Grecia. Annegano in 34, 15 sono bambini

Grecia. Annegano in 34, 15 sono bambini

L’ecatombe dei profughi nel Mediterraneo continua tragicamente. E miete tante vittime tra bambini e neonati. Nella serata di domenica, nel mare Egeo, al largo dell’isola Farmakonisi, un barcone di legno si è rovesciato provocando l’annegamento di almeno 34 persone. Tra queste, ben 15 erano bambini, 11 adolescenti – 6 ragazzi e 5 ragazze – e 4 tra neonati e infanti. Le condizioni del mare erano pessime, spirava un vento che alzava onde enormi, dentro le quali il già sovraccarico battello ha finito per rovesciarsi. La Guardia costiera greca ha diffuso un comunicato in cui si fornisce la drammatica contabilità: 34 corpi senza vita accertati, tutti ritrovati nei pressi dell’imbarcazione capovolta, 68 portati in salvo, e 30 giunti a riva a nuoto. Ma il numero preciso resta ancora da determinare, fino a quando non sarà ispezionato il barcone.

I corpi dei migranti senza vita sono stati recuperati e adagiati su una nave della Marina militare greca e portati sull’isola di Rodi, mentre i sopravvissuti sono stati trasferiti a Leros. La Guardia costiera ha diffuse un secondo comunicato in cui si parla di altri quattro bambini scomparsi mentre erano a bordo di un secondo barcone al largo delle coste dell’isola di Samo. Le ricerche dei corpi sono riprese all’alba di lunedì. Poche speranze di ritrovarli in vita.

Sul piano delle reazioni politiche e istituzionali, il premier greco ad interim, signora Vassiliki Thanou ha rigettato le critiche mosse contro la Grecia definendole “inaccettabili”. “La Grecia sta applicando rigorosamente i trattati europei e internazionali”, ha detto la premier, “senza ignorare l’umanità della situazione”. La premier ha visitato domenica l’isola di Lesbo. La premier greca rigettava le parole esplicite della cancelliera tedesca Merkel, secondo le quali “abbiamo un secondo confine esterno, tra la Grecia e la Turchia, dove abbiamo bisogno di protezione. E questa protezione è al momento non garantita. La Grecia deve assumersi le sue responsabilità. E parleremo anche con la Turchia”.

In piena campagna elettorale, Syriza ha diffuse un comunicato in cui legge: “dobbiamo piangere ma anche agire. Il nostro paese è, a causa della sua posizione geografica, una porta d’ingresso e ha bisogno di sostegno, di fondi e di infrastrutture per aiutare questa gente disperata”.

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