L’eccidio dei migranti in Europa. Tre bambini in condizioni critiche in Austria e un ragazzo di 17 anni ucciso in Grecia

L’eccidio dei migranti in Europa. Tre bambini in condizioni critiche in Austria e un ragazzo di 17 anni ucciso in Grecia

Due vicende di questo sabato di fine agosto hanno per protagonisti tragici, bambini e ragazzi migranti, persone col diritto inalienabile di vivere e di chiedere protezione ovunque. Ne sono morti tanti di bambini e ragazzi nelle acque del Mediterraneo, ed ora anche sulle strade europee. Ma queste sono due storie orribili e simboliche, e vogliamo raccontarle, qui ed ora, perché dovrebbero mettere in crisi la coscienza occidentale e la civiltà europea. Due lezioni per chi vuole ascoltare e leggere, e non intende cedere alla propaganda da bar sport degli xenofobi di casa nostra.

La prima storia ha per protagonista un TIR bloccato dalla polizia austriaca a St Peter-am-Hart, nei pressi del confine con la Germania. Nel TIR, erano ammassati, come bestie, 26 persone, forse siriani, forse afghani, forse clandestini del Bangladesh. Tra loro, tre bambini sono stati ritrovati in condizioni critiche per la disidratazione. I medici che li hanno portati in ospedali hanno detto subito che “sarebbero morti entro poche ore”. I bambini erano pigiati, svenuti, sul retro del TIR, praticamente senz’aria, senz’acqua, e a quasi 40 gradi. Se la polizia non l’avesse fermato e controllato, ora dovremmo parlare di una seconda carneficina di altre 26 persone, dopo l’orrendo ritrovamento dei 71 cadaveri nel TIR fermo al confine con l’Ungheria. Questa volta, però, l’autista del TIR è stato arrestato, e i migranti sono stati portati nell’ospedale di Braunau. I medici austriaci tuttavia ritengono che per i bambini e per alcuni adulti la prognosi resta riservata date le condizioni molto critiche. Facciamo il tifo per la loro sopravvivenza.

La seconda storia è accaduta nell’isola greca di Symi, ed ha come protagonista un diciassettenne, che purtroppo ha perso la vita, proprio mentre approdava su quella costa che per lui rappresentava la speranza di vita – non migliore o peggiore, della vita, e basta. Il ragazzo è stato colpito a morte accidentalmente perché si è trovato sulla linea di tiro nella sparatoria che ha coinvolto la Guardia costiera greca e i trafficanti di esseri umani. Nel corso della sparatoria, sono rimasti feriti un agente e uno dei trafficanti. Quando le autorità costiere greche hanno identificato un barcone che si avvicinava alle acque territoriali greche, zeppo di migranti, si sono avvicinate e sono state ripetutamente colpite dalle armi dei trafficanti. Gli agenti della Guardia costiera hanno risposto al fuoco, e probabilmente hanno colpito il diciassettenne. Questa è la dinamica sostenuta da alcuni testimoni e dalla Guardia costiera greca. L’agenzia ANA però riporta altre testimonianze secondo le quali il ragazzo era già cadavere per asfissia su quel barcone, quando è cominciata la sparatoria. Non sarà difficile constatare i fatti.

Restano due eventi dall’altissimo valore simbolico: lasciare il proprio paese e mettersi in viaggio a 8, 10, 15 anni, affrontare migliaia di chilometri tra pericoli, difficoltà incredibili, con poco o nulla nelle tasche, raggiungere la costa libica, o turca, e trovare posto su una carretta del mare, sottoposti ai ricatti dei traghettatori. E quando finalmente raggiungono la speranza della vita, vedono all’orizzonte la costa europea, ecco che accade qualcosa che li trascina nell’inferno, alla morte. Analogamente sulle strade europee. Ecco il passaggio in un TIR verso la Germania, o la Svezia, e trovare l’inferno e la morte per asfissia. Quando finirà l’eccidio?

Share

Leave a Reply