Renzi. Il Sud non esiste. Basta con i piagnistei. Se la cava con un “masterplan a settembre”. Minacce alla minoranza Pd

Renzi. Il Sud non esiste. Basta con i piagnistei. Se la cava con un “masterplan a settembre”. Minacce alla minoranza Pd

Difficile per il cronista dare conto della Direzione del Pd annunciata con la grancassa, convocata in tutta fretta da Renzi Matteo dopo il rapporto Svimez sulla drammatica situazione del Mezzogiorno. Anche Sky, che aveva iniziato sottotitolando i vari passi del lungo intervento del segretario dei Democratici, ben presto ci ha rinunciato, inserendo solo un sottotitolo: “resoconto dei lavori della Direzione del Pd” o qualcosa di  simile. In realtà, Renzi ha fatto solo un comiziaccio, più di un’ora di niente. Era stata annunciata, lui stesso lo  aveva detto, la presentazione di un “piano”, già pronto in risposta anche alle critiche di Roberto Saviano contenute nelle lettera aperta pubblicata da Repubblica. “Basta con i piagnistei”, aveva risposto stizzito, non è vero che il governo non ha fatto niente. Non solo: siamo pronti a importanti interventi. Ed i ministri subito si erano mossi. Delrio aveva parlato di 70 miliardi pronti per essere investiti. La ministra Guidi lo aveva superato, 80 miliardi di fatto utilizzabili. Infine proprio ieri i miliardi, leggi velina di Palazzo Chigi, erano arrivati a  100.

Dei miliardi annunciati dai ministri il premier non fa parola

Tutto scomparso, contrordine amici (la parola compagni non si usa più, tabù). Renzi ha fatto saltare il banco. Ha capito che i miliardi annunciati potevano essere un boomerang, il riconoscimento che il governo non aveva mosso un dito, che la parola Mezzogiorno non faceva parte del suo vocabolario. Aprendo i lavori ha sorpreso tutti, ma ormai i membri della direzione digeriscono tutto. Quelli della minoranza sono ormai abituati a non essere ascoltati. Ha detto che si tratta solo di un primo appuntamento, “sarò breve”, per mettere a punto un cronoprogramma: un seminario di approfondimento alla Festa dell’Unità con data da decidere, per non disturbare troppo la festa di Milano, ci è parso di capire. Dopo il 15 settembre la direzione metterà a punto un “masterplan” per il Sud. Tutti contenti, a partire da De Luca ed Emiliano, macché correnti, ce ne freghiamo, abbracci con il premier.

Il capo del governo ignora la storia. Dimentica la questione meridionale

I punti di forza della relazione: la messa in dubbio dei dati dello Svimez perché altri istituti danno un quadro diverso. Già che c’era il vero colpo, una sparata alla Matteo: “il Sud – ha detto – non esiste. Esistono i sud”. E qui si è addentrato in percorsi che non conosce. A suo dire, del Mezzogiorno non si parla dal tempo che fu. Ha ricordato che un tempo era proprio questa parte di territorio italico a guidare il Paese. La prima ferrovia, si ricorda, fu la Napoli-Portici. Poi dice, un vero confronto sul Mezzogiorno non c’è più stato fino al 2011, in occasione dell’anniversario dell’Unità d’Italia. Dimentica la “questione meridionale”, da sempre affrontata dal mondo della cultura, dimentica Croce, De Santis, Gramsci, la “scuola meridionale”. Agli scout questa storia evidentemente non viene insegnata.

Nel Sud solo cose belle. La desertificazione industriale? Non esiste

Parla a lungo dei due Sud, quello che lui ha visitato, conosciuto. Scopre che ci sono anche aziende che funzionano, facile dire per fortuna altrimenti il livello di degrado, di povertà, sarebbe ancora più elevato. Ai protagonisti dei piagnistei racconta di iniziative che sono state prese ad Olbia, a Scalea, a Siracusa. Già che c’era non poteva mancare l’elogio a Marchionne, il suo idolo. Ricorda Melfi, “straordinaria esperienza in materia di organizzazione del lavoro”. Non la pensano così, in particolare le operaie, che vedono devastata la propria vita da turni insopportabili. Ma non fa niente. Pensate, insieme a Pittella, è andato da Marchionne per dirgli che l’acciaio prodotto all’Ilva è buono, può essere acquistato per costruire le Jeep. Il fatto che queste auto tipicamente made in Usa si costruiscano in Italia lo ha reso felice come un bambino. Poi parla del Sud dei Bronzi di Riace, delle splendide pendici dell’Etna, annuncia che visiterà Gioia Tauro, Porto Empedocle, Rosarno, la Terra dei fuochi, in tre anni sarà risanata, scopre che a Matera non c’è la stazione ferroviaria. E le trivelle nell’Adriatico? Se lo hanno fatto a Ibiza e il turismo non è diminuito si può fare anche noi. Dimentica il Sud della desertificazione industriale, della povertà, della natalità che si è arrestata, del lavoro nero di tanti migranti, qualcuno perde la vita mentre sta sui campi, il sole lo uccide, la fatica lo schianta.

Tutte le riforme fatte dal governo per  la ripresa anche nel Mezzogiorno

Poi, ancora rivolto ai piagnistei, annuncia la banda larga, di questo dobbiamo parlare all’estero. “Quando ho proposto di tenere a Palermo una riunione della Ue mi è stato detto – afferma – che là sparano. Basta con questi stereotipi”. Parliamo di quante riforme abbiamo fatto e ricorda il Jobs act,la scuola, la pubblica amministrazione. Poi ammonisce ancora quelli del piagnisteo e si rivolge con tono arrogante alla minoranza. “Il Sud – dice – non sia il luogo di una battaglia interna”. Per chi non ha capito rafforza:”Non si può piegare il tema del Sud a fini correntizi”. Così il premier Matteo Renzi, parlando alla direzione Pd sul Sud. “C’è solo una cosa che mi lascia perplesso: dire che il governo non ha fatto niente. Potrei ricordare quel che abbiamo fatto. E vorrei che fosse anche chiaro che non andremo da nessuna parte se dopo aver elencato le cose da fare e le strategie pronte, non porremo al centro della nostra azione l’investimento sul capitale umano e in particolare sull’infanzia negata e sulla cultura. Quando dico che bisogna rottamare il piagnisteo – conclude – non dico che non si deve denunciare ciò che non va, ma a noi ci pagano per risolvere ciò che non va. Il dire solo ciò che non va è un elemento anticrescita. C’è una pigrizia intellettuale di chi parla solo di ciò che non funziona.”

Tutto qui? Se non basta, da registrare neppure una idea, la parvenza di una progettualità, un richiamo alla storia e alla cronaca non dei Sud, come dice Renzi, ma dell’Italia. Insomma, di questo dovremmo ringraziare Renzi Matteo, il suo negare che esista un solo Sud, perché si può riaprire la “questione meridionale”, parte fondante della storia e della cultura di questo paese.

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