Palestina: due giovanissimi uccisi dai soldati israeliani. Il conflitto a Gaza e in Cisgiordania si aggrava

Palestina: due giovanissimi uccisi dai soldati israeliani. Il conflitto a Gaza e in Cisgiordania si aggrava

Un ragazzo palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane a Ramallah, sull’onda delle manifestazioni per l’omicidio per piccolo Ali, il bimbo bruciato vivo dalle molotov di alcuni coloni nella West Bank. I medici palestinesi hanno comunicato che Laith Fadel al-Khaladi, di 17 anni, è morto sabato mattina presto, colpito dalle forze di polizia israeliane dopo gli scontri al checkpoint di Atara, nei pressi di Bir Zeit. L’adolescente è stato colpito, secondo le testimonianze della stessa polizia, perché stava lanciando una bomba molotov dall’alto di una torretta di guardia. Non sono giunte, tuttavia, testimonianze palestinesi che affermino il contrario.

In realtà, Laith è il secondo adolescente ucciso nelle ultime 24 ore dai soldati israeliani. Il primo era stato venerdì mattina Mohammed al-Masri, diciassettenne di Gaza, ucciso dai soldati perché si era avvicinato troppo al confine con Israele durante una manifestazione di protesta per il violentissimo attacco a base di molotov dei coloni contro la povera famiglia Dawabsheh nella West Bank. Secondo il comunicato diffuso dalla Comando della Difesa israeliano, i soldati hanno sparato due volte contro alcuni palestinesi che stavano avvicinandosi troppo alla linea di confine con Israele nella parte nord della Striscia di Gaza. Secondo questo comunicato, i palestinesi erano a 30 metri. I soldati hanno cercato di fermarli sparando in aria. Poi, evidentemente, hanno cominciato a sparare ad altezza d’uomo, perché, dicono le fonti della Difesa israeliana, i cinque palestinesi hanno attaccato lanciando sassi. Qualcuno però ha dato l’ordine di sparare alle gambe dei palestinesi, ferendo almeno una dozzina di palestinesi e uccidendo il giovane Mohammed.

Altri scontri tra palestinesi e soldati israeliani vengono segnalati a Gerusalemme Est. A Shuaafat, nel campo profughi, un altro giovane palestinese è stato gravemente ferito ed è in pericolo di vita, mentre per altri 11 palestinesi le ferite provocate dalle pallottole di gomma sembrano più lievi. A Beit Hanina, alcuni palestinesi hanno attaccato il villaggio di Pisgat Zev, insediamento ebraico con 50.000 residenti, usando bottiglie molotov. Altri scontri sono annunciati nella giornata di sabato, tradizionalmente dedicata alla preghiera nella religione ebraica. L’escalation degli scontri tra palestinesi e forze dell’esercito israeliano continua a progredire e a diventare sempre più pericolosa, con la perdita di vite umane, soprattutto di adolescenti. In attesa della sorte dei genitori del piccolo Ali, sui quali sono state riscontrate bruciature di terzo grado sul 90% del corpo. Sono stati ricoverati nell’ospedale militare israeliano di Tel Aviv. L’elenco delle vittime, insomma, è destinato a salire. Occorre che la comunità internazionale la smetta di girarsi i pollici e intervenga, prima che scoppi un’altra guerra come quella dell’estate del 2014, che lasciò a terra 2500 cadaveri, dei quali 700 furono bambini.

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