I senatori? Non contano, decide Renzi: legge elettorale in Aula, senza voto in Commissione

I senatori? Non contano, decide Renzi: legge elettorale in Aula, senza voto in Commissione

Poveri senatori, sballottati da una parte all’altra. Quelli del Pd  in primo luogo, cui Matteo  Renzi chiede di commettere uno sgarbo contro se stessi, contro il Senato,  rinunciando al loro ruolo perché le “esigenze sono altre”. Sente che il suo governo è blindato, che il discorso di Napolitano gli apre la strada a  marchingegni che gli consentano di affrontare una situazione sempre più  complicata, il temuto ingorgo istituzionale. Non un ingorgo come capita sempre più spesso in un Parlamento che va sempre più perdendo il suo ruolo, ma eccezionale perché al centro c’è l’elezione del Presidente della Repubblica. I tempi stringono? Il segretario-premier non ha dubbi. La legge elettorale, che aveva quasi riposto nel cassetto, va approvata entro la metà di gennaio, prima che i due rami del Parlamento si riuniscano in seduta congiunta per esprimere il primo voto per la massima carica dello Stato.

La “strategia” del premier a prescindere dal ruolo del Parlamento

Messa al sicuro la legge elettorale nella strategia renziana, primo stratega  il fido Lotti, si pensa che  possibili agguati dei berlusconiani non siano possibili. Ormai è chiaro che il patto del Nazareno riguarda non solo le “riforme”, elettorale e costituzionale, ma anche il nuovo Capo dello Stato.  Lo stesso  Renzi dopo una  prima smentita che lasciava il tempo che trovava, sa bene che con quell’accordo deve fare i conti. C’è solo un piccolo, si fa per dire, problema: Berlusconi tira dalla sua parte,  Renzi fa altrettanto. L’ex cavaliere “esige” che  si voti prima per eleggere il Presidente della Repubblica e poi le leggi in discussione. Un modo come un altro per tirare l’acqua al proprio mulino. Naturalmente, per loro, il ruolo fondamentale del Parlamento può essere messo sotto i piedi. Il capo di Forza Italia, alle prese con i “ fittiani” che possono giocare brutti scherzi, gioca sul fatto che in Commissione sono in discussione circa diecimila emendamenti. Impossibile chiudere la partita a metà gennaio, al massimo entro la fine del mese. A meno che l’Italicum venga portato in aula senza relatore, prima cioè che sia finito l’esame in commissione. Renzi non lo ha detto esplicitamente all’assemblea dei senatori cui ha tenuto una “lezione” di strategia, quasi fosse un generale che arringa il suo esercito. I senatori del Pd danno per certo che questo proporrà Renzi.

Il Presidente Grasso ha una bella gatta da pelare

La prova arriverà subito. Venerdì si riunisce la Conferenza dei capigruppo del Senato. Il Presidente Pietro Grasso si troverà ad affrontare una grana di non poco conto, la “pazza idea”, dicono alcuni senatori del Pd. La scelta che farà la conferenza dei capigruppo, difficile, quasi impossibile, dovrà andare al voto dell’aula per ratifica. Intanto alla Camera, Forza Italia propone che si voti prima il Presidente della Repubblica poi la legge elettorale. Altro problema sollevato da Renzi, il quale non trova pace fra fra Italicum, Mattarellum, Consultellum. Dipende dai giorni e dalle circostanze, le mosse del partner, leggi patto del Nazareno. Dopo aver fatto circolare voci relative al suo interesse per il Mattarellum. Contrordine: niente Mattarellum come sistema elettorale “ponte” in attesa di completare le riforme istituzionali. Nell’Italicum dovrebbe essere inserita la data in cui dovrebbe entrare in funzione, gennaio 2016, una legge datata, una anomalia, ma non ci dobbiamo meravigliare di niente di fronte ad un vero e proprio marasma istituzionale.

Zanda.  Posizioni diverse fra i sentori Pd. Impegno  a sintesi comune

Nel caso in cui si andasse al voto in primavera varrebbe il Consultellum,  che sembra incontri il favore delle minoranze Pd. Sempre nella riunione dei senatori Pd sono state discusse alcune modifiche, un numero massimo di 10 collegi, candidature plurime per i capilista ma marchingegni per valorizzate le preferenze. Non si capisce, dove, come e quando, vengano scelti i capilista, primarie, meccanismo di quote e cose varie che riguardano solo il Pd. L’approvazione definitiva della Camera potrebbe avvenire anche dopo l’elezione del Presidente. I giochi sarebbero stati fatti prima. Il capogruppo democratico in Senato, Luigi Zanda, ha sottolineato che sulla legge elettorale “esistono posizioni diverse ma serve l’impegno di tutti i senatori nel confrontarsi e nel trovare una sintesi comune”. “Il gruppo – ha  concluso – avrà modo di dibattere approfonditamente sugli appuntamenti parlamentari che ci aspettano, come sta facendo sulla legge elettorale”.

Il totonome impazza, “quirinalisti”  e “retroscenisti” all’arrembaggio

Intanto sui media impazza il totopresidente. I “quirinalisti” si esibiscono in teorie e tattiche, circolano nomi. Si fa notare che Napolitano nel corso degli auguri alle alte cariche dello Stato ha elogiato il ministro Padoan e che dai presenti sono partiti sorrisetti. Ma i “sorrisetti” avrebbero, secondo taluni  retroscenisti, un altro significato. Si fa presente che chi viene indicato prima del voto è praticamente bruciato.  Una  cosa è certa: Berlusconi è alla ricerca di chi con un atto presidenziale  lo metta in condizione di candidarsi, subito, alla prima occasione. Non dice esplicitamente che è parte del patto del Nazareno, ma lo fa capire.

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