Campidoglio. Chi ha paura che Marino torni in Aula per discutere le sue dimissioni. Il capogruppo Pd ne sa qualcosa ?

Campidoglio. Chi ha paura che Marino torni in Aula per discutere le sue dimissioni. Il capogruppo Pd ne sa qualcosa ?

Non meraviglia che Fabrizio Panecaldo, capogruppo del Pd e coordinatore della maggioranza consiliare, affermi: “Non vedo per quale motivo Marino dovrebbe venire in Aula Giulio Cesare, non è necessario”. Meraviglia invece che il vicesindaco, Marco Causi, affermi: “Bisognerebbe evitare ogni momento di ulteriore drammatizzazione”. Giusto, ciò che non comprendiamo è perché il Consiglio comunale, espressione massima della democrazia, eletto dai cittadini, non abbia diritto a discutere una vicenda come le dimissioni del sindaco che significano lo scioglimento del Consiglio stesso, dei municipi. È un diritto dei cittadini, i quali sono informati di quanto sta avvenendo solo dai media, conoscere le motivazioni della decisione del Pd di “dimissionare” il sindaco. Si deve dimettere per tre o quattro scontrini e una bottiglia di vino? O perché non era presente quando i  Casamonica hanno trasformato i funerali di un loro congiunto in uno spettacolo? Ci mancavano i fuochi di artificio e poi la sceneggiata era perfetta. O perché ha commesso un grave reato, quello di “lesa maestà” non essendo a Roma quando il Consiglio dei ministri affrontava la questione di “mafia capitale”? Doveva stare fuori dalla porta, con il cappello in mano? Oppure perché incapace di governare?

Panecaldo, già da marzo pensa a “commissariare” il sindaco e lancia Rutelli per il Giubileo

Forse bisogna risalire al mese di marzo per capire perché il Panecaldo Fabrizio, uomo  di Rutelli, estraneo alla parola “sinistra”, vuole evitare che le dimissioni date da Marino siano argomento di discussione nell’aula consiliare. Dopo l’annuncio di papa Francesco si possono leggere dichiarazioni della deputata Pd Bonaccorsi, renziana di seconda mano se non andiamo errati segretaria regionale, la quale diceva che la città non era pronta, che occorreva far ricorso a chi aveva gestito l’evento del 2000, Rutelli in primo luogo. L’attacco a Marino era evidente. La città non era pronta perché amministrata male. Sempre la suddetta aveva chiesto le dimissioni del sindaco perché era in vacanza quando moriva un Casamonica, quasi dovesse essere il sindaco a fare l’orazione funebre. E veniamo al Panecaldo. Leggiamo sul Tempo del 15 marzo: “Nel Pd non sono pochi quelli che pensano che l’ex primo cittadino (Rutelli ndr) potrebbe dare davvero una mano a risolvere i problemi di un Giubileo da preparare in fretta e furia in soli sei mesi. Tra questi, ad esempio, il capogruppo dei Democratici in consiglio comunale a Roma Fabrizio Panecaldo. Il quale ha iniziato la sua carriera politica in Campidoglio proprio con Rutelli”.

L’ex sindaco, una “risorsa importante” insieme a “brillanti intelligenze” che prepararono il Giubileo

“Non so quale potrebbe essere il suo ruolo e forse è anche prematuro parlarne – spiega. Però Francesco sarebbe senz’altro una risorsa importante, non solo per l’esperienza che ha ma anche per quello che ha dimostrato di saper fare nel Giubileo del 2000. Anche se questa volta siamo di fronte a una ‘preparazione’ diversa visto che abbiamo pochissimo tempo a disposizione. Ma Rutelli è sicuramente una persona a cui si pensa. Già nel 2000 ci furono i soliti ‘gufi’ della Lega che dicevano che sarebbe andato tutto male, che la città non avrebbe retto all’arrivo di milioni di pellegrini. Invece l’amministrazione comunale dimostrò di aver fatto un ottimo lavoro. E la giornata mondiale della Gioventù, con un milione di persone ad ascoltare papa Giovanni Paolo II, rimase nel cuore di tutti. Per questo vado addirittura oltre la singola figura di Rutelli: prendiamo le intelligenze più brillanti che prepararono quell’evento, mettiamole intorno a un tavolo, facciamole lavorare insieme e sfruttiamo le loro competenze”. Facciamo a meno di citare i nomi delle “brillanti intelligenze”. La parola “gufi” usata dal Panecaldo è tutto un programma. Bene, anzi male. Perché per  far risalire la corrente all’ex leader della Margherita bisognava far fuori Marino. E l’ex sindaco cominciò una campagna contro Marino. Un bel coraggio, proprio lui che era stato sconfitto da Alemanno, l’unico che poteva perdere contro l’ex missino,voluto da Veltroni fra l’altro. Non è un caso che l’ex sindaco in una recente intervista televisiva ha affermato che lui “è disponibile” ma non vuole incarichi. Si comincia sempre così. Che doveva dire che voleva avere un ruolo di supervisore?

Una volta c’erano Petroselli e Vetere, Borgna e Nicolini. Oggi Orfini e Bonaccorsi

Ma torniamo al Panecaldo. Capogruppo e coordinatore della maggioranza qualche contributo ha dato alla Giunta,  al Sindaco? Quale sostegno e come ha “gestito” il gruppo? Non è mai sembrato molto unito, anzi. Le divisioni erano all’ordine del giorno delle cronache cittadine. Proprio i consiglieri dovevano e potevano essere il punto di raccordo fra  sindaco,giunta, cittadini. Forse ci sarebbe voluto anche un partito che poteva e doveva  dare un contributo di conoscenza dei problemi, proporre soluzioni, interventi. Una volta, per esempio, c’era un  partito che aveva le sue radici nelle periferie,che teneva assemblee, incontri. Una volta c’erano Petroselli  e Vetere, c’erano Borgna e Nicolini. Parliamo solo di chi non c’è più, i primi che ci vengono a mente. Oggi ci sono gli Orfini, i Panecaldo e la Bonaccorsi. Per carità niente da dire. Ce ne guardiamo bene. Ma si capisce perché il Panecaldo “non vede motivi” perché Marino venga in aula. Noi ne vediamo molti, fra cui il Panecaldo stesso. Forse si saprebbe, saprebbero i cittadini, chi ha preparato la mozione di sfiducia. Un  cappio al collo di Marino.

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