Province, i lavoratori non mollano

Province, i lavoratori non mollano

È continuata anche questo lunedì l’occupazione degli uffici di molte Province da parte dei dipendenti pubblici che rischiano ora di rimanere senza lavoro, mentre gli enti stessi temono il default finanziario. Da segnalare, tra gli altri, il presidio organizzato dalle ore 9.30 alle 12.30 a Milano: un sit-in regionale organizzato da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl della Lombardia. Il presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, pur dando ampie rassicurazioni sul pagamento degli stipendi, ha fatto sapere che “se la legge di Stabilità non cambierà non sarà possibile garantire ai cittadini tutti i servizi che oggi vengono erogati, dalla manutenzione delle strade alla gestione delle scuole”. Per Michele Gentile, responsabile della pubblica amministrazione per la Cgil nazionale, la legge non prevede un meccanismo unico e quindi rischia di essere una soluzione diversa per ogni situazione, mentre non è ancora stato risolto il problema dei mille precari i cui contratti stanno per scadere con la fine dell’anno. Proteste anche davanti alla sede della Provincia di Treviso, dove si è svolta una manifestazione regionale dei lavoratori veneti in concomitanza con la riunione regionale dei presidenti delle Province. I lavoratori hanno chiesto di incontrare i presidenti, anche in vista dell’incontro con la Regione in programma per la giornata di martedì. Intanto proseguono le occupazioni e le iniziative nei singoli enti. Con i tagli solo nel Veneto sarebbero a rischio circa mille posti di lavoro. Ma se il conto lo facciamo a livello nazionale, il dimagrimento delle spese dello Stato verso le Province, porterebbe a tagli decisamente feroci: si parla di almeno 20mila esuberi e nessuna possibilità di riassorbimento. Sarebbe infatti escluso un concorso delle Regioni, che sono al limite del collasso economico e che non avrebbero, come era stato ipotizzato in precedenza, la possibilità di contrattualizzare questi lavoratori. La Legge di Stabilità mette tutto nero su bianco, visto che a frustate di miliardi, verranno tolte disponibilità impressionanti a quelli che ormai sono considerati alla stregua di Enti fantasma. Secondo i conti fatti dal Governo, già nel prossimo anno saranno tolte risorse destinate al personale, per oltre 900 milioni di euro, per poi passare a due miliardi nel 2016 e a tre nel 2017. E visto che l’ipotesi del passaggio del personale provinciale verso regioni e comuni, sembra una chimera, le prospettive per questi lavoratori sono la messa in mobilità per due anni, per poi passare ad un regime drammatico di riduzione degli stipendi, privando tutti gli esuberi della componenti più importanti delle buste paga, ovvero le cosiddette indennità aggiuntive. In sostanza, con una taglio all’80% dell’attuale busta paga, unita alla cancellazione delle altre voci, si produrrebbe una voragine economica per migliaia di famiglie.

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