Renzi : “Jobs Act rottama i co co.pro e art.18”. La realtà: garantisce solo la libertà di licenziare

Renzi : “Jobs Act rottama i co co.pro e art.18”. La realtà: garantisce solo la libertà di licenziare

Gongola Renzi Matteo, gonfia il petto e lancia l’hashtag: “Oggi è il giorno atteso da anni. Il Jobs Act rottama i cococo cocopro vari l’articolo 18 e scrosta le rendite di posizione dei soliti noti”. Una verità c’è in questa parole: era atteso da anni ma da Confindustria, Berlusconi e i suoi governi, ministro Sacconi in testa, ci avevano provato. Non c’erano mai riusciti, non solo per le lotte portate avanti dai sindacati, dalla Cgil in particolare, ma anche per l’opposizione delle forze di sinistra. Ora, con il Pd al governo, alleato con il partito di Sacconi, pienamente soddisfatto,viene abolito, di fatto, non solo l’articolo 18, ma salta l’architettura che riguarda la contrattazione, il valore dei diritti dei lavoratori, si compie una scelta di radicale rottura del principio di uguaglianza e di solidarietà nei luoghi di lavoro.

Resta l’odiosa norma sui licenziamenti collettivi. 

Malgrado il voto della Commissione parlamentare che aveva eliminato dal testo una delle norme più odiose, quella sui licenziamenti collettivi, il consiglio dei ministri ha fatto finta di niente e l’ha mantenuta. Così come  il demansionamento per cui il lavoratore si trova in un attimo a cambiare mansione non è stato rivisto. Renzi gongola e, per non perdere il vizio, fa una affermazione molto grave quando parla di una legge che “scrosta le rendite di posizione dei soliti noti”. Che sarebbero, a scelta, i lavoratori a suo dire protetti, quelli che hanno il posto stabile, i sindacati, la Cgil in testa, che non intendono rinunciare alla difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori. Il voto del consiglio dei ministri sui decreti segna davvero una mutazione genetica del Pd, la fine di una storia legata ai valori del mondo del lavoro, all’uguaglianza. Proprio la violazione di ogni principio di uguaglianza indica il vero segno di un impianto regressivo con  la violazione  palese di articoli della Costituzione.

La risposta alle dichiarazioni entusiastiche di Renzi arriva dalla minoranza del Pd. Vendola: “altro che cambiaverso, restano 45 contratti precari su 47”.

“Il Presidente del Consiglio – afferma Cesare Damiano, presidente della Commissione  Lavoro della Camera – ha dichiarato che il Governo non ha modificato la norma sui licenziamenti collettivi nonostante la richiesta contenuta nei pareri convergenti delle Commissioni lavoro di Camera e Senato. Siamo di fronte a una scelta politica sbagliata e non rispettosa del dibattito parlamentare”.   Stefano  Fassina respinge il provvedimento definendolo: “straordinaria operazione propagandistica del governo sul lavoro. I contratti precari rimangono sostanzialmente tutti. Il diritto del lavoro – sottolinea – torna agli anni ’50. Oggi è il giorno atteso da anni… dalla Troika”.

Cgil. Mobilitazione per il “lavoro di qualità” contro le politiche del governo

Mentre era ancora in corso il Consiglio dei ministri sono state fatte circolare “voci” , annunci che  ben poco sarebbe stato cambiato nel decreto che porta la firma del ministro Giuliano Poletti, una lunga storia nel  Pci e poi in tutti i passaggi fino al Pd, già presidente di Legacoop, la socialità come valore portante. Del resto, proprio nell’incontro avuto dai sindacati con il ministro era apparso chiaro che non sarebbe stato modificato pressoché niente. Il direttivo della Cgil  tenuto mercoledì aveva annunciato la mobilitazione  a contrasto della legge delega sul lavoro e relativi decreti  su diversi livelli e con varie iniziative. Una mobilitazione a sostegno della “richiesta di lavoro di qualità” e contro le politiche del Governo che “svalorizzando il lavoro e rendendolo sempre più servile, riducono la libertà delle persone e comprimono la democrazia”. In particolare, la Cgil parla di “grande attenzione alla contrattazione, per contrastare gli effetti del Jobs Act e impegno a valutare tutte le possibilità di contenzioso giuridico. Difesa della contrattazione collettiva, respingendo qualunque ipotesi di disapplicazione dei CCNL o di restituzione del salario contrattato”.  Da qui l’ipotesi di “un nuovo Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori”, proposta da contrapporre alla delega lavoro. Non si esclude “un percorso abrogativo ( un referendum, ndr) per il contrasto alla precarietà e per i diritti del lavoro”. Una grande campagna da sviluppare nei  luoghi di lavoro da sottoporre al voto vincolante di tutti gli iscritti.

Camusso. Così si liberalizzano i licenziamenti

Susanna Camusso, a caldo, si esprime sulle decisioni  del consiglio dei ministri. “Il governo va nella direzione sbagliata. L’unico risultato sarà quello di aver liberalizzato i licenziamenti, di aver deciso che il rapporto di lavoro invece di essere stabilizzato sia frutto di una monetizzazione crescente”. “Non credo  – ha concluso il segretario generale della Cgil – che questa sia la risposta che si aspetta un Paese che continua ad avere una disoccupazione altissima, che non ha prospettive per i giovani e che invece di facilitare i licenziamenti dovrebbe costruire soluzioni per il lavoro”. Così come una beffa è l’annuncio più volte dato sul fatto che  la miriade di forme contrattuali sarebbe stata eliminata. Ciò che viene eliminato è la tutela contro licenziamenti. Il segretario generale della Fiom che in un articolo sul nostro giornale già aveva annunciato la consultazione dei lavoratori e la ripresa della mobilitazione afferma che “siamo in presenza di una riforma che non migliora le condizioni di chi ha bisogno di lavorare”. Maurizio Landini dice che nella consultazione saranno proposte le diverse forme di lotta, nessuna esclusa, dando seguito alle lotte dei mesi passati, dalla grande manifestazione di Roma allo sciopero generale.

Petteni (Cisl). Con la contrattazione supereremo le castronerie del governo

Interviene  anche la Cisl con il segretario confederale Gigi Petteni che parla di “grave errore del governo”. “Si tratta – afferma – di un segno di arroganza e di scarsa attenzione nei confronti di coloro che conoscono e rappresentano il mondo del lavoro”. Poi un attacco diretto a Renzi che “va nelle aziende, come nel caso della Fiat, solo quando le cose vanno bene e non sa come si gestiscono le difficoltà occupazionali ed i problemi del lavoro. In ogni caso, siamo certi che attraverso la contrattazione recupereremo e supereremo tutte le castronerie che il governo si appresta a fare sui temi del lavoro”.  E la segretaria generale, Furlan, dice che “Renzi non ha nessuna ragione di esultare”.

Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, sottolinea che si tratta di “un primo intervento solo parziale. Avremmo voluto un atteggiamento più coraggioso del governo sulla effettiva abolizione delle forme di precarietà”. Si è in attesa dei testi, “ma l’esultanza del presidente del Consiglio è assolutamente ingiustificata perché con queste norme cambierà poco e niente”.  Carmelo Barbagallo, segretario generale  Uil attacca: “Il governo non va nella direzione giusta. Bisognava eliminare tutti i contratti di precarietà. Invece, sono rimasti quelli a tempo determinato a 36 mesi senza causale e hanno esteso la possibilità di ricorrere ai voucher”.

Le sciocchezze dell’Ocse che le spara grosse sull’aumento del Pil

Dall’Ocse arriva invece la promozione a pieni voti e la spara grossa: “Potrebbe far crescere il Pil del 6% fra 10 anni”. La previsione è stata comunicata dai giornalisti alla Camusso, presente ad un convegno in Friuli sul reddito di base. “l’Ocse detiene il record delle previsioni sbagliate”.  “Abbiamo visto le dichiarazioni di Gurria – afferma – sulla crescita dell’Italia e le abbiamo confrontate con quelle degli anni scorsi. Possiamo dire che l’Ocse detiene il record delle previsioni sbagliate. Quindi non mi fiderei troppo di quelle previsioni”.

Per quanto riguarda le liberalizzazioni niente da fare per la vendita dei medicinali di fascia C, rimarranno nelle farmacie. Vincono il Nuovo centrodestra e i farmacisti. La ministra Guidi annuncia interventi sui telefonini, sulle assicurazioni, senza spiegare di che si tratta, norme anche per i notai e la fine del mercato tutelato di luce e gas. Subito l’Ocse annuncia che con le misure sulla concorrenza in 5 anni il Pil potrà aumentare del 2,5. Aggiunto al 6% fra dieci anni balzeremo in avanti dell’8%. Insomma sarà come vivere in paradiso.

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