Colpo grosso dei Carabinieri Indiana Jones. Recuperati una straordinaria statua romana, un Picasso e un Carlevarijs

Colpo grosso dei Carabinieri Indiana Jones. Recuperati una straordinaria statua romana, un Picasso e un Carlevarijs

Colpo grosso dei Carabinieri Indiana Jones. Recuperati una straordinaria statua romana, un Picasso e un Carlevarijs

I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale, attraverso una complessa attività d’indagine coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma (Proc. Agg. Giancarlo Capaldo), attraverso l’azione delle 3 Sezioni Operative (Archeologia, Antiquariato, Falsificazione ed Arte Contemporanea), hanno recuperato tre straordinarie opere d’arte: una statua romana, un Picasso, e un olio su tela dell’artista Luca Carlevarijs. La prima, di eccezionale interesse storico ed archeologico, è una statua raffigurante “mitra tauroctono”, databile tra il II e il III secolo d.C. Il gruppo scultoreo proviene da scavo clandestino in ragione della presenza di concrezioni terrose e inclusi naturali riscontrati al momento del sequestro. L’eccezionale recupero è il risultato di una più complessa manovra investigativa intrapresa sul monitoraggio e la ricostruzione della catena criminale tuttora attiva nelle aree archeologiche di Roma e dell’Etruria meridionale. In particolare, focalizzando lo sforzo operativo sulla mole di informazioni qualificate acquisite nel settore, ed analizzando i dati emersi da numerosi servizi con quelli forniti dalle Soprintendenze archeologiche competenti, l’attenzione dei carabinieri si è concentrata sulla zona di Fiumicino, quale crocevia del traffico dei beni scavati clandestinamente. Durante uno dei numerosi servizi, è stato individuato un furgone, all’apparenza anonimo, che trasportava alcune piante ed altro materiale coperto da telone. Non è sfuggita, tuttavia, all’attenzione dei militari una vera e propria staffetta che accompagnava il furgone già dal tratto autostradale. E infatti, l’Iveco Daily individuato dai Carabinieri della Sezione Archeologia appostati in osservazione, era preceduto da un motociclo che fungeva da battistrada e da una Smart che, presumibilmente, aveva funzioni di copertura.

Giunto all’altezza del Museo delle Navi di Fiumicino, il furgone è stato bloccato e controllato: tra le piante, sotto il telone, veniva rinvenuta una scultura marmorea raffigurante una figura maschile nell’atto di abbattere un toro circondato da altri piccoli animali, tipica iconografia del Dio Mitra. Il gruppo scultoreo, visionato da Funzionario della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, è stato riconosciuto quale opera di straordinario interesse storico ed archeologico. L’operazione ha portato all’arresto, per ricettazione, del soggetto alla guida del furgone noleggiato. Sono state effettuate numerose perquisizioni per ricostruire le responsabilità di eventuali complici, tra i quali quelli costituenti la “staffetta” che, all’atto dell’intervento dei militari, si sono dati alla fuga. La ricostruzione investigativa ha consentito di stabilire come il “Mitra” fosse in viaggio per la Svizzera: durante le perquisizioni, si rinvenivano mappe della Confederazione Elvetica, tracce di itinerari ed altre informazioni, tuttora al vaglio. Giunto in territorio elvetico, lo straordinario gruppo scultoreo sarebbe stato collocato sul mercato illecito internazionale.

Le ulteriori indagini per la contestualizzazione storica del bene sequestrato, condotte attraverso la ricostruzione artistica e scientifica dei dati a disposizione, hanno consentito di risalire alle aree archeologiche di Tarquinia e Vulci, quali possibili zone dello scavo clandestino del “Mitra”. Attraverso un’analisi condotta interpolando i dati relativi alla mappatura degli scavi clandestini monitorati e gli elementi scientifici che fornivano una stima temporale approssimativa dello scavo, i Carabinieri del TPC hanno indicato alla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale quale potesse essere stato il luogo dello scavo. L’articolazione territoriale del MIBACT, conducendo una campagna di scavo in urgenza, ha individuato il luogo esatto in cui era avvenuto il rinvenimento e la devastazione dell’opera. Nell’area archeologica di Tarquinia, infatti, sono stati individuati 9 ambienti, di cui uno con funzioni sacre: era proprio quello in cui era avvenuta la profanazione ed il saccheggio. Durante gli scavi sono stati rinvenuti due ulteriori elementi marmorei riconducibili all’iconografia mitraica: un cane rampante che, oltre ad essere una caratteristica simbolica nella rappresentazione mitologica dei gruppi statuari riferibili al culto di Mitra, combacia perfettamente con il gruppo scultoreo ritrovato dai Carabinieri. Inoltre rinvenuta la testa di un serpente, anch’esso mancante e combaciante con il resto della scultura. Non meno importanti gli altri rinvenimenti tra cui pavimentazioni a forme floreali in materiale fittile, pavimentazione mosaicata e vari altri frammenti in marmo. L’attività investigativa ha consentito il recupero di una testimonianza unica del patrimonio culturale storico e artistico italiano, prima che potesse divenire proprietà di qualche facoltoso collezionista ma ha consentito anche di contestualizzare il capolavoro nel suo luogo di origine affinché la Soprintendenza possa compiere tutte le analisi scientifiche.

La seconda opera recuperata è un Picasso. La casa d’aste Sotheby’s, in nome e per conto di un pensionato romano che dichiarava di esserne l’attuale proprietario, al fine di ottenere il rilascio dell’attestato di libera circolazione, aveva presentato all’Ufficio Esportazioni di Venezia il dipinto olio su tela “Violin e boutille de bass”, di cm 54 x 45, datato 1912 ed attribuito al noto artista Pablo Picasso. In ragione dell’eccezionale rilevanza storico artistica del dipinto, il valore dichiarato pari a 1,4 milioni di euro appariva troppo basso per una opera del celebre maestro spagnolo, suscitando il sospetto di falsità della stessa ed il conseguente interesse degli investigatori. Le indagini intraprese dalla Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea del Reparto Operativo, infatti, hanno consentito di contestualizzare una storia, a tratti incredibile e tuttora in corso di approfondimento investigativo. È emerso infatti, che il quadro era entrato nella disponibilità del pensionato nel 1978, periodo in cui gestiva un’attività commerciale di corniciaio a Roma. In quel periodo si presentò, presso il suo laboratorio artigianale, un signore molto anziano, con un portafoto della moglie scomparsa, a cui era profondamente legato ed il cui vetrino era stato accidentalmente rotto dalla domestica. Il corniciaio, vista la semplicità dell’intervento, eseguì la riparazione gratuitamente e l’anziano signore, rimasto anonimo, decise di pagare tale atto di generosità presentandosi due giorni dopo con la tela in dono. L’artigiano, ignorando completamente la vera natura del dipinto, lo conservava in modo approssimativo e senza particolari cautele per circa 36 anni, sino a quando non ne scopriva, casualmente, la possibile attribuzione. Gli accertamenti tecnici svolti dal C.N.R. hanno permesso di stabilire che l’opera è effettivamente attribuibile a Pablo Picasso e che la stessa è presente nel catalogo Zervos, edizione del 1961, priva di indicazioni sulla collocazione dell’epoca. Sono in corso ulteriori verifiche per stabilire con certezza la provenienza originaria dell’opera.

Infine l’olio su tela del XVII Secolo, dell’artista Luca Carlevarijs (1655-1731),trafugato a Roma nel 1984 da una collezione privata. Nel settembre 2014, a Milano, durante la perquisizione dell’abitazione di un mediatore d’arte, indiziato di ricettazione ed esportazione illecita di un importante dipinto individuato negli Stati Uniti, vennero rinvenute 190 foto di opere pittoriche, tra cui una raffigurante la veduta di Piazza San Marco di Venezia.

Gli accertamenti, eseguiti alla “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti” del Comando CC TPC, avevano consentito di contestualizzarla nel dipinto olio su tela, epoca XVII secolo, attribuito all’artista Luca Carlevarijs (1665-1731), raffigurante “Veduta di Piazza San Marco dall’attracco delle gondole, cm. 122×59, trafugato il 28.4.84 a Roma nell’abitazione di un collezionista privato.

Il bene, di rilevante interesse storico artistico e culturale, era pubblicato a pagina 85 del Bollettino delle ricerche delle opere d’arte rubate dell’Arma dei Carabinieri, nr. 11. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno permesso di accertare che il dipinto era stato consegnato da un collezionista al predetto mediatore affinché ne curasse la vendita. Quest’ultimo, dopo il sequestro dell’opera, oramai consapevole delle sue responsabilità, ha collaborato fornendo il nominativo del collezionista, il quale è stato conseguentemente indagato per ricettazione. Nel corso della perquisizione, sono state acquisite inoltre le prove di un vasto traffico illecito di opere d’arte con la Svizzera, per essere poi da qui destinate ad amanti d’arte americani.

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