Signora ministra Giannini, chieda scusa agli insegnanti. Si vergogni. Si dimetta. Pantaleo (Flc Cgil): non ha il consenso della scuola

Signora ministra Giannini, chieda scusa agli insegnanti. Si vergogni. Si dimetta. Pantaleo (Flc Cgil): non ha il consenso della scuola

“Farebbe bene ad ascoltare il disagio del mondo della scuola invece di demonizzare, sempre, ogni contestazione. La ministra Giannini deve farsi una ragione: la cosiddetta ‘buona scuola’ non  ha il consenso non solo di chi nella scuola lavora, ma anche degli studenti, delle loro famiglie, come dimostra la partecipazione alle iniziative che in questi giorni stiamo sviluppando in tutto il paese in preparazione dello sciopero generale, unitario, del 5 maggio”. Così Domenico Pantaleo, segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza (Flc Cgil) risponde alla incredibile intervista rilasciata a Repubblica domenica 26 aprile, in verità come si dice in gergo, intervista “tappetino”, in cui alle domande sono già collegate le risposte.

Chi la contesta è uno “squadrista”. I docenti sono “abulici”

La signora ministra, a fronte della contestazione di cui è stata fatta oggetto alla Festa dell’Unità a Bologna, definisce “squadristi” “quei cinquanta di Bologna” e “abulici” i docenti che starebbero a guardare. Stefano Fassina, sinistra Pd, interviene con la durezza necessaria: “Sono inaccettabili le sue parole – dice – su insegnanti maggioranza abulica e minoranza aggressiva. Chieda scusa alla scuola”. Aggiungiamo noi: chieda scusa, si vergogni e se ne vada, una ministra così non se la meritano un milione di lavoratori della scuola e tanti studenti, sette, ottomilioni e le loro famiglie. Con l’arroganza che la rende sempre più antipatica (la ex ministra Fornero, al confronto, diventa un campione di gentilezza, di fair play) la signora Giannini dice: “Insegno linguistica da tempo (tanto per dire chi sono, ndr) e non trovo altro termine. Sono stata aggredita da cinquanta squadristi. Vivaddio, solo verbalmente”.

Le giravolte di Repubblica e le interviste “tappetino”

Chi la intervista, un tal Corrado Zunino, Repubblica, uno del “club” contro i sindacati, leggi in particolare Cgil, che staziona nel quotidiano diretto da Ezio Mauro, convalida i “cinquanta” e chiede alla ministra chi fossero. E lei prontissima: “Alcuni precari di seconda fascia, area Cobas e molti studenti”. A caldo, aveva anche accusato i docenti in generale di essere “abulici”, di lasciare il campo  a minoranze. Anche il suo intervistatore in un articolo sulla  manifestazione a Roma promossa da Anief, Unicobas, Usb aveva definito minoritaria la protesta del mondo della scuola, dimenticando che tutte le sigle sindacali più rappresentative, i sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, da tempo sono impegnati in una mobilitazione per cambiare  il  disegno di legge con il pieno consenso dei lavoratori della scuola. Non  solo: aveva scritto che solo i precari protestavano e che la Flc Cgil se portava a casa qualcosa con alcuni emendamenti in discussione in Commissione alla Camera avrebbe lasciato il campo. Insomma un terreno sul quale l’intervistata Giannini poteva sguazzare, tanto da lanciarsi in nuove offese agli insegnanti. “Ho la certezza – afferma – che tra i docenti ci sia una inerzia diffusa e avverto il rischio che non vogliono partecipare ad alcun cambiamento”. Ma come, dimentica la ministra che più volte ha affermato che il mondo della scuola è con lei, che c’è stata una grande consultazione? Fa parte del dna di questi ministri la dimenticanza, pericolosa quando si raccontano bugie. Hanno imparato dal premier. E così si ottiene da Repubblica un titolo squillante, virgolettato: “Gli squadristi strillano, gli altri assistono passivi ma la rivoluzione si farà”. Un consiglio ad Ezio Mauro. Controlli i titoli e gli articoli. Perché sulla pagina a fianco alla intervista tappetino alla ministra c’è  questo titolo: “La rivolta dei prof.in nero. Su precari e superpresidi non vi daremo tregua”. Sommario: “Flash mob nelle piazze di tutta Italia, a migliaia vestiti a lutto. Ecco su quali punti la protesta dal basso sfida il governo”. Simile al titolo di ieri sul nostro giornale. Allora non è che chi protesta sono gli “squadristi” e  i docenti sono “abulici, tutt’al più “inerzia diffusa”.

Il 5 Maggio sciopero generale unitario, una grande giornata di lotta, non solo della scuola

Pantaleo, quasi quasi, avrebbe voglia di riderci su, sia sulle affermazioni della signora ministra, sia sui ripetuti attacchi al sindacato che vengono da Repubblica. Rinvia tutti, a partire dalla Giannini, alle prossime iniziative messe in  campo, alla mobilitazione della categoria, tutti, dai docenti in ruolo, ai precari, ai supplenti, al personale amministrativo, tecnico. “Il   5 maggio – dice – sarà una grande giornata non solo per il mondo della  scuola, certo ci battiamo per i diritti di chi lavora, da sette anni senza contratto, tanto per dirne una, per dare certezze a chi non ce l’ha ed il prossimo anno potrebbero ritrovarsi a casa, disoccupati, vogliamo che sia garantita la libertà dell’insegnamento, vogliamo che la scuola sia formativa. La nostra ‘buona scuola’, non quella della ministra, è scritta nelle proposte che avanziamo, serve al Paese. Per questo non ci accontentiamo di piccole modifiche, di cui niente sappiamo, non si vedono all’orizzonte. Ci vuole un cambiamento radicale della legge. È questo il senso  delle iniziative unitarie che sono in cantiere fino al 5 maggio”. E poi? “Vedremo, se non otteniamo risultati – afferma Pantaleo – è certo che non ci fermeremo. Se ne facciano una ragione la ministra e il governo”.

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