La morte di Maurice Duverger

La morte di Maurice Duverger

Per molte generazioni di studenti e di studiosi di Scienze Politiche e Diritto, Maurice Duverger è stato punto di riferimento essenziale. Maurice Duverger è morto nella notte tra il 16 e il 17 dicembre all’età di 97 anni. Nato il 5 giugno del 1917, ex deputato europeo eletto nelle liste del Partito Comunista italiano (nella legislatura 1989-1994), la salma di Duverger sarà sepolta il 29 dicembre nel cimitero di Tholonet. Professore emerito alla Sorbona e direttore di studi e ricerche alla Fondazione nazionale francese di scienze politiche, è autore di una trentina di opere fondamentali sui partiti politici, divenuti classici delle Scienze Politiche. Fin dalla pubblicazione del suo primo libro dedicato alla “Costituzione francese” (1944), Maurice Duverger diventa partigiano del sistema presidenziale che favorisce l’alternanza destra-sinistra, condizione, secondo lui, di una democrazia matura, che non sarà mai “una democrazia senza popolo”. Nel 1951 pubblica la sua opera considerata la più importante “I partiti politici”, che sarà rivista e rieditata per nove volte, e che ottiene una pagina a sé stante nella Enciclopedia Treccani.

Era un uomo democratico e di sinistra, Duverger, dalle posizioni rigorose e severe soprattutto su temi quali il socialismo critico, le elezioni maggioritarie (“il sistema maggioritario a turno unico”, scrisse, “tende al dualismo dei partiti”), il regime semipresidenziale della Quinta Repubblica francese, l’Unione Europea. La polivalenza di Duverger, piuttosto rara alla sua epoca – fu giornalista, accademico, polemista e parlamentare – fecero di lui un pensatore atipico, ma molto ascoltato.

Quando nel giugno del 1989 ricevette dal PCI l’offerta di candidatura nelle sue liste alle elezioni europee, egli scrisse: “poichè l’orientamento di questo partito conduce alla sua integrazione piena e totale nella democrazia, i cipressi dove si interrano le tombe della piazza Rossa potranno diventare più vivaci di quelli della via Appia accanto ai mausolei che la costeggiano”.

Duverger era del parere che nella tradizione occidentale, i partiti politici si potevano distinguere tra partiti delle elite e partiti di massa. I primi si distinguevano per la qualità dei loro membri piuttosto che per la quantità, essendone gli aderenti persone di estrema influenza su scala locale o nazionale. Si finanziano attraverso grandi sponsor. I partiti di massa, invece, possiedono organizzazioni forti e ramificate sul territorio, e sono strutturati in modo piramidale, con livelli gerarchici intermedi. Nei partiti di massa, membri e aderenti si caratterizzano per una forte adesione ideologica al partito, e del leader. Le decisioni si basano sulla partecipazione di ciascun membro, mentre il fnanziamento è garantito dai versamenti degli iscritti e degli aderenti.

Ancora oggi, e perfino nell’epoca cosiddetta post-ideologica, la differenziazione tra partiti di elite e partiti di massa elaborata da Maurice Duverger appare sufficientemente forte da spiegare alcune dinamiche democratiche. E soprattutto spiega per quale ragione, con il crollo dei partiti di massa a forte identità ideologica, ci sia una fuga verso il non voto proprio di masse di elettori. Il pensiero di Duverger va certamente rimeditato e reso più attuale, ma aveva colto nel segno il carattere della crisi di sistema partitico delle democrazie europee.

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