Maggioranza in tilt sulla prescrizione. Alfaniani si astengono. Primarie Pd Agrigento, vince uno di Forza Italia

Maggioranza in tilt sulla prescrizione. Alfaniani si astengono. Primarie Pd Agrigento, vince uno di Forza Italia

Maggioranza spaccata alla Camera sulla legge che prevede una prescrizione più lunga per tutti i reati e in particolare per quelli di corruzione. Area popolare (Ncd e Udc di Casini) si è infatti astenuta dopo aver minacciato il voto contrario. La riforma della ex Cirielli, una delle leggi pro Berlusconi è stata approvata con 274 sì, 26 no, 121 astenuti. Hanno votato a favore Pd, Fratelli d’Italia, Per l’Italia-Centro democratico e Scelta civica. Hanno votato contro Lega, Forza Italia e Psi. M5s, Sel e Area popolare (i centristi Ncd-Udc) si sono astenuti per motivi opposti. Mentre si registrava questa spaccatura si ricompattava Forza Italia e si lanciavano segnali di fumo Berlusconi e Alfano. Segnali di fumo anche fra l’ex cavaliere e Renzi Matteo a proposito dell’Italicum. Si dovrebbero incontrare per discutere una sorta di rifondazione del patto del Nazareno. Ma per quanto riguarda le cosiddette riforme economiche, la giustizia, opposizione a tutto campo. A completare il quadro di uno scenario politico a dir poco confuso, con il Pd che saltella dagli alfaniani ai berlusconiani, le primarie ad Agrigento. Le vince un imprenditore, presidente della squadra di calcio, l’Akragas, lo votano i tifosi, ben 4000 mila, mentre nelle precedenti primarie i votanti erano stati circa 1500. Il vincitore si chiama Alessi, pupillo di Dell’Utri, è uno di Forza Italia. A Striscia la notizia, Ficone e Picarra dicono: “Ad Agrigento il Pd ci ha messo le primarie, Forza Italia il candidato”.

Il ministro Orlando rassicura Area popolare: al Senato si cambierà il testo

Non c’è da meravigliarsi se sui problemi della giustizia, dalla corruzione alla prescrizione, la strada sia tutta in salita, con il Pd che cerca compromessi e subisce il ricatto degli alleati. Quello che è accaduto alla Camera sulla prescrizione è, da questo punto di vista, esemplare. Gli alfaniani hanno annunciato il voto contrario alla legge sulla prescrizione. Era accaduto che la Camera aveva bocciato un emendamento soppressivo del testo dell’articolo 1 presentato dal deputato Alessandro Pagano, capogruppo di Area popolare in Commissione giustizia e altri due emendamenti identici. Voti contrari 337,favorevoli 40, astenuti 19. Il testo riguardava l’aumento della metà dei termini per i reati di corruzione (articoli 318, 319 e 319 ter del codice penale). I Pd, strillava Pagano, “hanno rotto i patti”. Che sarebbero questi: gli alfaniani non chiedono più le dimissioni dei sottosegretari indagati ma su prescrizione e intercettazioni fanno pressing. Vista la mala parata il ministro Orlando corre ai ripari intervenendo in aula: “Respingo l’accusa di aumentare in modo irragionevole e senza un disegno di insieme i tempi di prescrizione e quindi di conseguenza i tempi del processo”. La possibilità di “coordinare” le norme sulla prescrizione “con interventi che devono incidere sulla ragionevole durata del processo e sulle modifiche delle pene per alcuni tipi di reato sarà riservata alla seconda lettura in Senato”. La dichiarazione per il momento placa Area popolare che annuncia un voto di astensione in attesa di quanto accadrà in Senato. Pagano afferma: “Le parole di Orlando sono state rassicuranti. È chiaro che nella seconda lettura del provvedimento, così come ha detto il ministro, ci sarà una rivisitazione complessiva sui tempi del processo. Il nostro potere contrattuale al Senato è ulteriore elemento di garanzia, per questo ci asterremo sul voto finale. Non c’è alcun motivo per votare contro”. Poco dopo, sempre il ministro Orlando rilasciava una dichiarazione: “Ci sono valutazioni che possono essere prese in considerazione, altre che non mi sento di condividere, valuteremo nel passaggio del Senato”, ma “sull’impostazione della prescrizione non credo si possa tornare indietro”. Tutto si gioca sulla parola impostazione.Vedremo cosa accadrà al Senato.

Sel: a forza di compromessi non si va lontano. Renzi spieghi se è la vigilia di una crisi di governo

A forza di compromessi non si va molto lontano. Da Sel, che si è astenuta, arriva una richiesta di parole chiare dal parte del premier. “Sulla prescrizione – affermano i parlamentari di Sinistra e libertà – volano stracci tra Pd e Ncd. La maggioranza si spacca sulla giustizia: sono i primi contraccolpi del dopo Lupi. Ora Renzi spieghi se è la vigilia di una crisi di governo o il solito valzer di ministeri che si risolverà con l’assegnazione di qualche poltrona. Evidentemente la Prima Repubblica non muore mai”. Per i grillini parlano i deputati che fanno parte della Commissione Giustizia: “Avevamo formulato proposte e aperture a questo Governo. Il risultato – affermano – è stato porte chiuse e un’arroganza totale nel voler decidere. Se ne assumano la responsabilità, soprattutto quando i processi non consegneranno alla Giustizia i colpevoli. L’astensione è quindi una scelta obbligata. La strada scelta ancora una volta è opaca, di mezze intenzioni perché la maggioranza di governo è un coacervo di diversi e particolari interessi in materia di giustizia, ci sono tutti gli interessi possibili meno che l’interesse per i cittadini onesti”.

 

 

 

 

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