Le malattie della Curia Vaticana sferzate da papa Francesco

Le malattie della Curia Vaticana sferzate da papa Francesco

Papa Francesco non finisce di stupire. Dopo aver conseguito una storica vittoria internazionale con l’apertura delle relazioni diplomatiche tra USA e Cuba, interrotte dal 1961, dopo aver sferzato i credenti sulla verità del dono natalizio, e sulla necessità di non cedere alle sirene del consumerismo, ecco che impartisce una lezione ai membri della Curia Vaticana. Lo fa ricucendo il tema teologico della Incarnazione e della venuta della Luce sulla Terra, con le malattie che invece si sono diffuse in parte del Clero, e soprattutto del Clero Vaticano. Per comprendere la grandezza dell’operazione che egli ha compiuto a due giorni dal Natale occorre partire proprio da una definizione teologica relativa all’Incarnazione, al Dio Vivente: “É l’appuntamento con Dio che nasce nella povertà della grotta di Betlemme per insegnarci la potenza dell’umiltà. Infatti, il Natale è anche la festa della luce che non viene accolta dalla ‘gente eletta’ ma dalla ‘gente povera e semplice’ che aspettava la salvezza del Signore”. Questo è il senso autentico del Natale per ogni credente: potenza dell’umiltà e luce che viene accolta dagli umili.

Ora, che cosa è accaduto alla Chiesa, o meglio a coloro che nella Chiesa dovrebbero essere i custodi della sua sacralità, ovvero i pastori? Papa Francesco usa una storiella per spiegarsi meglio: “i sacerdoti sono come gli aerei, fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano. Molti criticano e pochi pregano per loro”. È sugli “aerei che cadono”, però, che Francesco pone l’accento in questo augurio natalizio a porporati e sacerdoti della Curia, in un discorso che non ha assolutamente nulla di formale. Cosa dice infatti il Papa? Avverte del pericolo che incombe su quei sacerdoti che se “non si alimentano quotidianamente col cibo eucaristico diventeranno burocrati: un tralcio che si secca e pian piano muore e viene gettato lontano”. Ed è a questo punto che papa Francesco elenca ben 15 malattie da cui porporati e sacerdoti possono essere contaminati, coniando addirittura una terminologia particolare. Dopo la lettura delle 15 patologie, l’impressione che si ha, è quella di una Curia più vicina a un lazzaretto di meschinità, che al vertice della Chiesa cattolica. In realtà, si tratta di malanni “umani, troppo umani”, ma nella considerazione di Francesco, finalmente, viene modellata una rappresentazione del sacerdote che svolge la sua funzione sacra senza cedere ai principali virus della modernità. Ecco in sintesi, la lista dei virus.

La prima malattia, dice il papa, è di sentirsi “immortale”, indispensabile. “Una Curia che non si autocritica, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo”. La seconda è una malattia il cui nome è coniato da Francesco: “il martalismo”. Viene dall’episodio evangelico in cui si racconta delle due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, la prima delle quali viene descritta come esageratamente operosa, e così facendo smarrisce l’ospite, Gesù (errore che non viene commesso da Maria, che “gli si siede ai piedi”). La terza è una vera e propria sferzata contro “l’impietrimento mentale e spirituale di coloro che posseggono un cuore di pietra e un duro collo”.

La quarta malattia è tipica del comportamento di coloro che pianificano minuziosamente ogni cosa, “diventando”, dice il papa, “un contabile o un commercialista”. La quinta malattia è la mancanza di comunione tra membri della Curia, “che diventa come un’orchestra che produce chiasso”. La sesta malattia è il vero atto d’accusa a certa Chiesa: “l’Alzheimer spirituale, ossia la dimenticanza della storia della salvezza, della storia personale con il Signore, del primo amore. Si tratta di un declino progressivo delle facoltà spirituali che causa gravi handicap alla persona facendola diventare incapace di svolgere alcuna attività autonoma, vivendo uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginare”. È una bella immagine, quella dell’Alzheimer spirituale.

La settima malattia denunciata da papa Francesco è quella della rivalità e della vanagloria, delle onorificenze come senso della vita anche dentro la Chiesa. È la malattia della falsità e del comportamento non cristiano. Fino a diventare “nemici della Croce di Cristo”. L’ottava malattia è la schizofrenia esistenziale, altra splendida immagine: “vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree e titoli accademici non possono colmare”. Meglio di così, non si poteva dirlo. La nona malattia è quella delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi, “una malattia grave che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere e si impadronisce della persona facendola diventare seminatrice di zizzania”.

La decima malattia è l’abitudine di “divinizzare i capi”, corteggiando i superiori, nella speranza di ottenere benefici. L’undicesima è l’indifferenza verso gli altri. La dodicesima malattia è la “faccia funerea”, persone burbere e arcigne, “le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia”, e trattare gli altri “con durezza, rigidità e arroganza”. La tredicesima è la malattia dell’accumulazione di beni terreni, materiali. La quattordicesima è la malattia dei “circoli chiusi, dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e a Cristo stesso”. La quindicesima è la “malattia del profitto mondano, quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri”. “La guarigione”, dice Francesco, “è anche frutto della consapevolezza della malattia e della decisione personale e comunitaria di curarsi sopportando pazientemente e con perseveranza la cura”.

Come si vede, le malattie della Curia enucleate da papa Francesco sono comportamenti che si ritrovano spesso nella sfera dell’umano, e dunque si possono interpretare anche monito per ogni credente. Ovviamente, il fatto stesso che egli le indichi come malattie a sacerdoti e prelati della Curia, vuol dire che finalmente il grosso problema che il cattolicesimo vive da molti secoli, ovvero la potenza della Curia romana, può essere rimosso, o curato. È una sfida straordinaria, che speriamo il papa riesca a vincere.

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