbe dello 0,6, mentre l’Istat aveva previsto uno 0,7. Sempre questione di zero virgola, ancora una smentita per Renzi che aveva affermato “ormai siamo fuori dagli zero virgola”. Incauto. Da tener presente che il terzo trimestre del 2015 ha avuto quattro giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2014.

Salta la previsione del governo di crescita dello 0,9%. Mea culpa degli analisti

Veniamo ai primi commenti. Un generale mea culpa da parte degli analisti di varia provenienza. “Una sorpresa al ribasso”, dicono quelli di Unicredit che si appresta a licenziare 18 mila dipendenti (6.900 in Italia) che dipende dalla debolezza delle economie emergenti. È probabile che “la crescita annua dello 0,9%, il target del Governo per il 2015, non si realizzi”, mentre resta “possibile centrare il +0,8%, stimato da Unicredit per quest’anno”. Il rischio forte, però, è quello di non andare oltre lo 0,7%, ma molto dipenderà dal tasso di cambio di cui l’export potrà beneficiare. “Una sorpresa negativa” anche per Confcommercio che “rischia di compromettere l’obiettivo di crescita dell’1%” fissato dalla organizzazione per far piacere a Renzi, aggiungiamo noi. Tace, per ora, Confindustria, i cui analisti, forse, sono stati colti anche loro di sorpresa.

Draghi. Ci sono chiari segni dell’indebolimento della ripresa

Come suol dirsi, le bugie hanno le gambe corte. Certamente non si può chiedere a personaggi come Renzi di prestare una qualche attenzione a quanto da tempo vanno dicendo economisti non certo pericolosi rivoluzionari che scrivono anche sul giornale di Confindustria. Per il premier chiunque fa esercitare il cervello o è un gufo o un frequentatore di salotti chic. Padoan guarda tutti dall’alto della sua dottrina. Ma forse al presidente della Banca centrale europea potrebbero dare ascolto, visto che con i suoi interventi, insieme al basso costo delle materie prime ha limitato, per quanto possibile danni, pesanti comunque. Rivolgendosi al Parlamento europeo ha fatto presente che gli ultimi dati “chiaramente visibili” segnano un indebolimento della ripresa, parla di “influenze esterne che tendono a indebolire la domanda interna”. “Sebbene i costi dell’energia siano più bassi – ha proseguito – e le nostre misure stiano sostenendo i consumi e, in misura crescente la formazione di capitale sono chiaramente visibili i ischi su crescita e inflazione che derivano da l quadro globale”. A proposito, dove vanno a finire i capitali nel nostro Paese? Non certo ad investimenti finalizzati al lavoro.

La Ue intenzionata a rinviare a marzo il giudizio sulla legge di Stabilità

La terza bugia riguarda la manovra, la legge di Stabilità. Non è vero che tutti i problemi siano risolti, a partire dal deficit. Intanto da Bruxelles filtrano notizie sulla ribadita contrarietà della Commissione al taglio della Tasi, anziché sulle tasse sul lavoro. Lunedì saranno rese note le pagelle per i diciannove paesi dell’Eurozona. Per l’Italia non si prevede una bocciatura. Ci mettono nel limbo, il giudizio finale verrà congelato fino a marzo. Il problema riguarda la flessibilità che ci verrà concessa in rapporto al deficit. Renzi avrebbe chiamato il presidente Juncker, schierato fra i difensori della manovra italiana, ma il congelamento pare non essere stato sbloccato. Padoan ha avuto colloqui con il commissario agli Affari economici, Moscovici, con il vicepresidente Dombroskis. Ma niente è ancora risolto. La speranza resta Draghi il quale dice che a dicembre la Bce esaminerà gli effetti delle misure adottate e “non esiterà ad agire e a potenziarle se dovessimo giungere alla conclusione che si sono materializzati rischi per i nostri obiettivi di stabilità”. Ma il problema sta in casa nostra. Se non viene radicalmente cambiata la legge di Stabilità non ci sono prospettive di reale crescita. Non contiene interventi per il lavoro, non èspansiva, non riduce le diseguaglianze, non affronta, fra gli altri, il problema delle pensioni, della flessibilità in uscita. Già, ma volete mettere il ponte sullo Stretto di Messina? È tutta un’altra cosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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