La “ripresina” non c’è. C’è invece la deflazione. Renzi se ne faccia una ragione

La “ripresina” non c’è. C’è invece la deflazione. Renzi se ne faccia una ragione

Arriba, arriba, starnazzano da Confindustria e da altre associazioni di imprenditori, convertiti renziani. Finalmente la “ripresina”. Ci sono tutti i segnali, rilancia subito il premier. Dopo essersi aggiudicato la vittoria nella partita per l’elezione del Presidente della Repubblica, e dopo l’invio anche di una lettera agli iscritti e elettori del Pd, ora si prende il merito della “ripresina”. Il bello, anzi il brutto, è che, forse per spirito d’emulazione, il ministro Padoan, candidato capo dello Stato voluto, ma mancato da Renzi, l’altro era Delrio, a Mattarella neppure ci pensava, ma così va il mondo. Scusate la digressione, dicevamo che anche il ministro aveva lanciato segnali di fumo sulla “ripresina”.

Nel 2014 l’occupazione è calata del 2,9%

Se avessero letto bene i dati forniti dall’Istat avrebbero appreso che, sì, nel  mese di dicembre c’era stato un aumento dell’occupazione, ma nel totale del 2014 il calo era stato del 2,9%. Non solo, se invece  si fossero comportati da uomini di governo e non da imbonitori, avrebbero detto che la “ripresina”, che ripetiamo non c’era, era dovuta a tre fattori: il crollo del prezzo del  petrolio, il cambio euro-dollaro, la politica monetaria della Bce. Per non parlare di contratti spuri, comunque non sani. Per essere dichiarati “occupati” basta anche un lavoro saltuario, perfino un giorno a settimana. Insomma le politiche del governo nella pseudo ripresa non c’entravano per niente. Del resto, non risulta da una qualche iniziativa. Sì, è vero che per alcune aziende il governo ha fatto da mediatore, ci mancherebbe, ma per esempio a fronte della crisi della siderurgia ci si è mossi con interventi tampone, l’Ilva di Taranto è ancora un ballo.

Istat e Confindustria  stanno spegnendo i  facili entusiasmi

Sia Istat che Confindustria hanno man mano spento i loro entusiasmi. I numeri della “ripresina” andavano al ribasso e si rimandava tutto verso la fine del 2015. E proprio dall’Istat arriva la notizia che la “ripresina” non c’è, l’Italia torna in deflazione e rimane in recessione. A gennaio, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione è scesa dello 0,4% risetto a dicembre, quando era ferma, e dello 0,6% tendenziale. Torna in territorio negativo e segna il minimo da settembre 1959.  Si spera nel “quantitative easing” della Bce (l’acquisto di titoli di stato) che  faccia ripartire anche i prezzi. L’Istat suggerisce cautela in un momento in cui – evidente è la polemica – alcuni istituti rilasciano previsioni di nuovo ottimistiche sull’economia italiana nel 2015.

Le Borse non crollano, la Grecia  di Tsipras non fa paura

Non arriva la “ripresina” , ma non arriva neppure il crollo delle Borse così come annunciato dai “gufi” , ci scusiamo con  loro, ma quando  ci vuole ci vuole. Quegli scapestrati dei greci, Tsipras che non porta la cravatta, estremisti, massimalisti come li chiama un giornalista di La7, avrebbero condotto l’Europa nel baratro, ma che diciamo, il mondo. Le Borse tutte  impazzite, il panico per le visite in Europa del premier greco e del ministro Varoufakis. Niente di tutto questo: a Milano, Piazza Affari consolida il rialzo dell’apertura con un progresso del 2,2%. Londra sale dell’1% come Parigi, mentre Francoforte (che ritocca i massimi storici a 11mila punti) avanza dello 0,6%. Ad  Atene, incredibile a dirsi, viste le previsioni dei “gufi”, l’indice principale sale più del 10% spinto delle banche e dalla prospettiva di un incontro, previsto per domani, tra Varoufakis e Mario Draghi.  Bene anche Wall Street: il Dow Jones avanza dell’1%, l’S&P 500 recupera lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,5%. La Borsa di Tokyo ha invece  chiuso in forte ribasso una seduta che si era aperta in positivo. Ma i “massimalisti” greci  non hanno niente a che vedere con il cambio di direzione sulla principale piazza asiatica. Gli operatori lo addebitano al recupero dello yen nei confronti del dollaro.  Insomma niente “ripresina”.

Il petrolio rialza la testa, il prezzo sale per  il  quarto giorno consecutivo

Anzi, rialza la testa un componente fondamentale del provvisorio miglioramento di alcuni dati economici al confronto mese per mese, non anno per anno. Il petrolio infatti sale per il quarto giorno consecutivo e torna sopra i 50 dollari. L’oro nero viene scambiato a 50,46 dollari al barile con un rialzo di 89 cent. In rialzo anche il Brent, che guadagna l’1,4% attestandosi a 55,49 dollari al barile. La “grande illusione” è durata poco e c’è poco da cantar vittoria. C’è una sola possibilità per intravedere una ripresa forte e duratura, non solo per  la politica monetaria: che l’Europa cambi verso per  dirla con Renzi  Matteo che nel semestre  quando era alla guida della Ue se ne è dimenticato. “Se ne faccia una ragione”,  frase che tanto piace al premier che ogni mattina la fa ripetere a quelli/e del “giglio magico”.

Share

Leave a Reply