Patti Smith, sei concerti in Italia

Patti Smith, sei concerti in Italia
La prossima estate una delle artiste più significative e emblematiche del rock internazionale torna in Italia per una serie di concerti. Patti Smith, 69 anni, di Chicago, ha confermato le date a Roma, Catania, Verona, Milano, Collegno (Torino) e Gardone Riviera (Brescia). I concerti italiani della poetessa del rock Patti fanno parte del suo tour mondiale per i 40 anni di “Horses”, il primo disco della sua carriera. Sul palco insieme a lei Lenny Kaye alla chitarra e Jay Dee Daugherty alla batteria, storici compagni dal 1975 e che hanno partecipato alle recording session di “Horses”, il figlio Jackson Smith alla chitarra e Tony Shanahan al basso che collabora con Patti dal suo ritorno sulla scena, dalla metà degli anni Novanta.
L’artista sarà il 14 giugno a Roma, Eutropia Festival; il 16 giugno a Catania, Location TBC; il 19 giugno a Verona, ‘Rumors Festival’ al Teatro Romano; il 20 giugno a Milano, Villa Arconati; il 27 luglio a Collegno (Torino), Parco della Certosa e il 28 luglio a Gardone Riviera (Brescia), Teatro del Vittoriale.
Insieme a Lou Reed ha anticipato il fenomeno di rottura del punk, ha introdotto nel linguaggio del rock la cultura poetica seguendo la lezione di Bob Dylan e Jim Morrison. Stiamo parlando di Patti Smith, cantante, compositrice e poetessa, figura atipica e rivoluzionaria del rock e della new wave anni ’70. Il suo carisma e la sua forte personalità le hanno fatto guadagnare il soprannome di “Sacerdotessa maudit del rock”. La sua musica era caratterizza da una grande energia, da un forte impatto emotivo e da una notevole aggressività sonora. Contemporaneamente poteva stupire gli ascoltatori con ballate delicate e struggenti. Patti Smith è una delle figure più eclettiche e originali della musica statunitense degli ultimi quarant’anni.
Approdò al mondo della musica grazie ad alcuni personaggi importanti per la sua formazione: Tom Verlaine, Lenny Kaye e il grande John Cale, il primo produttore della cantante. Nel 1975 avviene il suo debutto discografico con “Horses” che arrivò al 47° posto in Usa nonostante non fosse affatto di facile ascolto. L’anno seguente fu la volta di “Radio Ethiopia” che andò male in patria mentre fu apprezzato in Europa. Patti Smith non era certo il tipo di artista capace di mediare con il mercato discografico. Nel corso della sua carriera ha sempre composto la musica che voleva, rifiutando ogni tipo di pressione o mediazione.
Era il 1975, agli albori del punk, quando usciva ‘Horses’, primo album dell’artista statunitense. Il meno elettrico dei dischi degli anni ’70 di Patti Smith, è convulso e segna l’ingresso di un nuovo linguaggio musicale che ha influenzato e ispirato molti musicisti, come il giovane allora Michael Stipe, futuro leader dei Rem. Da “Gloria”, cover del brano di Van Morrison, che apre il disco, a “Redondo Beach” dal ritmo reggae, nato dopo una violenta lite con la sorella, ai lunghi 9 minuti di “Birdland”, minisuite di piano voce e chitarra. E ancora “Free Money”, “Kimberly” dal tocco new wave, “Break it up” dove emerge la chitarra di Tom Verlaine, fino a “Land” e all’ultima traccia “Elegie”.
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