Scuola. Manifestazioni unitarie ovunque in Italia contro la 107. Intanto, universitari contro la Giannini

Scuola. Manifestazioni unitarie ovunque in Italia contro la 107. Intanto, universitari contro la Giannini

Manifestazioni in tutta Italia del mondo della scuola, contro la legge 107, la cosiddetta Buona scuola, indette unitariamente da tutte le sigle sindacali, Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals, Gilda. Al centro delle rivendicazioni, oltre alle critiche e alle richieste di modifica della legge, anche il rinnovo del contratto di lavoro per i dipendenti della scuola, fermi ormai da 6 anni. Su quest’ultimo punto, i lavoratori della scuola, come tutti i lavoratori della Pubblica amministrazione, si sentono fortemente oltraggiati dai 200 milioni previsti nella legge di Stabilità per il 2016 pari a poco meno di tre euro netti al mese.

La Flc Cgil sostiene che la legge 107 vada modificata profondamente – come spiega il segretario regionale della Liguria – perché crea scuole di serie A e scuole di serie B. Il segretario nazionale della Flc, Domenico Pantaleo, ha più volte sostenuto non solo lo stesso giudizio critico sulla 107, ma ha anche sollevato il tema dell’impoverimento intellettuale del Mezzogiorno d’Italia, proprio per effetto del nuovo esodo degli insegnanti, previsto per il 2016.

Il segretario della Cisl scuola Francesco Scrima afferma in una nota: “Oggi, in tutta Italia, la scuola torna a manifestare e lo fa con obiettivi chiari e precisi: rinnovare un contratto fermo da anni, per ridare al lavoro nella scuola la giusta dignità anche sul piano retributivo e cambiare le tante disposizioni di legge, dalla 107 a quella di stabilità, che rischiano di aggravare tanti problemi anziché risolverli”. Il segretario Cisl Scrima prosegue: “Non si capisce come faccia la ministra Giannini a dire che tutto va per il meglio, con un avvio d’anno segnato come non mai da difficoltà e disfunzioni di vario genere, che in occasione della manifestazione del personale ATA sono state denunciate con forza dalla delegazione di lavoratori che ha incontrato l’Amministrazione”.

L’Assemblea unitaria regionale di Firenze e il flash mob

A Firenze si è scelto un altro modo per manifestare la contrarietà alla legge 107 targata Giannini Renzi. Si è scelta un’assemblea unitaria di Rsu e delegati della Toscana, dove sono intervenuti anche studenti e genitori. “Si sono denunciate le criticità delle scuole toscane”, ricorda una nota sindacale, “e si è parlato di legge 107, organici, lavoro Ata, contrattazione di istituto e contratto nazionale”. Al termine dell’assemblea (intitolata ”L’unione fa la scuola, più valore al lavoro nella scuola”) ha avuto luogo un flash mob sul Ponte alle Grazie alle ore 13. Il tema del flash mob sono stati i dadi, “simbolo del caso che ormai governa la scuola toscana: mi chiamano a insegnare? Le graduatorie sono definitive? Sarò assunto? In che provincia? Tutte domande che il personale si fa e restano senza risposte per via delle incertezze della legge 107″. Durante il flash mob è stata resa nota la ripartizione su base provinciale delle ultime 3.291 stabilizzazioni previste per novembre/dicembre dalla riforma della ”Buona scuola”. Di questi 3.291, ”la maggior parte sta già lavorando con una supplenza annuale, quindi non raggiungeranno la sede assegnatagli con il ruolo e la situazione si stabilizzerà solo col prossimo anno scolastico. Noi chiediamo che tutti questi posti siano comunque coperti con ulteriori supplenze annuali, altrimenti di che potenziamento si parla?”, hanno detto i sindacati.

Universitari sul piede di guerra contro le proposte di riforma annunciate dalla Giannini

Ieri ed oggi si è tenuto ad Udine il convegno “Più valore al capitale umano” organizzato dal Dipartimento Università e Ricerca del Partito democratico, al quale sono state invitate anche alcune organizzazioni studentesche. Gli universitari scrivono in una nota: “Siamo intervenuti per avviare un confronto in vista della Legge di Stabilità a partire della necessità di intervento sul diritto allo studio e con tutte le nostre proposte contenute nella Nuova Università”.

“Al contrario di quanto emerso nella discussione nei tavoli di lavoro – afferma Alberto Campailla, Portavoce di Link – Coordinamento Universitario – la ministra Giannini dimostra di non avere un’idea complessiva di un sistema universitario che si ponga obiettivi programmatici chiari; un esempio per tutti la confusione circa le prospettive sul diritto allo studio. La ministra, pur riconoscendo il problema dello scarso numero di laureati, non prende impegni per gli investimenti in questo capitolo, nonostante i drammatici effetti del nuovo calcolo Isee. Al contrario insiste sulla necessità di spostare le competenze amministrative  in materia dalle Regioni ai singoli atenei. Un cambiamento di questo tipo non risolve nulla. Solo un forte investimento statale e una riforma estensiva dei LEP possono essere efficaci in questo senso.”

“Inoltre la ministra ammette di essere stata bloccata circa volontà di abolire il numero chiuso a Medicina. Si metta subito mano a quest’assurda lotteria -continua Campailla– e si apra un tavolo di lavoro nel merito al Ministero sulla tematica”.

La quota premiale per le università lanciata dalla ministra è ideologica, dicono gli studenti

“La ministra afferma orgogliosamente che perseguirà la strada dell’aumento della quota premiale. Crediamo – aggiunge Campailla – che questa sia una presa di posizione del tutto ideologica, che erge la meritocrazia a soluzione di tutti i mali dell’università. Siamo invece convinti sia necessaria una valutazione oggettiva degli effetti della distribuzione premiale dei fondi, la quale ha generato un incremento delle disuguaglianze territoriali, mettendo in seria difficoltà la tenuta complessiva del sistema universitario.”

“Nonostante il discorso della ministra sia completamente non condivisibile –conclude Campailla– registriamo un’apertura nell’ambito dell’iniziativa del Pd, soprattutto al tavolo tematico su accesso e diritto allo studio, per un aumento dei fondi previsti per il diritto allo studio. Consideriamo un rifinanziamento di questa voce come un presupposto irrinunciabile per iniziare un dialogo concreto e credibile su una riforma del sistema universitario.”

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